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Alle 5 (alle 6 o alle 5.30 secondo altri) inizia il fuoco dell'artiglieria: circa 40 pezzi di
vario calibro tra cui anche i 280 ed i 305 di Federavecchia, sparano sulle trincee
di Monte Piana e della Piramide Carducci.
Alle 7 giunge a Forcella Bassa il colonnello Parigi con il suo aiutante ed il
capitano medico per stabilire il comando tattico. Un'ora dopo parte da Forcella
Bassa il battaglione del I° cap. Gregori che si ferma in posizione di attesa
dove finisce la mulattiera, 100 metri sotto il ciglio sud, sotto i baraccamenti
del comando italiano di Monte Piana (sede oggi del Rif. Bosi).
Alle 9 un razzo lanciato da Villa Loero (su Col S. Angelo, tra il Paludetto ed
il Lago di Misurina) dà il segnale per lo scatto delle fanterie.
Due compagnie del I/55° escono dalle trincee puntando sulla linea della Piramide
Carducci; dal Monte Rudo, Col di Specie e Pratopiazza inizia il tiro dell'artiglieria
austriaca, sotto il quale passano anche le altre due compagnie di rincalzo.
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Il soldato su quel pianoro scoperto vede levarsi di fronte, vicina, la mole possente
e sinistra del Rautkofel, coi cannoni celati in caverne, che sparano sicuri,
incontrobattibili, da quelle loro latèbre. Se obliqua lo sguardo a destra, vede
una carattersitica torre isolata, piccola quanto maligna (basterebbe a maledirla
quel suo pestifero nome: Schwabenalpenkopf), che coi suoi pezzi nascosti tra gli
anfratti rocciosi lo insidia di fianco mentre egli cerca riparo di fronte. Se volge
lo sguardo sull'altro fianco ed indietro, vede, al di là della Val di Landro, tutta
una vasta conca, terribilmente armata, che continua senza interruzione a sparare.
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Le formazioni rade e sottili fecero sì che in tutta la "corsa" si registrarono 13
morti e 90/100 feriti (quasi tutti leggeri).
La compagnia di alpini prende la via del Vallon
dei Castrati e distacca un plotone (s.ten. Pavoni) a battere la mulattiera che sale dalla
q.1469 (q.1490 secondo Berti) di Val della Rienza. Adempiuto al suo compito,
il plotone si ricongiungerà al resto della compagnia il 17 luglio.
Promozione di un capitano italiano su Monte Piana
(Fonte: Archivio Morell)
Verso le 13, il I/55° giunge alla Piramide Carducci e la trova sgombra; tutti gli
arrivati iniziarono a scavarsi delle buche, per cui non si poterono più muovere
verso destra contro le vere opere austriache da espugnare.
Passarono così il pomeriggio del 15 e la mattina del 16 luglio. Quando il magg. Bosi
dalla Piramide Carducci tornò al comando con la convinzione che il I/55° non
potesse agire ulteriormente, trovò che il colonnello da Forcella Bassa premeva per
telefono, ed il cap. Rossi che, visti gli indugi della fanteria, aveva ritirato
i suoi alpini sulle linee di partenza. Si stabilì quindi che alle 12 sarebbero
scattati gli uomini del III/55°. Dopo l'esperienza del giorno precedente, si discusse
se la marcia/corsa di avvicinamento dovesse essere eseguita per il "cranio spelato"
o per il Vallon dei Castrati. Al ten. esploratore Matter piaceva la seconda ipotesi, ma il
magg. Bosi optò per la prima, confortato dall'ottimismo del I° cap. Gregori:
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Lascia fare a me, Bosi; torno ora da una ricognizione che mi ha permesso di vedere
benissimo la trincea nemica sconvolta dal nostro fuoco; ciò che importa è di fare
presto; a mezzogiorno scattano dalla nostra linea la 9ª e la 11ª, a quattrocento
metri seguono la 10ª e la 12ª; quando saremo giunti alla Forcella farò suonare
l'assalto e in pochi minuti tutto sarà finito.
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Ma quando la 9ª e la 11ª saltarono fuori dai ripari (alle 12.30, allo squillo
di una tromba!), furono accolte da un fitto
concentramento di artiglieria che le costrinse a rallentare di molto l'avanzata e
quando giunsero presso la Forcella dei Castrati (erano circa le 15.30) erano già
notevolmente ridotte
in slancio ed organico; lo stesso magg. Bosi viene ferito alla coscia da una
scheggia di granata, ma non si allontana dal suo posto.
L'artiglieria italiana tacque inspiegabilmente per tutto il tempo, ma improvvisamente anche quella
austriaca tacque (si suppone che fossero terminate le munizioni) tanto che sulle
due compagnie di rincalzo non venne sparato nessun colpo. Nonostante l'inattesa
fortuna, il cap. Gregori non tentò l'atto risolutivo prima del calar della notte,
e fece addossare le compagnie di rincalzo a quelle di prima linea per far passare
la notte.
Nella notte Bosi e Gregori si incontrano:
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Appena vi furono giunti, Bosi disse con tono amaro ed accorato: - Ah, Gregori,
m'avevi dato tanta speranza col tuo baldo ottimismo di stamani! Ma poi ... -
e dopo un istante di pausa: - Io ho dato assicurazione al colonnello che in
giornata Monte Piano sarebbe preso. Che posso risponder ora alle sue premure? Ma
quel che più m'addolora è un biglietto del capitano Rossi. Egli mi scrive che,
se la fanteria non si spiccia, assalirà da solo co' suoi alpini -. Il capitano
Gregori ascoltava col viso atterrato. D'un tratto proruppe:
- Maggiore, io sono pronto.
- A che ora intendi attaccare?
- Subito.
- Gregori, non precipitare, ora - soggiunse calmo e grave il maggiore -
Converrà aspettar l'alba.
- Va bene - concluse Gregori - all'alba attaccheremo.
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Quando giunge anche il cap. Rossi, i tre stabiliscono che all'alba la 9ª e la 12ª
passassero la Forcella dei Castrati, mentre la 10ª e la 11ª restassero nelle
immediate vicinanze (Meneghetti: "grave errore tenere i rincalzi in zona
battuta, con il pericolo di non poterla passare di giorno").
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