|
Dopo una serie di osservazioni a distanza, il mattino del 25 agosto il tenente
colonnello Martini e il tenente Alessandro Beretta del reparto "zappatori" eseguirono
la ricognizione.
Schema delle posizioni sul Lagazuoi
(Fonte: archivio Zattera)
Giunti entrambi presso il bordo meridionale del "Gradino", non udendo il benché
minimo rumore sulla posizione, si convinsero che non vi fosse nessuno. Tuttavia,
mentre si accingevano a scavalcare il reticolato, vennero accolti da una nutrita
scarica di fucileria. Istintivamente estrassero le pistole, loro unica difesa, e
si ripararono dietro una piccola sporgenza di roccia. La situazione non era delle
più liete, perché il terreno aperto, per un notevole tratto, impediva loro di muoversi.
D'altra parte anche gli avversari, per giungere sino a loro, avrebbero dovuto
scavalcare il reticolato in modo troppo scoperto e rischioso. Questo pensiero e
la presenza di spirito che non venne mai meno li spinsero comunque ad agire. Mentre
il Beretta rimaneva momentaneamente fermo dietro il suo appostamento, in modo da
proteggere i movimenti del tenente colonnello Martini, quest'ultimo si trasferiva
nel frattempo una quarantina di metri più avanti al riparo di un grosso roccione.
Qui s'apriva un ripido canalone, dal quale si aveva un discreto dominio sul "Gradino"
occupato dagli austriaci. Questo punto di osservazione aveva anche il vantaggio di
facilitare un eventuale ripiegamento verso la Cima Falzarego nel caso ve ne fosse
stato bisogno. Tuttavia quel terreno impervio e accidentato non era troppo comodo
da percorrere, perché bisognava muoversi rannicchiati in modo inverosimile, strisciando
ventre a terra. Dal letto di questo torrente, dove scorreva anche un rivolo d'acqua,
si staccavano a ogni piè sospinto sassi e pietre che rotolavano con fragore tanto
accentuato da richiamare l'attenzione del nemico, sempre più sospettoso e vigile.
I movimenti del Martini lungo tutto il percorso furono così individuati e seguiti
da un fuoco di fucileria così intenso, da obbligare l'ufficiale a accelerare la
sua corsa. Appena appostato dietro il nuovo riparo, fece segno al Beretta di
raggiungerlo seguendo il suo stesso percorso. I numerosi proiettili austriaci,
che all'inizio venivano sparati a casaccio, a poco a poco cominciavano ad arrivare
con allarmante precisione.
A dispetto di ciò, i due ufficiali ebbero modo di osservare il terreno antistante
e poterono individuare le vie di più facile accesso. Si formarono altresì la
convinzione che il "Gradino" fosse soltanto un avamposto, difeso da una quindicina
di uomini armati di fucile. Esaurito il loro compito, ridiscesero il canalone,
utilizzando come fune di sicurezza un tratto di filo spinato abbandonato poco
distante dagli austriaci. Il passaggio attrezzato in quel modo fu provvidenziale,
ma non certo agevole per le mani che dovevano aggrapparvisi. I due ufficiali si
ritrovarono alla fine nuovamente riuniti e al sicuro dietro il primo risvolto del
canalone principale, con le mani sanguinanti, madidi di sudore, trafelati e con
gli abiti infangati, strappati e inzuppati d'acqua; erano tuttavia illesi e avevano
potuto compiere una proficua ricognizione.
|