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L'attacco del 22 ottobre sferrato su Monte Piana (contro la Ghirlanda) ed eseguito da
reparti di truppe già inquadrate nella XIV Armata di Von Below, nonostante venne
condotto con estrema violenza, aveva solamente carattere dimostrativo ed il suo
scopo era trattenere le riserve italiane nel Cadore, distogliendole da un eventuale
impiego sul fronte dell'Isonzo.
A tal proposito, ricorda il Meneghetti:
La guerra lunga e ferma aveva prodotto questo prodigio che il povero Cristo del
fante, stretta al petto la sua croce, s'era aggrappato con tutte due le braccia
al suo Calvario. Altro che fuggire vilmente! Non sapeva, non poteva, non voleva
staccarsene, finchè non fosse finita la guerra.
In tali condizioni di spirito l'attacco alla Ghirlanda, respinto il giorno appresso,
influì non poco sul ritardo della IV Armata a ripiegare.
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Per quell'attacco il comando austro-tedesco inviò tra S. Candido e Dobbiaco:
- reparti della 26° divisione del Brandeburgo e della 200° (Gruppo
Von Berrer);
- reparti dell'Alpenkorp (Gruppo Von Stein);
- kaiserjäger tirolesi.
i quali vennero fatti salire alla linea di scatto all'ultima ora.
Quanto al criterio tattico, prevalse l'opinione germanica secondo la quale le
fanterie, nell'avanzare, non dovevano preoccuparsi dei centri di resistenza,
ma lasciarseli alle spalle: così i reparti attaccanti su Monte Piana dovevano
travolgere le difese della Trincea degli Alpini e della Guardia di Napoleone
e, senza curarsi troppo dei nidi di mitragliatrice in roccia, rovesciarsi nel
Vallone dei Castrati dirigendosi verso Forcella Alta e puntando su Misurina.
L'artiglieria nei giorni precedenti eseguì su vasta scala tiri di inquadramento,
tanto che il comando di divisione italiano inviò da S. Stefano di Cadore il V
Reparto d'Assalto a disposizione della brigata Umbria.
Il reparto era a disposizione della 2ª Divisione (gen. Venturi, appena succeduto
al gen. Cittadini); al comando c'era il cap. Pomponi, alle cui dipendenze vi erano
5 plotoni (ten. De Simone, Gua, Paolotti, Carozzi, asp. Mugna) più una sezione
lanciafiamme (s.ten. Del Sole).
Giunse in Conca di Misurina il 21 ottobre, proprio quando il tiro austriaco si andava
intensificando di ora in ora.
Ai primi di settembre il comando di brigata austriaco constata che la situazione
sul Monte Piana si fa sempre più critica in quanto gli italiani si avvicinavano
sempre di più, ben coperti dagli efficaci tiri dell'artiglieria, mentre gli
austriaci erano a corto di mezzi tecnici e di rincalzi. Viene quindi approvata
l'idea di una massiccia operazione (che coincidesse con la grande offensiva nell'alto
Isonzo) indicata col nome in codice "Herbst".
Il 5 ottobre arriva a Villabassa un battaglione d'assalto tedesco; il 10 il cap.
Kratoschwill con una compagnia del battaglione d'assalto della II Armata. A copertura
erano a disposizione 74 cannoni e 18 lanciamine, mentre la guarnigione del Monte Piana
era costituita da 1 battaglione di Kaiserjäger, la quale si trovava di fronte il
III/54° (magg. Piacenza) con il comando (col. Nigra) presso l'attuale rif. Bosi.
Nella seconda metà di ottobre comincia a piovere a dirotto ed anche a nevicare (40 cm.
il giorno 20): in quel periodo due soldati austriaci disertano ed espongono agli italiani
i piani austriaci.
Il 18 ottobre arriva l'ordine di attacco: per le prime ore del 21 è previsto
l'attacco alle postazioni italiane del Monte Piana e per il 22 quello lungo il
versante occidentale. Prevedendo l'immediata reazione italiana si invita a soffocare
sul nascere i contrattacchi e porre massima cura nell'operazione gas.
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