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All'alba del 24 maggio gli Standschützen della Lesachtal ricevono l'ordine
di presidiare il tratto di cresta di confine Cima Vallona - Palombino - Forcella
Dignas; sono solo 68 uomini! Mezzo plotone sale a presidiare le due punte di
Cima Vallona, 7 uomini si dirigono verso la Croda Nera, mentre gli altri si attestano
su Forcella Dignas. Rimangono lassù per 7 giorni, fino a quando vengono rilevati
da una compagnia del 59° IR che riceve l'ordine di tenere Forcella Dignas ad
ogni costo, al fine di evitare manovre aggiranti italiane verso il Cavallino.
Gli italiani, consci dell'esiguità del presidio, decidono per un'azione di sorpresa.
Il giorno 9 giugno, attorno alle 23, 2 plotoni della 29ª compagnia alpina (battaglione
Fenestrelle) salgono indisturbati a prendere
possesso del passo e di Cima Vallona e del Col dell'Ai. Un altro plotone si spinge
fino al Cavallino e lo trova libero.
La reazione austriaca si verifica il 10 (l'azione non viene riferita dal Berti)
con una forza di circa 100 uomini che vengono però fermati da una
parete rocciosa e dall'artiglieria italiana.
Un secondo tentativo (4-500 uomini) viene effettuato da 2 compagnie del X battaglione del 3°
Landesschützen (cap. Schmid) e dalla 2ª/X/59° IR "Rainer" con l'appoggio
di un obice e di due cannoni da montagna; i preparativi durano fino al 12 giugno
ed inoltre vengono scorti dagli italiani, che corrono ai ripari inviando di
rinforzo la 28ª compagnia del Fenestrelle, la sezione mitragliatrici del Fenestrelle
e 50 uomini del XVI battaglione della Regia Guardia di Finanza (ten. Amoretti).
Il cap. Plammer avanza protetto dall'artiglieria
fin verso la cima del Col dell'Ai, dove lascia il 3° plotone del cad. Ortner, mentre
col resto degli uomini si dirige a nord-est verso Cima Vallona, aspettando l'appoggio
sul fianco del plotone Ortner. Quest'ultimo riesce a scacciare gli italiani dalla
vetta del Col dell'Ai ma il rumore della battaglia inganna il Plammer il quale, invece di
attenersi al piano prestabilito, torna indietro per aiutare il 3° plotone che
ritiene in difficoltà; in tal modo perde due preziose ore e costringe 250 uomini
ad ammassarsi in uno spazio assai ristretto. Gli alpini in precedenza messi in
fuga si raggruppano e passano al contrattacco e a loro volta scacciano gli austriaci.
L'attacco condotto da ovest contro Cima Vallona da un'altra compagnia di Landesschützen
deve essere dirottato in difesa della Pitturina in quanto gli italiani, dopo aver
ricevuto i rinforzi, minacciano la posizione stessa.
Su Cima Vallona venne postato un pezzo da 149 in caverna, ma un giorno un proiettile
austriaco riuscì a penetrare per la feritoia, facendo strage dei serventi al pezzo.
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