Nel 1916 appariva in Inghilterra un saggio sulla guerra in Italia che sosteneva che: “La campagna sulle Dolomiti è stata
forse la più meravigliosa di tutte […]. Dev’essere stato come prendere d’assalto il cielo”. L’autore era un inviato di
guerra inglese, Herbert Gorge Wells, che qualche anno dopo diventerà famoso con i suoi libri
di fantascienza.
Dal 24 maggio 1915 fino al novembre del 1917, quindi per più di 900 giorni, la Grande Guerra lasciò i suoi segni anche
sulle nostre Dolomiti. Secondo il gen. Monticone in quei giorni: “un nuovo popolo abitò la parte orientale dell’arco
alpino, scavò caverne, trincee, camminamenti; costruì strade, ponti, fortificazioni e rifugi; fece saltare con le mine
alcune cime; alterò la fauna e la flora; si spinse a vivere nei ghiacciai”.
Insomma lo sconvolgimento della guerra raggiunse anche le più belle cime del Mondo, mettendo di fronte, dalla Marmolada
al Peralba, la 4ª Armata Italiana dei Generali Nava prima e Di Robilant dopo, e la Divisione Pustertal del Feldmaresciallo
Goiginger. Italiani, austriaci, tedeschi si affrontarono in una guerra che univa ai già intrinseci disagi di uno scontro
armato, l’impossibile logistica dell’alta montagna, le avversità degli inverni più rigidi del secolo e le difficoltà
alpinistiche di una zona che all’inizio del secolo era considerata terreno di frontiera dell’alpinismo europeo.
E così come nacque il mito della Grande Guerra, nacque anche quello della Guerra Bianca, che univa i soldati delle
pianure alle guide alpine del luogo nella composizione delle “pattuglie volanti” che per affrontare il nemico in quota
erano costrette ad aprire nuove vie oppure a passare interi inverni in baracche ancorate alle rocce, sepolti in caverne
di roccia e ghiaccio. E gli uomini divennero eroi: non c’è vetta, cengia, rifugio o ferrata sulle Dolomiti che in qualche
modo non sia legata a qualche personaggio leggendario. Alpini e fanti italiani opposti a kaiserjäger e landeschützen
austriaci diedero vita a quell’eroismo di fronte al quale lo stesso Antonio Berti (tenente medico di guerra, storico
divulgatore, guida alpina ed autore di innumerevoli guide sulle Dolomiti) ci invita ad inchinarci.
Questo sito nasce dall’entusiasmo, dalle raccolte private ed inedite di appassionati, dal desiderio di non lasciare
che tutto ciò venga dimenticato, perché abbiamo fatto nostro il monito del “sergentmagiù” Rigoni Stern:
“Ricordate che questo è stato”!
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