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I massicci di Cima Falzarego e Bòs descrivono
un immenso arco a forma d'anfiteatro nel loro limite meridionale, il cui vertice
è segnato da un costone di roccia che costituisce l'ultima propaggine di Cima Falzarego.
Lo stesso ha un'altitudine talmente limitata rispetto alle sovrastanti creste, che
può considerarsi come una specie di depressione. Ciò nonostante, per diminuire la
forte pendenza della mulattiera che l'attraversa prima di salire sulla cima stessa,
fu necessario abbassarla ancora notevolmente, senza tuttavia immaginare che ciò
avrebbe potuto provocare un gravissimo incidente.
Il Canalone Falzarego ha origine nella Forcella tra i due massicci ed è diviso da
un costone in due tratti ben distinti, di circa 700 metri ciascuno. Il primo, con
pendenza assai accentuata, si svolge da nord a sud ed è profondamente incassato
tra altissime rupi rocciose. Il secondo, con direzione da nord-est a sud-est, si
sviluppa con pendenza più dolce su terreno uetritico, immettendo le sue acque nel
Rio Costeana poco sotto l'ospizio di Falzarego. La cosiddetta Base Canalone Falzarego,
che incomincia a circa 200 metri dalla riva destra del torrente, viene a trovarsi
nel tratto sud-ovest del citato arco montuoso che la defilava alla vista e ai tiri
delle artiglierie avversarie, riparandola in parte dalla furia degli elementi e,
secondo le prime previsioni, doveva anche proteggerla dalle valanghe.
La base era situata su di un piccolo altipiano accidentato e inclinato, a 2.300
metri di altitudine e la cui estensione complessiva s'aggirava sui 1.500 metri
quadrati. Per la sua felice ubicazione, la località venne scelta come sede - per
un certo tempo contemporanea - del 3° e del 2° sottosettore e delle relative colonne
di rifornimento che fungevano pure da riserve. Per poter provvedere alle varie
esigenze delle truppe combattenti, vi si impiantarono magazzini di materiali e
derrate.
Più tardi vi si stabilirono anche diversi reparti a disposizione del comando di
settore per l'apertura di strade e gallerie nella roccia. Inoltre, trovarono posto
delle stalle, per accogliere una decina di muli che agevolavano l'arduo compito
delle colonne dei portatori.
Venne realizzato una specie di villaggio, costituito da numerose baracche di legno.
Questa confusione edilizia era dovuta al fatto che non era stato preventivamente
stabilito un piano regolatore: gli improvvisati architetti, nelle successive costruzioni,
non ebbero altra mira che approfittare di quei punti che risultavano pianeggianti
e si ritenevano maggiormente riparati dagli elementi. Si riuscì in seguito - grazie
a un lungo e paziente lavoro - a spianare l'accidentato terreno per un tratto notevole.
Si formò così un vasto piazzale, che risultò molto utile per le adunate di reparto,
per il carico e lo scarico delle salmerie e per le funzioni religiose. I limiti
dello stesso furono quindi segnati da baracche innalzate con speciale cura, non
disgiunta da un certo gusto artistico. Tra queste esisteva anche una suggestiva
cappelletta, pure in legno, con la relativa sacrestia e con un grazioso campanile,
nel quale il bossolo d'una granata nemica da 170 fungeva da campana. Non mancava
nemmeno una spaziosa e tetra camera mortuaria.
In tal modo, il villaggio assurgeva a una importanza tale, da poter essere considerato
dai soldati, così lontani da qualunque centro abitato, come un vero paese, fornito
pure di una modesta rivendita di vino, commestibili, tabacchi e francobolli, che
funzionava per disposizione del comando di settore.
Ad aumentare il suo interesse, contribuirono più tardi due notevoli opere ultimate
verso il 20 giugno 1917: la rotabile di collegamento col fondovalle, fatta aprire
dallo stesso comando, e un relativamente vasto ospedaletto in muratura costruito
per ordine della Direzione Generale della Croce Rossa Italiana, sul rialzo roccioso
immediatamente a nord-ovest della cappelletta.
In considerazione del poco personale disponibile, non si teneva alcuna guardia a
Base Canalone Falzarego. Nondimeno, come semplice precauzione, se ne raccomandava
l'impiego nelle notti in cui le pessime condizioni atmosferiche facevano prevedere
l'eventuale caduta di qualche valanga. L'unica sentinella vigilava in permanenza
assieme a un trombettiere, in modo che, in caso di pericolo, il segnale d'allarme
fosse ripetuto con la massima prontezza tramite grida e squilli di tromba. Il
personale doveva ripararsi in tutta fretta nelle baracche situate nel punto più
occidentale della base, che si pensava fossero le più sicure in quanto a ridosso
di un enorme masso che doveva fungere da paravalanghe.
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