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Il 22 agosto il comando del I Corpo d'Armata ordina al magg. Buffa di Perrero di
attaccare gli austriaci per respingerli al di là della confluenza tra la Val
Sassovecchio (Altenstein Tal) e la val Fiscalina (Bacher Tal). Sarebbe fondamentale
agire di sorpresa, ma le precedenti azioni di agosto hanno convinto gli austriaci
dell'intenzione italiana di una attacco verso Sesto nella direttrice delle due
valli e si sono premuniti di conseguenza. L'attacco delle compagnie del battaglione
Cadore si svolge lungo tre diverse direzioni.
Val Fiscalina
La colonna che procede in questa valle si deve guardare da alcuni ridottini austriaci
annidati tra le rocce del Pulpito (Kanzel) e tra questo e le Crode Fiscaline
(Oberbacherspitzen). La notte sul 26 agosto un plotone della 68ª (s.ten. Casali e
Venier), da due giorni appostato sul Pulpito, lancia bombe lenticolari contro la
forcella tra il Pulpito e le Crode Fiscaline (il "Plateau Verde"), mentre due
plotoni della 67ª (ten. Rean) attaccano le posizioni alla testata della Val Fiscalina
e riescono a mettere in fuga alcune pattuglie bavaresi che aiutate da due guide
fuggono tra le ghiaie del circo. Appena occupato il primo obiettivo, il s.ten.
Casali con una squadra si arrampica di notte su Cima Una.
Nelle prime ore della notte sul 28 agosto, la 67ª e la 68ª sfilano lungo la valle
del rio Fiscalino; davanti procedono un drappello del Genio e delle pattuglie di
Zappatori. Si incontra un fitto groviglio di reticolati, ma i tubi non sembrano
essere utili, per cui si procede con il taglio, che però dura quasi due giorni.
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Al di là, in un pallido chiarore lunare, s'intravede il primo trinceramento nemico,
e ancora reticolati dietro (con passaggi aperti e strade coperte), e ancora
trinceramenti dietro e su per i dirupi ai due lati, solidissimi, in cemento, con
strette feritoie. Soltanto forti artiglierie li potrebbero abbattere; ma i due
pezzi da 149G di Regione Cengia non sono in condizioni da poter concorrere, e le
sezioni da montagna di Forcella Giralba e della zona del Rifugio Zsigmondy in parte
non li possono neppure colpire.
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La notte sul 30, gli Alpini obbediscono all'ordine di ripiegamento.
Val Sassovecchio
Nella notte sul 27, la 96ª, una compagnia di bersaglieri ed un plotone del Genio
al comando del ten. Pocchiola (del batt. Cadore) partono per l'azione in Val
Sassovecchio allo scopo di distogliere le truppe austriache dall'azione italiana
in Val Fiscalina.
Alle 23 del 27 agosto la 96ª parte dal Rifugio Zsigmondy, risale il Passo Fiscalino
e Forcella Pian di Cengia e poi scende verso il più basso dei laghi dell'Alpe dei
Piani. La colonna passa sotto le posizioni austriache della Val Sassovecchio, taglia
i reticolati tra queste posizioni e le trincee verso cui punta in modo tale che il
plotone di testa giunge a contatto dei piccoli posti. Giunge l'alba. Ma verso destra
non si può procedere in quanto il terreno è troppo esposto. La colonna principale
si cala a sinistra, tra i baranci e quando giunge a circa 200 metri dai reticolati
manda in esplorazione pattuglie con tubi di gelatina e pinze tagliafili. Mai tiratori
austriaci appostati sulle Punte Sassovecchio le colpiscono da sinistra ed alle spalle.
Nella notte le pattuglie italiane ripiegano sotto la cascata del rio. Nelle prime
ore della notte sul 28 agosto un plotone guidato dal s.ten. Bosio si spinge fin
sotto Cima Una, blocca un reparto austriaco e distrugge i reticolati davanti alla
trincea. La 7ª batteria da campagna da Forcella Pian di Cengia ed il pezzo di
Forcella del Camoscetto sparano contro le Punte Sassovecchio tentando di sostenere
l'azione degli alpini ma non sortiscono effetto alcuno.
Il ten. Pocchiola ritenta di inviare pattuglie contro le Punte Sassovecchio per
snidarne i tiratori austriaci, ma anche queste non riescono nel compito. Di giorno
non ci si può muovere, di notte i riflettori frugano nel buio. Il 31 agosto viene
sospesa l'azione.
Fianchi di Cima Undici
L'1 settembre il comandante del battaglione Cadore riporta al gen. Fabbri l'impossibilità
di aggirare la base di Cima Undici per il fondo della Val Fiscalina e gli presenta
il piano per attaccare direttamente di sorpresa la Forcella di Cima Undici, situata
all'estremità Nord dell'alta grande terrazza di sfasciumi che fascia il finaco della
cima stessa rivolto verso la Val Fiscalina.
Nella notte sul 6 settembre gli alpini della 67ª (ten. Rean), seguendo la terrazza,
si avvicinano alla linea ustriaca e riescono a far saltare qualche tratto di
reticolato, per poi ritirarsi di giorno in luogo defilato. Giunta la notte ripartono
ma con cautela perchè la neve ha svelato le tracce delle incursioni precedenti.
La notte sull'8 la compagnia si avvicina alla forcella ma i passaggi obbligati
sono battuti dall'artiglieria austriaca che illumina la zona con i razzi luminosi.
La notte sul 9 una pattuglia tenta di scalare le rocce alla destra della forcella
ma viene respinta dai massi fatti rotolare dagli austriaci.
Il 9 ed il 10 settembre, sotto il fuoco di di una mitragliatrice, dei fucili
appostati anche di fianco, di un pezzo da montagna sulle pendici delle Punte
Sassovecchio e di un obice da 105 presso Moso, gli alpini tentano di avanzare
ma invano. Rientrano all'alba dell'11.
Il 14 gli austriaci tentano di creare un appostamento per mitragliatrici sul
versante ovest di Cima Undici, ma vengono fermati da raffiche di mitragliatrici
e dalla sezione da montagna del Rif. Zsigmondy. Di notte il s.ten. Corniani sale
con una squadra della 68ª per sorprendere i lavoratori austriaci, che però non si
faranno più vedere, anche perchè la sezione da montagna ha aggiustato il tiro
contro la posizione.
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