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II 22 gennaio, previo bombardamento con tre lanciamine, l'alfiere Nyarady penetrò
di soppiatto con dieci soldati nella posizione e diede fuoco egli stesso a una
carica esplosiva. La posizione non era occupata dagli Italiani. È pur vero che lo
scoppio non dovette cagionare danni rilevanti, perché il nemico aveva a quel tempo
il suo ricovero, seppur inadeguato, a una certa profondità proprio sotto il posto
di vedetta.
Il Lagazuoi e Punta Berrino
(foto webmaster)
Per l'impresa del 22 febbraio, si erano volontariamente offerti Kaiserjaeger e
artiglieri in gran numero. Vi presero parte anche parecchi ufficiali, fra cui
gli alfieri d'artiglieria Meisnitzer e il dottor Hauser, inoltre l'alfiere Peisser
e il sottotenente d'artiglieria Gottinger; quest'ultimo aveva il comando dell'operazione.
La pattuglia s'appressò inosservata alla posizione nemica, difesa da un plotone
del btg. "Belluno" agli ordini del sottotenente Allais, ma venne tosto bersagliata
violentemente. L'alfiere Meisnitzer e un cannoniere ricevettero tali ferite da
non poter più essere riportati indietro, mentre gli altri, malgrado la veemenza
del tiro avversario, fecero ritorno incolumi.
Alla fine di marzo e nella notte dal 7 all'8 aprile, altre pattuglie austriache
s'avvicinarono furtivamente a questa posizione.
Il 13 aprile, il capitano von Raschin ricevette l'ordine d'impossessarsi della
stessa; sennonché egli obiettò che non sarebbe stato possibile mantenere la posizione,
in quanto essa era esposta da tre lati al fuoco nemico. Il 6 maggio, l'alfiere
Gusel della 4ª compagnia del Landsturmbataillon III iniziò un attacco contro
la posizione, dopo averla fatta bombardare con un lanciamine. Il 19 maggio, gli
Italiani ripristinarono le difese distrutte ed esposero in pari tempo, ben visibile,
una tabella sulla quale si poteva leggere la frase in tedesco: "Bitte, nicht
zerstoeren!" (Si prega di non distruggere). Alla fine di maggio, l'alfiere Mumelter
condusse una pattuglia a un combattimento con bombe a mano contro la Punta
Berrino-Oellacher.
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