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La guerra in Val Costeana sembrava non dovesse avere più fine: l'esperienza, d'ambo
le parti, aveva favorito il perfezionamento della quotidiana attività di servizio,
rafforzato le più scoscese posizioni, ben collaudato il funzionamento dei servizi
logistici e le opere di scavo per le gallerie di mina, che si susseguivano senza
alcun risultato risolutivo. La guerra alpina si era trasformata, anche qui, in
guerra di posizione: una situazione di stallo evidente e insostenibile. Nel frattempo
però, mentre i reparti italiani e austriaci si apprestavano ad affrontare il terzo
inverno di guerra, giunse - sia pure in modo incerto e contraddittorio - la notizia
che sul finire di ottobre una forte offensiva austro-tedesca aveva rotto il
fronte a Caporetto, sconvolgendo tutto lo schieramento italiano dalla Bainsizza al Carso.
Reticolati sul Falzarego
(Fonte: Mariotti, "Operazioni militari in Ampezzo ...", Coop. Poligrafica Cortina)
Nelle prime ore del 27 ottobre, il generale Cadorna ordinava al gen. Nicolis di
Robilant, comandante della IV Armata, di ritirare le sue truppe sulla linea di
resistenza a oltranza.
Il generale di Robilant tergiversò a lungo perché riteneva possibile una resistenza
sul Tagliamento e sperava di poter trasformare il Cadore in una immensa ridotta
fortificata; non ritenne quindi opportuno disperdere le sue truppe sui monti a
difesa della fantomatica "Linea Gialla" di resistenza, in considerazione del
forte innevamento e della mancanza di ricoveri e apprestamenti difensivi. Egli
pensava giustamente che neppure le truppe nemiche, nella loro veloce avanzata,
avrebbero preso in considerazione l'attraversamento di quel terreno montuoso,
reso impraticabile dalla recente neve: di conseguenza, diede l'ordine di trattenere
le colonne in fondovalle, senza raggiungere la linea di cresta.
Il 29 ottobre, Cadorna convocò di Robilant a Treviso, per sollecitarlo a schierare
la sua IV Armata sul Monte Grappa e lungo il Piave: tuttavia, quando il 31 ottobre
il generale Pecori Giraldi si era recato a Belluno per accordarsi sui progettati
ripiegamenti trovò il di Robilant ancora restio a lasciare il Cadore.
Quello stesso giorno, Cadorna, venuto a conoscenza di questo ritardo, ribadiva le
sue precedenti direttive e imponeva un più celere ripiegamento sulla destra del
Piave e sulle prime pendici settentrionali del Monte Grappa.
A quel punto (2 novembre), anche la IV Armata cominciò a ritirare le sue truppe:
il VI Raggruppamento Alpino di Val Costeana (che difendeva fra l'altro la Cengia
Martini) iniziò ad arretrare alle ore 18 del 3 novembre. I trinceramenti di prima
linea furono abbandonati il giorno seguente, sempre nel tardo pomeriggio.
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