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Descrizione
Alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, le pistole in dotazione
alle forze armate del nostro Paese formavano un gruppo variegato ed eterogeneo,
al quale corrispondeva una varietà di calibri che certamente non aiutava dal punto
di vista logistico. Accanto alle vecchie rivoltelle ’89 e ’74, alle Mauser ’99 assegnate
alla marina e ad un numero significativo di semiautomatiche di piccolo calibro e
di basso costo mai adottate ufficialmente, ma comunque utilizzate, le semiautomatiche
assegnate agli ufficiali del Regio Esercito erano le Glisenti Modello 1910 e le
Brixia, entrambe camerate per il calibro 9 Glisenti. Queste armi, pur non essendo
del tutto inadeguate, risultavano viziate da parecchi difetti che le rendevano ormai
inaccettabili per un uso generalizzato in una guerra: erano infatti caratterizzate
da una progettazione complessa, che le rendeva di difficile produzione e manutenzione,
costose da realizzare e relativamente poco robuste. Tutti aspetti inaccettabili
in un’arma militare. L’amministrazione regia si mise quindi alla ricerca di un’arma che
fosse di facile manutenzione, grazie ad uno smontaggio da campagna semplice, nonché
robusta ed affidabile e che potesse essere prodotta in grandi quantità in tempi
brevi e ad un costo contenuto. La trovò in un modello proposto dalla fabbrica d’armi
più antica del mondo, la ditta Pietro Beretta. |
Dati Tecnici
Fonti: Vodice, Ex Ordinanza |
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Immagini
Fonte: Ex Ordinanza | |||||||||||||