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L'inverno a Cima Undici
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Subito dopo l'occupazione delle forcelle di cresta, si scatenò una tremenda
tormenta: le comunicazioni telefoniche si interrompono. Il presidio della Forcella
della Caverna riesce a scendere alla Mensola, ma non quello di Forcella Alta; solo
dopo due giorni di tormenta i 2 alpini del presidio (Grandelis e Marta) riescono a
portarsi in salvo chiedendo "perdono" per non aver rispettato le consegne impartite
dal cap. Sala che aveva detto di non abbandonare il posto. Comunque sostennero che
"'No se gaveva più gnente da magnàr, el fasea tropo fredo e no se gavea più
petrolio par la stua; semo vegnudi a torsene e po tornemo su".
La "Mensola" di Cima Undici (Fonte: Cabiati, "La conquista del Passo della Sentinella", Min. Guerra)
Nel frattempo Lunelli aveva proceduto con la sua occupazione del versante orientale
di Cima Undici occupando altre due forcelle (Forcella Da Basso e Forcella Sala) che
però non risultavano di grande importanza strategica/tattica per la futura azione.
La cresta di Cima Undici con le Forcelle di Guerra (Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Lunelli ricevette l'incarico di addestrare il reparto che avrebbe svolto l'attacco
dal Vallon Popera verso il Pianoro del Dito, ed il comando sulla cresta di Cima
Undici venne affidato al s.ten. De Poi: questi provvide ad attrezzare una via più
coperta per raggiungere Forcella Sala ed occupa altre tre piccole forcelle: Forcella
De Poi, Forcella Da Col e Forcella Dal Canton, tutte "intitolate" all'alpino che
per primo vi pose piede. Le ultime due erano in posizione eccellente in quanto
dominavano il rovescio del Passo della Sentinella, tutto il Pianoro del Dito ed il
lato nord-ovest della Croda Rossa. Il Sala decise di utilizzarle coma base di
partenza per l'attacco; una piccola conca nella roccia fu adibita a ricovero e
chiamata "Insenatura delle Caverne" e venne attrezzata con una baracca per mezzo
plotone. |