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Il risveglio della Cengia
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Alla fine di febbraio il comando del settore Lagazuoi venne assunto dal cap. Raschin, comandante della Streifkompanie N. 6 (10 ufficiali e 300 uomini). Giunsero anche 2 compagnie del battaglione Landstürm 3° e tutto il 167° (magg. Andres). Vi era inoltre un reparto di mitraglieri con 14 armi per un totale di circa 1200 uomini.
Cengia Martini (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch) Il settore Valparola (affidato al III/3° Kaiserjäger) aveva il suo cardine nel Trincerone Vonbank: questo era stato rinforzato da manufatti in cemento e dall'apertura di gallerie scavate nella roccia, mentre sul davanti erano state piazzate 6 file di reticolati. Era però dominato dalla Cengia, tranne nel suo punto più settentrionale, nel quale i Kaiserjäger costruirono due ricoveri in legno a 3 piani, rinforzati da muri in cemento. Il più grande era destinato alla truppa, l'altro agli ufficiali. Furono costruiti 7 appostamenti per fucilieri a difesa ravvicinata ed un camminamento coperto di 30 metri (largo 2) che collegava il Trincerone con il Passo di Valparola.
Baracche italiane su Cengia Martini (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
La Cengia Martini era allora presidiata dalla 229ª (cap. Masini) che assieme
al s.ten. Omodei-Zorini della 3ª batteria del 1° reggimento artiglieria da
montagna studiò il modo migliore per distruggere il villaggio militare; per
ottenere lo scopo, si ritenne necessario aprire una feritoia nella grotta a sud-est
del Sasso Bucato. Tale lavoro richiese particolari precauzioni e parecchio tempo. |