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Cortina
Due soldati, dispersi novant'anni fa, sono stati ritrovati sotto i ghiaioni del
monte Lagazuoi. A rinvenire i poveri resti di quei giovani sono stati gli alpini
dei gruppi trevigiani dell'Ana, impegnati da anni nel recupero delle trincee,
delle postazioni, delle gallerie lasciate sulle Dolomiti dal passaggio della
Grande Guerra. Proprio ieri si è conclusa la campagna di lavori di questa estate
2007, sopra il passo Falzarego, sul Sas de Stria. I resti dei due soldati sono
stati rinvenuti nel ghiaione, probabilmente riportati alla luce dall'erosione
causata dalle forti piogge dei giorni scorsi. La colata di detriti si trova
proprio sotto la cengia Martini, oggi frequentata da molti escursionisti,
appassionati di montagna e delle vicende belliche. Quei sassi, quelle ghiaie,
scesero dopo lo scoppio della grande mina italiana, esplosa il 20 giugno 1917,
nel tentativo di scalzare dalla montagna le postazioni degli austriaci,
altrimenti inattaccabili. La guerra di mine, da una parte e dall'altra del fronte,
segnò profondamente le Dolomiti, il Lagazuoi, il Castelletto della Tofana,
il Col di Lana.
Una delle due salme è stata rinvenuta quasi integra e con alcuni elementi di
vestiario che permetteranno di identificare la nazionalità del soldato. I resti
di un secondo militare sono stati rinvenuti a breve distanza. La loro posizione
fa supporre che siano stati travolti proprio dai detriti della grande mina, fatta
esplodere dall'esercito italiano, dopo aver completato la galleria dell'Anticima
che percorre tutta la montagna, oggi museo all'aperto.
Le operazioni di recupero delle salme sono state effettuate con l'assistenza degli
agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Cortina, che sta svolgendo le
indagini per l'identificazione dell'esercito di appartenenza. Gli esperti si
affidano, in questi casi, agli oggetti, anche di piccole dimensioni, che si sono
conservati per quasi un secolo, solitamente ornamenti di metallo delle divise
come bottoni, fregi, decorazioni, fibbie.
Molti di questi reperti sono esposti nel museo realizzato con la ristrutturazione
del vecchio forte austroungarico di Intrà i Sas, al passo di Valparola, a poca
distanza dal luogo del rinvenimento di questi due soldati. Il museo è affidato
alla custodia ed all'esperienza della famiglia Lancedelli, da generazioni
impegnata nel recupero di testimonianze della Grande Guerra. Rolando Lancedelli
e i figli Loris e Graziano rinvennero, pochi anni fa, altri resti di militari,
ai quali venne finalmente data sepoltura, a quasi un secolo dalla morte.
Marco Dibona
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Cortina, 7 settembre 2007
Comunicato stampa del "Comitato Cengia Martini"
Il giorno 11 agosto scorso sono stati rinvenuti al Lagazuoi uno scheletro intero
e alcune ossa di un secondo scheletro, nel ghiaione sottostante la Cengia Martini.
Le salme sono state rinvenute e recuperate dagli Alpini della Protezione civile
della sezione ANA di Treviso impegnati nel restauro dei percorsi del museo all'aperto,
con l'assistenza di agenti del Commissariato di P.S. di Cortina D'Ampezzo.
Lo scheletro rinvenuto integro è stato recuperato con brandelli di divisa, gli
scarponi e altre tracce di effetti personali, seppur molto deteriorati dal tempo.
Nei giorni scorsi è stato fatto un esame più approfondito dei reperti rinvenuti
da parte di Remo Buosi e Roberto Semenzin, animatori della Associazione Sentinelle
del Lagazuoi, esperti in uniformi dei due eserciti della Grande Guerra, convenuti
a Cortina nell'ambito della manifestazione Giornata in Grigioverde 2007.
L'esame che è stato svolto sotto la stretta sorveglianza di un agente del
Commissariato di P.S., ha permesso di chiarire che lo scheletro integro appartiene
ad un fante dell'esercito italiano e non ad un soldato austro-ungarico come
inizialmente ipotizzato. Si trattava di un soldato di giovane età,
alto più di 1,90 metri, che pare sia stato trascinato a valle all'interno della
baracca in cui è stato sospeso dalla mina, infatti attorno allo scheletro
sono state trovate evidenti e spesse tracce di matreria legnosa marcita e
trasformata in humus.
Gli elementi che hanno portato alla sicura identificazione sono i seguenti:
° tipologia e cuciture del puntale degli scarponi indossati
° tipologia delle chiodature degli scarponi
° alcuni elementi della moneta rinvenuta nel borsellino
° il colore e la tipologia del panno dei brandelli della divisa
I resti sono stati rinvenuti nel ghiaione alla base della Cencia Martini,
ghiaione creato dalla grande mina italiana esplosa il 20 giugno 1917, e sono stati
portati allo scoperto grazie all'erosione dovuta ai temporali. La posizione delle
salme e la situazione di rinvenimento confermano il fatto che si
tratta di soldati travolti dalla grande mina fatta esplodere dall'esercito italiano
dopo aver completato la galleria dell'Anticima che percorre la montagna dalla base
alla vetta. In quella occasione 32.000 kg di esplosivo distrussero le postazioni
austro-ungariche dell'Anticima nel tentativo di conquistare
le postazioni avversarie. In alcuni documenti non ufficiali si citava infatti
che la grande mina italiana avesse causato vittime tra i soldati italiani, e il
ritrovamento avvenuto nei giorni scorsi avvalora tale tesi.
I poveri resti verranno ora tumulati nell'Ossario di Pocol.
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Cortina, 3 novembre 2007 (da "Il Gazzettino di Belluno", pag. VI)
L'annuale cerimonia al sacrario militare di Pocol, a Cortina, avrà quest'anno un
significato del tutto particolare. Nel corso della celebrazione della messa di
suffragio, per onorare i caduti di tutte le guerre, il 4 novembre, verrà infatti
tumulata nel grande ossario, che sovrasta la conca d'Ampezzo, la salma del militare
italiano, caduto nella Prima guerra mondiale, i cui resti sono stati rinvenuti
l'11 agosto scorso, nei ghiaioni alla base del monte Lagazuoi, al passo Falzarego.
Il sindaco di Cortina Andrea Franceschi, a nome dell'amministrazione comunale,
ha fatto affiggere un manifesto con il quale ricorda, riconoscente, i concittadini
caduti in guerra. Invita poi i combattenti, i reduci, le associazioni d'arma e
sportive, le scuole e tutta la popolazione a partecipare alla annuale celebrazione
della Giornata delle Forze armate e del combattente. La messa inizierà alle 10,
domenica mattina. Per facilitare la partecipazione di quanti non dispongono di
un proprio mezzo di trasporto, è stato organizzato un servizio di autobus, a cura
della società comunale Servizi Ampezzo, con partenza alle 9.30 dal centro, da
piazza Roma, dove fare ritorno, subito dopo il termine della cerimonia.
Il fante italiano potrebbe essere stato ucciso dallo sfasciume di rocce, dai
detriti franati a valle dopo lo scoppio della mina che i genieri italiani fecero
esplodere il 20 giugno 1917, nel tentativo di scalzare gli austriaci dalla parte
sommitale del Lagazuoi. Furono fatte saltare 32 tonnellate di esplosivo; la
deflagrazione, secondo alcune fonti non ufficiali, coinvolse anche postazioni
italiane. Accanto alla salma completa, sono stati rinvenuti resti di un secondo
corpo, che verranno anch'essi tumulati a Pocol.
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