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Il giorno 8 giugno gli austriaci iniziano lo scavo di profonde trincee ed il 9 arriva
anche il filo spinato. Sempre il giorno 8, da parte italiana,
due battaglioni di fanteria (brigata Marche) danno il cambio agli alpini e
resistono ai quotidiani attacchi austriaci (Schaumann). Le fonti italiane parlano
invece del comando del I/56° con la 1ª e la 2ª compagnia ed una sezione mitragliatrici,
mentre il II/55° dislocava due compagnie a Col S. Angelo e due in conca di Misurina.
Fin dal 4 giugno il 55° era stato allertato per portarsi su Monte Piana, e la sua dislocazione era:
- il I tra Pian Maccetto e Col de Varda;
- il II a Federavecchia (fin dal 1 giugno);
- il III a Tre Croci e Son Forcia.
Baracche AU su Monte Piana
(Fonte: Archivio Morell)
Le due linee si fronteggiavano a breve distanza, e gli austriaci adottarono una
singolare strategia per impedire le azioni di pattuglia italiane: ogni sera verso
le 23 inviavano 50/60 uomini ad appostarsi dietro i baranci a meno di 100 metri
dalla linea italiana che sparavano colpi di fucile allo scopo di tenere ferme
le truppe italiane.
Il 9 giugno l'artiglieria italiana bersaglia il pianoro nord con i nuovi pezzi da 149
provocando numerose perdite: dopo alcune ore i danni sono talmente gravi che si rende
necessaria una parziale ritirata austriaca dalle trincee avanzate. Nella notte tra
il 9 ed il 10 giugno le truppe d'assalto austriache vennero sostituite da una compagnia
di Landesschützen.
Lo schieramento italiano si era consolidato sulle seguenti posizioni:
- Sottosettore Val Boite (lungo il Rio Felizon): il 54° con due battaglioni
in linea ed uno di riserva presso il comando reggimentale a Majon di Valgrande.
- Sottosettore Valle Ansiei (dalla Val Popena Alta al Vallon dei Castrati):
il 55° con un battaglione in Val Popena, uno su Monte Piana, uno di riserva a
Forcella Bassa, tra Col delle Saline e Col della Selva, con il comando
reggimentale a Misurina.
- dal Vallon dei Castrati a Forcella Giralba il 56° con un battaglione da Val
Rimbianco a Forcella Col di Mezzo, uno in regione Cengia e Giralba, uno di
riserva presso il comando reggimentale a Casoni Crogera.
- Intercalati i reparti alpini da Forcella Longeres al Paterno
Ammaestrati da quanto accaduto con l'attacco austriaco del 7 giugno, gli italiani
inviarono il I/56° a sbarrare la Val Rimbianco all'altezza della Casera omonima (tra
il Sasso Gemello e le Forcellette) in modo da impedire agli austriaci l'accesso a
Monte Piana per il Vallon dei Castrati.
Con la stessa tecnica adoperata il 7 giugno, il 10 alcuni nuclei di truppe
da montagna della LVI Brigata, preceduti da una pattuglia di Standschützen di
Dobbiaco (s.ten. Gasser) tentano di forzare lo sbarramento italiano, ma stavolta
senza successo.
Alle 10 dell'11 giugno gli austriaci postano due (o tre, a seconda delle versioni) pezzi da montagna sul
pianoro Nord e sparano verso il rifugio Longeres e Val Rimbianco. Gli italiani,
credendola un'intera batteria, l'avavano soprannominata "la pettegola".
Anche nei giorni 12 e 13 si susseguono gli scontri tra gli austriaci e gli italiani
del II/55° e I/56°.
Tra i settori Val Boite e Valle Ansiei rimaneva un'interruzione attraverso la quale
gli austriaci, da Costabella, Cresta Bianca e Monte Fumo (Rautchkofel) potevano inviare
cecchini ed osservatori sul Cristallo e sul Piz Popena; queste azioni infastidivano
gli italiani, ma non più di tanto, dato che il loro piano prevedeva comunque lo
sfondamento e l'avanzata. Ma in aiuto degli austriaci giunse l'Alpenkorps germanico:
due compagnie di bavaresi diedero il cambio al presidio di Monte Piano nella notte tra
il 12 ed il 13 giugno.
Carbonin nel 1919
(Fonte: Archivio webmaster)
Anche il III/54°, che nei giorni 13 e 14 giugno sferrò il primo attacco alla testata
della Val Rufreddo, trovò i bavaresi sulle posizioni di Cimabanche, Croda dell'Ancona,
Podestagno e Forame e venne sanguinosamente respinto. Questo fece sì che i comandi
riconobbero la necessità di un adeguato parco di assedio il che comportò una sosta
nelle operazioni per circa un mese.
La condotta austriaca comunque non mutò: la cura principale era dedicata alla difesa, ma non
erano disdegnate puntate offensive e tiri di artiglieria.
La notte del 15 giugno una pattuglia si avvicinò a Forcella Giralba ed all'alba sparò
contro la vedetta del III/56° (soldato Ricciuti) che, benchè ferito, riuscì a
trattenere gli austriaci fino all'arrivo dei rinforzi.
Anche da parte italiana si registra qualche cambiamento: il col. Parigi ordinò che i
tre battaglioni del reggimento si dessero il cambio ogni quattro giorni sul
pianoro.
Nei giorni 20 e 23 giugno si registrano due piccoli scontri allo sbocco di Val Popena
presso Carbonin arrestati dai fanti del III/55°.
Verso il 5 luglio una pattuglia di Standschützen di Dobbiaco (Gasser) con un reparto
di bavaresi, dopo aver risalito di notte il Rimbon, tentò di forzare Forcella
Col di Mezzo passando tra la piccola guardia all'estrema destra del I/56° e la
contigua guardia degli alpini; all'allarme accorse con due squadre il s.ten.
Ferrari il cui plotone era attendato dietro il ciglio che scende da Forcella Col
di Mezzo all'Arghena, mentre la riserva ed il comando della 4ª/56° erano in Val
dell'Acqua. Il Ferrari venne ucciso ma l'attacco fu respinto e vennero catturati
8 prigionieri.
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