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Attacco a Punta Berrino
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Verso i primi di gennaio la vita su Punta Berrino divenne talmente insopportabile
che la posizione venne definita la "bolgia infernale N. 2". Il 28 gennaio, il
comandante della brigata Reggio (gen. Masperi), informato che il Val Chisone aveva ricevuto
l'ordine di presidiare solo la Cengia, si lamentò della trascuratezza riservata a
Punta Berrino, tanto che il successivo 30 gennaio la Punta ritornava alle dipendenze
del magg. Martini che subito osservò che:
A patire dal 1 luglio, si notò un'insolita attività austriaca specialmente su Forcella Lagazuoi, dove gruppi di ufficiali osservavano con i binocoli Punta Berrino segnando dati sulle carte topografiche. Le loro intenzioni apparvero ovvie e si provvide da parte italiana a rinforzare i blindamenti ed a richiamare l'attenzione dei reparti a lato (rincalzi).
Bombe su Forcella Lagazuoi nel luglio del 1916 (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
L'8 luglio il cap. Raschin, per creare un diversivo o per prendere in contropiede
gli italiani che stavano per attaccare il Castelletto, scatenò un violentissimo
bombardamento (s.ten. Seyfried, con un obice da 10 cm) contro Punta Berrino,
sconvolgendone le difese e spianando così la
strada per l'attacco della fanteria. Il presidio italiano era costituito da un
plotone della 229ª (cap. Filipponi) cui verso sera se ne unì un altro
(s.ten. Forcellini). Alle 14 il magg. Martini telefonò ai reparti laterali
raccomandando di sorvegliare con attenzione lo svolgersi da fatti, e si accordò
con il comando fotoelettriche dell'Averau per tenere illuminata la montagna. Un
plotone venne distaccato non lontano dalla cresta per rincalzo e trasporto dei
feriti. Verso sera, ai tiri dell'artiglieria si sostituirono quelli delle
mitragliatrici e dei fucili, che proseguirono fino alle 1 del 9 luglio. Alle 23.30
due gruppi di Kaiserjäger (elementi del 167° Landstürm e dell'Alpine
Detachement N.1; secondo il Pieri vi erano anche elementi della Streifkompanie
6) si misero in marcia; l'alf. Stark avanzò contro il
lato occidentale, mentre l'altro plotone contro il lato est. Ma l'attacco non
fu simultaneo ed il plotone Stark giunse un'ora dopo, venendo scorto e respinto
con lancio di sassi e schegge. Alle 2.45 (1.30 nella versione del Pieri) la
posizione venne di nuovo attaccata da
tre diverse direzioni. Ma dopo 40 minuti di mischia anche questo attacco venne
respinto, grazie anche al fuoco delle due mitragliatrici appostate sulla sommità
del salto occidentale di Cima Falzarego.
Ma nel giro di mezz'ora gli austriaci lanciarono altri due attacchi senza però
ottenere nulla di più. Da parte italiana c'è da registrare la mancanza di
cooperazione dell'artiglieria, cui era stato ordinato di dare tutto l'appoggio
ad un'azione sulle Tofane. Comunque il totale delle perdite italiane non superò
la decina tra contusi e feriti. |