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Nell'estate del 1916, la prima batteria di cannoni da 7,5 cm fu, dalla zona
dell'Adamello, aggregata alla brigata Pedraces. A La Villa la batteria venne
ripartita fra i seguenti settori:
- un cannone sul Col di Roda, al comando del sottotenente Ferd. Hirschmann,
con il Col di Lana quale obiettivo;
- un cannone su Settsass al comando del sottotenente Alfred Hörbiger, con la
medesima direzione di tiro;
- due cannoni, agli ordini del comandante di batteria tenente Arno Bargehr, sul
Lagazuoi e per conseguenza nel raggio delle Tofane.
La seconda linea fu sistemata nel bosco "dei Pineis", ai piedi del Piccolo Lagazuoi,
non lungi dalla stazione di una funivia, un bosco formato d'alberi di alto fusto,
che forniva eccellente legname da costruzione per baracche e scuderie. Qui soggiornò
l'anziano sottotenente dott. Silvius Mayor, che con sollecitudine veramente paterna
provvedeva al benessere materiale dei soldati.
I due cannoni furono piazzati sul Piccolo Lagazuoi, quasi a metà della catena delle
alture, donde si potevano assolvere più prontamente i numerosi compiti che volta
a volta si presentavano. Con una minima elevazione di tiro noi sparavamo in direzione
del Col di Lana; con una deviazione di 180°, sulla Tofana Terza; e con un'inversione
di tiro di 90° oltrepassavamo la Sella di Lagazuoi.
Con un raggio così insolitamente vasto, è ovvio che avevamo davanti a noi un grandissimo
numero di obiettivi: potevamo cioè, a una distanza efficace, concorrere ad azioni
nel tratto Col di Lana - Monte Sief, sottoporre a tiri di disturbo alcuni tratti
della strada di Falzarego, raggiungere le batterie nello spazio tra Monte Averau
e Cinque Torri, puntare, con una piccola carica, oltre la Sella di Lagazuoi e tener
d'occhio la batteria incavernata nel Castelletto. Il cannone appostato nella caverna
della Tofana Terza, ci dava molto filo da torcere. In effetti, tenuto conto della
sopraelevazione di circa 700 metri, esso si trovava pressoché al punto estremo della
nostra gittata, sì che non riuscivamo ad arrecargli serie molestie; viceversa esso
rappresentava per noi il pericolo più grave: più d'una volta spedì delle granate
sulla nostra postazione d'artiglieria, sebbene molte di esse andassero a cadere
sulla nostra scarpata o a perdersi nella Val Parola.
Il nostro posto d'osservazione era presso la vedetta sul Piccolo Lagazuoi, da dove
godevamo una buona prospettiva in tutte le direzioni. Di giorno, però, il cambio
della guardia era increscioso, perché bisognava attraversare un lastrone di nuda
roccia senza alcun riparo, sul quale la fanteria della Cima si era ben esercitata
a sparare. Un altro osservatorio d'artiglieria era situato nel posto di vedetta
a nord della Sella. Qui si sosteneva bene il comandante del gruppo d'artiglieria,
tenente Mahr, che, con il vecchio mortaio da 15 cm, dal tiro precisissimo, si
esercitava sulla Cima Falzarego ed il Taubenkofel. Un occhio acuto poteva seguire
il volo dei proiettili; ed il fuoco a tiro curvo dovette causare da quella parte
più di un danno e distruggere il frutto di sudati lavori. Il mortaio era piazzato
nella conca a circa un chilometro dietro la Sella e sparava con gran precisione,
al pari di tutti i nostri vecchi cannoni di bronzo. A scanso di lacune, non voglio
passar sotto silenzio la terza potenza dell'artiglieria, ossia l'obice da montagna
da 10 cm, "portatile", installato ai piedi del Piccolo Lagazuoi, a circa 500 metri
dietro la Sella. Essendo esposto pressoché da tutti i lati, quel pezzo ebbe molto
a soffrire dalla batteria incavernata nel Castelletto. Esso vomitava in un baleno
i suoi proiettili e altrettanto rapidamente chiudeva bottega; nessuno la spuntava
contro la sua corazza.
