Alla fine di ottobre del 1915 si hanno i seguenti cambiamenti:
- la 10ª Divisione viene inviata sull'Isonzo e le subentra il settore
Padola - Visdende affidato dapprima al gen. Fabbri poi al gen. Venturi;
- il 70° fanteria viene avvicendato da tre battaglioni del 53°, 23° e 24°;
- al passo di Monte Croce rimane il XLVIII bersaglieri;
- il 20° artiglieria viene sostituito dal 25°.
Le ragioni che avevano imposto la conquista del Passo della Sentinella fin dall'estate sono
ora quantomai pressanti poichè si ritiene che il rafforzamento austriaco in zona
possa preludere ad un tentativo offensivo verso la Val Padola. Era infatti opinione
comune che il Passo "è una spina nel fianco che bisogna assolutamente levare".
Il Popera e Cresta Zsigmondy dalla Croda Rossa
(Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Il gen. Fabbri era Capo di Stato Maggiore della IV Armata, comandante della brigata Marche,
ed arrivò a S. Stefano di Cadore il 26 ottobre; si persuase immediatamente della necessità
di far cadere il Passo mediante una manovra dall'alto. A tal scopo ordinò che il
plotone della 75ª svernasse sulla posizione che aveva occupato il 4 agosto (q.2990 di
Cresta Zsigmondy).
Nella prima quindicina di novembre il s.ten. De Zolt a q.2990 ebbe il cambio dal
s.ten. Antoniutti e venne chiamato a S. Stefano per illustrare la possibilità di
giungere sul fianco sinistro del Passo da Cima Undici. Ma fin dal 30 agosto il Fabbri
aveva chiamato il Berti per avere informazioni di tipo alpinistico sulla zona.
Quando al comando subentra il gen. Venturi "questi si immedesima immediatamente
della situazione, accetta in pieno l'idea del gen. Fabbri, la fa sua, la studia
con passione, la sviluppa, la completa, decide di portarla irrevocabilmente a
compimento". Il piano d'attacco concentrico viene presentato il 15 dicembre al gen.
Piacentini, comandante del I Corpo d'Armata.
La situazione sul Passo
Le Buse di Popera
(Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Le posizioni italiane di fronte al Passo si sviluppavano nella parte inferiore del
Vallon Popera, per poi seguire le varie quote della bastionata rocciosa del Creston
Popera. Era necessario occupare le forcelle più importanti che consentivano il passaggio
da un versante all'altro per proteggere il fianco destro. All'inizio del gennaio del
1916 gli alpini del Fenestrelle raggiunsero le Forcelle X, Y e Z ove costruirono
ricoveri e vie di accesso al fine di presidiare le forcelle stesse.
L'occupazione di Cima Undici rappresentava però il compito più importante da
assolvere. La base di partenza per la traversata di forcella in forcella lungo la
cresta era l'avamposto di Cresta Zsigmondy:
lo si poteva raggiungere da Forcella
Giralba superando la Busa di Dentro fino alla sua estremità settentrionale. Una grossa
corda fissa agevolava poi la salita lungo la parte quasi verticale. A 100 metri dalla
sua fine la parete era attraversata da una cengia dove gli italiani costruirono un
ricovero per 40 uomini; 70 metri più in alto vi era un'altra baracca per 10 uomini.
Nelle settimane successive vi fu un'intensa attività con colonne di portatori che
recavano viveri, munizioni e materiali vari. Per potersi muovere liberamente vennero
scelti itinerari defilati alla vista austriaca, mentre i tratti esposti venivano
percorsi solo di notte o con la nebbia. Il comando dell'operazione fu affidato al
cap. Sala mentre per l'occupazione della cresta fu designato l'asp. Italo Lunelli
(irredentista trentino che assunse il nome di guerra di Raffaele Da Basso).
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