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Mina italiana sull'Anticima
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La posizione dell'Anticima (Vorkuppe) era situata circa 80 metri sotto la vetta e vi era sistemato un pezzo di artiglieria che batteva Punta Berrino. Con l'occupazione della posizione, gli italiani avrebbero minacciato la vetta del Piccolo Lagazuoi e si sarebbero preparati la strada per l'accesso in Valparola.
L'Anticima del Lagazuoi (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch) Il 25 febbraio gli italiani iniziarono lo scavo della galleria che li doveva portare sotto l'Anticima (q.2668); agli inizi avevano pensato a tre gallerie ma solo quella di mezzo potè proseguire. Questa partiva dalla testata del canalone N.2 e saliva a spirale per 1000 metri; i lavori furono affidati a Malvezzi e Cadorin con un reparto minatori. Gli austriaci rimasero per molto tempo incerti sulla finalità dello scavo ed iniziarono varie ricognizioni: il 28 maggio in una di queste morì ten. Alessandri, mentre l'11 giugno le tre pattuglie gli ordini del s.ten. Kassa e dell'alf. Cloed riescono ad osservare da vicino la galleria italiana. Gli austriaci tentarono una contromina ma non fecero in tempo a terminare i lavori.
Gallerie sull'Anticima (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
Da parte italiana lo scavo procedeva velocemente, con tre turni nelle 24 ore. Ai
primi di giugno erano stati scavati circa 4000 metri cubi di roccia (1000 metri
di galleria con sezione 2,1x2,1) con un avanzamento medio giornaliero di 5,58 m.
La pendenza era in certi punti pari al 60% ed il dislivello di 250 metri.
Le 35 tonnellate di esplosivo furono caricate in 3 giorni e tutto fu terminato il
giorno 19 giugno.
Una squadra del Belluno doveva agire dimostrativamente contro Forcella Lagazuoi
ed altri reparti del Belluno e del Monte Pelmo dovevano contenere eventuali azioni
controffensive contro il Col dei Bos.
Cinquanta minuti prima dello scoppio, alle 21, due plotoni della 75ª uscirono dallo sbocco della galleria e si sparsero tra le rocce in silenzio; dopo il loro passaggio vennero approntati i diaframmi murati contro i gas refluiti dell'esplosione.
Le posizioni sull'Anticima (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
Gli Alpini del Pieve di Cadore balzarono in avanti con i due plotoni della 75ª
(asp. Manetti e s.ten. Saetta) e la 3ª sezione mitragliatrici (ten. Berrini)
sbucando dalla galleria, e raggiunsero la posizione austriaca (il cratere) ma non
riuscirono ad andare oltre in quanto vennero arrestati dall'artiglieria austriaca
(soprattutto un canone della Kannon Batterie 1
del ten. Bargher) posizionata sul versante sud del Gran Lagazuoi che provocò
ingenti perdite (200 tra morti e feriti).
Una pattuglia della 68ª (serg. Menegus), oltrepassato il cratere, tentò di
proseguire seguendo l'orlo dei picchi sopra Cengia Martini, ma venne individuata
da un riflettore e colpita da una mitragliatrice appostata sulla Prua della Nave
e quindi costretta a retrocedere lasciando un morto sul terreno.
Due sezioni della 141ª compagnia mitragliatrici si appostarono all'Anticima ed altre due della 417ª si collocarono a 50 passi di distanza su un costone roccioso. Un pezzo della 36ª batteria da montagna venne travolto dalla frana e due mitragliatrici si incepparono, ma i pezzi e le mitragliatrici restanti organizzarono un violento fuoco d'interdizione contro le feritoie del Grande Lagazuoi. Verso le 1 a q.2668 accorsero due plotoni della 68ª (ten. Radaelli, Gerard e Zanuso) per colmare le ingenti perdite. Nel frattempo Malvezzi e Cadorin aprirono una feritoia sull'estremità franata della galleria in cui si appostò una mitragliatrice della 141ª compagnia per battere le adiacenze della selletta. Il cap. Slaviero riportò la linea di difesa poco sotto q.2668 ove si stabilirono 2 plotoni della 68ª e 2 della 67ª, con 5 mitragliatrici, agli ordini del cap. Cavalieri. L' azione costò agli alpini del Pieve di Cadore 16 morti e circa 80 feriti. La partenza per la Bainsizza bloccò ogni ulteriore piano del col. Tarditi. |