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Il Piccolo Lagazuoi trascorse i primi 6 mesi di guerra in relativa tranquillità,
prima che il comando italiano lo prendesse in considerazione. Ma anche gli austriaci
avevano occupato Forcella Lagazuoi solo il 12 luglio, dopo che gli italiani vi si
erano pericolosamente avvicinati.
Il gen. Etna (comandante della 17ª Divisione), allo scopo di impedire lo
spostamento dei rinforzi austroungarici verso il fronte dell'Isonzo, dove era
iniziata la III Battaglia dell'Isonzo (18/10-4/11), il 16 ottobre emanò l'ordine per:
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L'affidamento alle truppe della divisone, rinforzate dal 3° rgt. bersaglieri,
da due battaglioni alpini (Belluno e Val Chisone) e artiglierie diverse, del compito
d'attaccare e conquistare la conca di Valparola e la cortina fra Settsass e Monte
Sief.
Per assolvere il compito affidatomi intendo avanzare decisamente e contemporaneamente
su tutto il fronte, dopo una conveniente preparazione di artiglieria con quattro
colonne e le seguenti modalità.
1° colonna: per Cima Falzarego - Forcella Travenanzes - Lagazuoi, con l'obiettivo
di occupare possibilmente il Lagazuoi.
2° colonna: dalla testata dei valloni a cavallo dei quali vi è il Passo Falzarego
e Passo Valparola, con obiettivo lo sperone che dal Lagazuoi scende sul lago di
Valparola [...]
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Le altre due colonne dal bosco di Buchenstein e Andraz dovevano puntare verso il
lago di Valparola e verso la costiera di Settsass.
Il Piccolo Lagazuoi con la Cengia Martini
(Fonte: archivio Morell)
Il piano prevedeva per le 4.30 del 18 ottobre un primo movimento del II/45° (magg.
Sirchia) verso Cima Falzarego; contemporaneamente il Val Chisone doveva puntare
sul Piccolo Lagazuoi ed il I/45° (t.col. Rossero) contro il trincerone Vonbank.
Una colonna dell'82° doveva occupare la vetta del Sasso di Stria.
Il magg. Martini scelse la 228ª con i s.ten. Barla e Pennati che avevano già
partecipato a varie ricognizioni. A questa fu subito recapitato l'ordine scritto
che pervenne all'imbrunire; le altre due compagnie partirono dopo le 24 da Vervei,
seguite dal Belluno, e giunsero alle 3.30 alla base del canalone Falzarego.
La 230ª si stabilì alla base del canalone di accesso a Punta Berrino, la
229ª alla base del secondo.
Nonostante fosse stato richiesto il massimo silenzio, i due plotoni di avanguardia
della 228ª vengono scorti dagli austriaci ed accolti da fucilate, bombe a mano
e sassate. Il plotone Barla scalò la punta Est di q. 2668 mentre il plotone
Pennati occupava la "Cengetta delle Grotte": il primo ricevette subito dalla 230ª
appoggio e riferimenti, mentre il secondo veniva raggiunto dagli altri 2 plotoni
e dal comando di compagnia.
Il mattino seguente il I/45° si trincerava in fondo a Val Costeana ed il II/45°
si spingeva verso Cima Falzarego. Il Belluno, destinato alla logistica, scaglionava
le sue compagnie tra la base del Canalone Falzarego e lo sbarramento del Canalone
Travenanzes.
L'azione è così ricordata dal Pennati:
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Nel pomeriggio del 18 ottobre iniziammo l'avvicinamento senza preventiva preparazione
d'artiglieria, poiché dissero che le batterie sarebbero entrate in azione solo
nella fase risolutiva. Precedetti la compagnia con gli uomini del mio plotone e
senza alcun disturbo raggiunsi all'imbrunire l'inizio della cengia che porta al
versante nord-est del Canalone Travenanzes. Superati alcuni salti di roccia, essendo
sopraggiunta la nebbia e le prime tenebre, decisi di fermarmi in una grotta situata
al di là del primo costone del Lagazuoi e con sacchetti di terra e pietre feci
costruire degli appostamenti fra le rocce.
La posizione occupata dominava sul fianco sinistro il "Trincerane Vonbank" di
Valparola e le vie d'accesso al Sasso di Stria.
Collocai una squadra in una spaccatura della parete che occultava bene gli uomini
e l'armamento e cominciai a bersagliare gli appostamenti del Sasso di Stria, altri
in fondo alla Valparola e gruppi di portatori che rifornivano le prime linee.
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Nelle prime ore del 19 gli Alpini occupano anche la parte alta della cengia a sud
di q.2779, grazie all'aggiramento operato dal s.ten. Pennati che approfitta di
un'azione frontale per calarsi alle spalle del presidio austriaco.
Il giorno seguente salì sulla posizione il magg. Martini (a sostituzione dell'inetto
magg. Baruffaldi come comandante di battaglione) che nel seguito legherà il suo
nome a quello della posizione, tuttora nota coma "Cengia Martini".
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