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Quando alla fine di marzo il gen. Venturi costituì il battaglione per l'attacco dal
Vallon Popera, volle che in esso fossero rappresentate tutte le truppe che operavano nel
settore: alpini, fanteria, bersaglieri e truppe tecniche. Il comando venne dapprima
(7 aprile) affidato al magg. Fiore dei bersaglieri il quale però in data 11 aprile venne
trasferito in Conca Vallona ed il comando delle truppe del Vallone passò al comandante
del battaglione Fenestrelle, t.col. Gazagne.
Il plotone Lunelli
(Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Il plotone di Lunelli venne addestrato alle marce sulla neve, agli ostacoli di alta
montagna ed ai doveri di un'azione di sorpresa:
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Allo scendere della notte portavo gli uomini, perfettamente equipaggiati e vestiti,
su qualche ripido nevaio, cambiando però tutte le notti il campo d'esercitazione;
bisognava arrivare al punto di superare il nevaio e poi qualche tratto di parete
senza il minimo rumore e senza bisogno di dare ordini, obbedendo i soldati al
solo gesto.
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Il reparto che doveva attaccare dall'alto di Cima Undici fu costituito solo da alpini:
vennero costituite due squadre di 20 uomini ciascuna sotto la responsabilità dei s.ten.
De Poi e Jannetta ed al comando del cap. Sala; egli stesso dice:
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I soldati che componevano le 2 squadre furono da me denominati i "mascabroni", che nel gergo
di Cima Undici voleva dire gente rude, ardita, non curante dei disagi e, se vogliamo,
anche un po' strafottente al modo alpino, ma sempre generosa e pronta a dare in
qualunque momento il proprio sangue per la patria e per i compagni.
[...]
La squadra del sottotenente De Poi doveva essere la prima a scendere all'inizio dell'attacco,
e precisamente quando le truppe comandate a risalire il Vallone Popera fossero
giunte in prossimità del Passo al coperto dietro le rocce del Pianoro. La squadra del
sottotenente Jannetta doveva subito seguire. Io dovevo trovare posto fra le 2 squadre.
Il nemico, in tal guisa, preso di fronte e di fianco, anche se formidabilmente
trincerato, si sarebbe dovuto arrendere.
[...]
In quei giorni volli anche sperimentare l'effetto delle torpedini. Ne feci scoppiare
due rotolandole nella Busa di Fuori in prossimità della Mensola. A causa del vento,
che spesso lassù non mancava, l'accensione della miccia venne fatta con un mozzicone
di toscano acceso. Lo scoppio rintronò formidabile, e rinsaldò la nostra piena fiducia
nel successo.
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Gli ordini di operazione
Il 7 aprile il s.ten. d'artiglieria Malinverni addetto al Comando del Settore, ed il s.ten.
Passerini recapitano al cap. Sala una lettera del Capo di Stato Maggiore del settore,
t.col. Ascoli, con allegato l'Ordine di Operazioni N.2 elaborato dal gen. Venturi.
Il Passo della Sentinella
(Fonte: Cabiati, "La conquista del Passo della Sentinella", Min. Guerra)
Il 9 aprile giunge dal Creston Popera l'Ordine di Operazioni N.3 (datato 8 aprile, ore
18.30) nel quale l'attacco di sorpresa al Pianoro del Dito veniva sostituito da un
"attacco metodico" nel timore che gli austriaci si fossero accorti della preparazione
italiana. Il 10 aprile il cap. Sala invia il fonogramma con scritto semplicemente:
"Prontissimi."
Il 12 giunge anche l'Ordine di Operazioni N.4 nel quale si stabilisce che il
comando delle truppe del Vallon Popera era affidato al t.col. Gazagne.
Il 15 giunge l'Ordine d'Operazioni N.5 (datato 13) nel quale vengono esposte
alcune variazioni; ad esso è allegata una nota riassuntiva che sintetizza il concetto
operativo del gen. Venturi, ovvero lo svolgersi dell'azione in 4 tempi:
- Occupazione di sorpresa del Pianoro; silenziosa avanzata degli alpini e
di parte della fanteria fino a poca distanza dal Passo; occupazione a difesa
del Sasso Fuoco;
- tiro violento sul Passo e su eventuali rincalzi da parte di tutte le truppe
nella possibilità di farlo;
- cessazione del fuoco di artiglieria sul Passo e continuazione dello stesso
contro la Cresta di Croda Rossa;
- rafforzamento del Passo conquistato.
Contromisure austriache
Fin dal 2 aprile gli osservatori avevano comunicato che la Punta Nord di Cima Undici era
in mano italiana ma i lavori da ultimare sulle posizioni erano tanti e tali che non
lasciavano tempo per ulteriori contromisure. Gli obiettivi austriaci primari erano il
possesso della cima di Croda Rossa e del Pianoro del Dito.
Forcella Undici
(Fonte: archivio webmaster)
Il 10 aprile gli Standschützen segnalarono una forte presenza di alpini su Cima Undici ma
la notizia venne trascurata (secondo l'Ebner, gli standschützen non erano tenuti in
grande considerazione dalle truppe regolari); ma anche un altro osservatorio, quello
di Sasso Vecchio, il giorno 11 aprile nota un centinaio di italiani sulla Busa di Dentro, e
piste con percorsi attrezzati. Tali notizie fanno pensare che gli italiani vogliano
attaccare Forcella Undici e non il fianco destro della Sentinella.
Il 13 aprile l'asp. Unterkreuter comunica che gli italiani hanno occupato due posizioni
avanzate nel Vallon Popera, puntate verso il versante sud di Croda Rossa. Le guide del
settore erano comunque convinte che "scendere in questa stagione lungo quei
ripidi nevai è un'impresa oltremodo rischiosa e destinata a fallire".
Nei giorni 13, 14 e 15 aprile pattuglie italiane si scontrano brevemente con i presidi
austriaci della Croda Rossa ma i comandi austriaci non si allarmarono ancora più di
tanto.
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