Il Col di Lana restituisce il corpo di un fante
(Da "Il Gazzettino di Belluno", venerdì 8 settembre 2006)


Tutto è iniziato con una lettera:

Durante un'escursione sul Col di Lana mi sono imbattuto nei resti di un caduto italiano della prima guerra mondiale.


Questo, in sintesi, il messaggio indirizzato alla stazione dei carabinieri di Cortina ed alla redazione di Belluno de Il Gazzettino. In allegato, uno schizzo del luogo del ritrovamento, semplice, ma chiaro ed efficacissimo.
Ed è stato proprio grazie a quel disegno che è stato possibile individuare il luogo del ritrovamento, una zona tra il Col di Lana e il Sief, teatro, nella prima guerra mondiale di combattimenti di una violenza inaudita tra gli austriaci, arroccati sulle posizioni del "Sief - Settsass - Sas de Stria", che si trovavano su vere e proprie muraglie di roccia, e gli italiani, che lanciarono numerosi e sanguinosi attacchi per conquistarle.
Proprio qui, non a caso, il 22 agosto del 1997, alcuni membrei dell'Associazione storica della Grande Guerra, rinvennero i resti di alcuni fanti dell'82° reggimento di fanteria, brigata Torino.
Nel punto indicato nella lettera sorgeva una rudimentale croce in legno.

Nello scavare - recitava lo scritto - sono venuti alla luce un omero, due scapole, una clavicola e alcune vertebre. Ho preferito non continuare la ricerca, ma con ogni probabilità nel luogo dovrebbe esserci tutto il corpo. Vi allego una descrizione del luogo per potere, con adeguati mezzi, recuperare quanto è possibile e dare degna sepoltura ai resti nell'ossario di Pocol. Spero che questa mia segnalazione possa contribuire a dare degna sepoltura a quasto soldato che ha sacrificato la sua vita per la nostra Patria.


I resti in effetti c'erano, nascosti sotto una catasta di sassi. Sparse intorno, le schegge di alcune granate di grosso calibro, segno che quell'area era stata sottoposta a intensi bombardamenti. Dal terreno, inoltre, spuntavano un pezzo di giberna, la suola di una scarpa, la visiera di un berretto di fanteria, e un pezzo di stoffa grigioverde, tipica della divisa dei soldati del Regio Esercito.
Le varie parti dello scheletro, delle quali parlava la lettera, erano state meticolosamente ricomposte, con ogni probabilità proprio da chi aveva inviato la lettera.
Poveri resti che apartenevano senz'altro a un soldato dell'81° o dell'82° Fanteria della brigata Torino. Proprio questi, infatti, furono i reparti impegnati sulla zona di fronte Col di Lana.
Una linea che, fin dall'apertura delle ostilità, rapresentò un grosso problema per lo Stato Maggiore Italiano, a causa dello schieramento degli austriaci. Il nemico, infatti, si era attestato su veri e propri baluardi di roccia, ben fortificati e presidiati.
Nonostante ciò, già a partire dal 18 ottobre 1915, i reparti italiani vennero più volte lanciati all'assalto, su un terreno scoperto, dove le mitragliatrici austriache avevano gioco facile a mietere vittime. Numerosi gli atti eroici che si consumarono in questi combattimenti, come l'estremo sacrificio del sottotenente Mario Fusetti che nel tentativo di conqusita del Sas de Stria, al comando di un gruppo di soldati, fu colpito mortalmente.
I suoi resti non furono mai trovati, come quelli di tante altre vittime, spesso per colpa delle granate che, esplodendo, sollevavano in aria il terreno che, ricadendo, nascondeva i corpi.
Ora, uno di quei corpi è tornato alla luce, a ricordare il sacrificio di uomini che persero la vita durante gli eventi bellici di novanta anni fa.

Dario Fontanive

Il ritrovamento

L'immagine seguente mi è stata spedita dall'autore della lettera, grazie alla quale è stato possibile procedere al ritrovamento citato nell'articolo.
Anche in questo caso l'autore ha voluto mantenere l'anonimato. Nel rispettare questa sua volontà, mi sento però il dovere di ringraziarlo sia per avermi inviato la foto (testimonianza preziosa di un momento di storia e di un ritrovamento importantissimo) sia per avermi dimostrato che parole come "rispetto", "memoria" e "onore" non sono concetti vuoti o morti.

Ritrovamento
La zona del ritrovamento

La montagna (e la memoria della Grande Guerra) hanno bisogno di persone così. GRAZIE!


Grazie a Mario dB per la copia dell'articolo