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Gli alpini che il 9 giugno avevano occupato Cima Vallona erano bersagliati dal fuoco
dei soldati austriaci che presidiavano il Palombino e Forcella Dignas.
All'inizio delle operazioni, gli italiani avevano avamposti verso Forcella Dignas e
sorvegliavano gli accessi al Palombino, ma la cima rimaneva sgombra. Il 12 giugno, 27
"Rainer" e Standschützen di Obertilliach si muovono al comando del cadetto Koch per
insediarsi sul Palombino passando per il versante nord. Dopo 4 ore giungono in cima
e tentano di appoggiare l'attacco austriaco sul Col dell'Ai ma i cannoni italiani li
costringono a ripararsi tra le rocce. Poco dopo, mezza compagnia di alpini tenta la
risalita del versante sud ma viene a sua volta arrestata.
Il Palombino
(Foto Riccardo Zaccaria)
Gli italiani (nello specifico il sottosettore Visdende, comandato dal gen. Ferrero)
decisero di attaccare contemporaneamente entrambe le posizioni:
la mattina del 15 giugno l'artiglieria italiana martella Forcella Dignas e la cima del
Palombino mentre 2 battaglioni (solo il II, a detta del Berti) del 91° (brigata
Basilicata) tentano di salire in vetta; data la difficoltà
del terreno per chi attaccava, furono sufficienti 52 austriaci ben riparati nei pressi
della Croda Nera per respingere circa 600 italiani.
Il cap. Plammer tenta di dare il cambio al cad. Koch ma il tentativo gli costa
5 morti ed 1 ferito: la situazione del presidio a q.2589 si fa disperata per il
clima rigido e la mancanza di rifornimenti. Già nella notte del 14 giugno erano arrivati
i rinforzi italiani costituiti da 1 battaglione del 69° (il primo, brigata Ancona)
e 2 compagnie del XVI battaglione della Regia Guardia di Finanza. Questi, partiti
da Casera Melin, risalirono buona parte del Rio sotto i Muri per arrestarsi di fronte
ad un salto di roccia battuto dai fucili austriaci. Due plotoni
di alpini della 29ª compagnia (battaglione Fenestrelle) partiti
da cima Vallona riescono perfino a tagliare l'accesso all'unica sorgente disponibile.
Arrivano fino a 250 metri dalle posizioni austriache, ma rimangono inchiodate là.
Il 16 giugno fanno un nuovo balzo in avanti, ed arrivano a pochi metri dalla cima,
ma gli austriaci rimangono saldamente sulla cima. Nel corso della stessa giornata
una pattuglia austriaca condotta da due guide locali sale in cresta e si incunea
tra gli italiani, ma ha il ritorno precluso da 10 alpini che dalla Cresta Palombino
sono avanzati verso il versante austriaco.
Vedetta sul Palombino
(Fonte: archivio webmaster)
La mattina del 17 giugno il cad. Koch invia un portaordini per chiedere il cambio
ed in risposta gli viene comunicato di abbandonare la vetta con i suoi 15 superstiti.
La mattina del 18 gli alpini (ne sono rimasti abili solo 25, su 50 partiti) occupano
agli ordini del magg. Gazagne la cima che servirà loro come osservatorio
d'artiglieria per dirigere il tiro contro Obertilliach (che verrà evacuato l'8 luglio).
Secondo il Berti l'azione travolse il presidio della cima, che invece secondo fonti
austriache aveva spontaneamente abbandonato le posizioni.
Con l'arrivo di un battaglione dell'Alpenkorps destinato alla zona di Sesto viene occupato
un nuovo fronte avanzato, mentre i "Leiber" si trincerarono nella seconda linea.
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