Nel corso delle "Felsbandaktionen", un nostro cannone, alle dipendenze del sottotenente
Henry Pur, compì, dall'Anticima del Piccolo Lagazuoi, una vera impresa d'artiglieria.
In compagnia degli zappatori, fu costruita una caverna per cannoni; subito dopo
l'apertura della feritoia, il pezzo aprì il fuoco col vomere rialzato, a cortissima
distanza, e ottenne un buon effetto. Il nemico rispose con un violento fuoco di
mitragliatrici contro la feritoia, che era riuscita un po' troppo grande, e alla
fine, con un colpo di cannone che colse in pieno la caverna, uccise il puntatore
scelto Loos e danneggiò gravemente il pezzo.
Noi svolgemmo un'intensissima attività, allorché il nemico volle forzare l'anticima.
Mentre gli altri pezzi del gruppo d'artiglieria rimanevano nelle loro postazioni,
noi uniformammo interamente la nostra condotta alle circostanze. Piazzammo un cannone
sulla Sella di Fanis, puntandolo direttamente sull'anticima alla distanza di 1500
metri circa; era quella una posizione estremamente sicura, essendo idealmente
protetta dallo schermo naturale delle pareti del Gran Lagazuoi. Assai più critica
era la posizione dell'altro pezzo sulla vedetta a nord della Sella, alla distanza
di circa 500 metri dall'anticima. Era facilmente da presumere che l'artiglieria
nemica avrebbe tenuto sotto un intenso fuoco di sbarramento questo spazio, esposto
com'era alle batterie del Monte Averau e trovandosi nell'efficace raggio d'azione
dell'obice pesante di Fontana Negra, che scaricava volentieri la sua dose di
shrapnel su quel bersaglio. Per ogni eventualità noi scavammo accanto alla piazzuola
di un cannone una caverna con una feritoia di dimensioni minime.
Allorché si verifìcò l'esplosione da tanto tempo attesa, i cannoni entrarono tutti
ad un tratto in azione, sparando su entrambe le parti, fino all'estrema resistenza
delle bocche. Con gran soddisfazione riscontrammo come la postazione isolata della
nostra batteria fosse protetta, mentre noi potevamo indisturbati lavorare a tutto
spiano. Il miglior effetto lo conseguì il nostro pezzo sul posto di vedetta a nord
della Sella, che, al comando del sottotenente Anton Habenicht, sparava dalla sua
piazzuola aperta a tiro rapido, aprendo dei vuoti paurosi nelle file della fanteria
nemica che occupava il cratere dell'esplosione. Mentre questo pezzo ritornava,
dopo alcuni giorni, nella precedente postazione, l'altro rimaneva sulla Sella di
Fanis; senonché, non potendo esso di qui svolgere che compiti limitati, furono
costruiti diversi altri ricoveri d'artiglieria, segnatamente una caverna presso
il Gasserdepot, donde si poteva prendere di fianco la Sella di Lagazuoi e battere
lo spazio vuoto ai piedi della grande vetta omonima. Un'altra postazione fu costruita
utilizzando una grotta naturale nel declivio roccioso dietro il Gasserdepot.
Siccome l'accesso a questa grotta era pienamente esposto al controllo nemico, fu
giocoforza praticarne un altro; il che fu compiuto con sforzi inenarrabili e i
mezzi rudimentali di cui potevamo disporre, mentre stabilivamo una comunicazione
fra una fenditura di rocce, nascosta alla vista del nemico, e la galleria naturale,
lunga una cinquantina di passi. La natura ha conservato per un lontano avvenire
questa testimonianza del nostro improbo lavoro. Con tutto ciò, non ci fu possibile
agire da alcuna di queste posizioni, poiché l'avversario, in seguito agli avvenimenti
sull'Isonzo, fu costretto a sgomberare.
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