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Alla fine di aprile il distaccamento della Croda Rossa (denominato nel seguito come
19ª Compagnia d'Alta Montagna) venne assegnata al comando del s.ten. dott. Sild.
Austriaci presso la cima di Croda Rossa
(Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Gli italiani nel frattempo si muovevano minacciosi verso la Croda Rossa; sulla Gobba
di Popera era stata schierata (sotto terra) un'intera batteria; a metà giugno un
nuovo pezzo da 150 effettuò alcuni tiri di aggiustamento da Pian Cavallo; sul
Crestone Popera venne piazzata un'altra bocca da fuoco; il cannone da 150 di Pian di
Cengia riprese a sparare e si unirono al "coro" due bombarde di grosso calibro. Anche
le mitragliatrici di Cima Undici ripresero pian piano i loro quotidiani interventi.
Presidio della Torre Vinatzer
(Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Gli italiani cominciarono a rinforzare in modo sistematico le posizioni: sotto il
Polar il fragore delle cariche era assordante, tanto che gli austriaci non riuscivano
a capire se si trattava di scavo di caverne difensive oppure se gli italiani
stessero pensando di far saltare il Polar con una mina.
Il materiale di rafforzamento per le postazioni ed i ricoveri arrivavano per via
ufficiale in quantità sempre più esigue, per cui era necessario provvedere in
altro modo: il forte abbandonato di Haideck era in quei tempi una miniera di
legname e di ferro.
La principale minaccia italiane era sempre costituita dai Torrioni. Per neutralizzarla,
all'alba del 26 giugno partono 3 pattuglie:
- il serg.magg. Christl Vinatzer deve scendere con 5 uomini lungo il canalone sud,
attraversare in arrampicata i Torrioni e piombare alle spalle degli italiani;
- il fratello Vinzenz Vinatzer con altri 3 uomini deve attaccare frontalmente
lungo la cresta sud;
- la terza pattuglia dovrà aggirare da sinistra.
Dalla terrazza antistante la cima e lungo la cresta, alcuni nuclei devono
neutralizzare col fuoco delle bombarde e delle mitragliatrici le altre posizioni
italiane. Il s.ten. Sild è sulla terrazza, Ebner sulla cima e Tichy sulla cresta.
La pattuglia della cresta sud viene scorta dagli italiani che colpiscono a morte
l'uomo di testa (soldato J. Weissbacher, del 59° IR) e così l'azione fallì.
Ma l'1 luglio gli italiani aprono il fuoco con le bombarde di grosso calibro dai
Torrioni e dal Vallon Popera:
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All'improvviso si sente arrivare dai Torrioni il debole, cupo rumore di un colpo in
partenza. Poi per un certo tempo, il più assoluto silenzio.
Ma ecco uno schianto infernale sulla cima e la nube nerastra dell'esplosione che
copre il Nuovo Rifugio.
Che cosa è stato? Granate di grosso calibro? Ma non si è sentito nessuno dei
rumori caratteristici che precedono il loro arrivo!
Dopo un paio di minuti giunge nuovamente all'orecchio la sorda detonazione di
un colpo in partenza. Passano 8, 10 secondi e la seconda esplosione scuote tutta la
montagna, mentre l'eco dello scoppio si ripete a lungo. Tutti, tranne le vedette,
spariscono in fretta nei ricoveri che oscillano come per effetto di un terremoto.
Più in basso, nel Circo Ovest, si attende con una certa trepidazione. Il profilo del
monte risalta nitido sullo sfondo chiaro del cielo, la linea scura e frastagliata della
cresta unisce il Ventaglio alla Torre Polar. Tutto sembra immobile. Adesso una sottile
striscia nera appare silenziosa dietro la cresta, continua a salire verso il
cielo a velocità moderata, diventa sempre più piccola, ma prima di sparire del tutto
riflette per un attimo un raggio di sole; ora torna indietro, lungo un arco di
traiettoria quasi verticale, diventa nuovamente scura, più lunga, la si vede
precipitare dall'alto sulla Torre Polar e già la nube nera dell'esplosione avvolge la
cima. Uno schianto impressionante, uno spostamento d'aria che raggiunge anche le
postazioni più basse, e subito dopo una pioggia di pezzi di legno, seguiti da
sacchetti a terra e pietre che volano tutto intorno.
Bombarde di grosso calibro! Adesso non concedono tregua. Sono bastati 3 colpi
per aggiustare il tiro e investono tutte le postazioni. Le bombe, lunghe quasi un
metro e munite di sottilissime alette, arrivano dai Torrioni e dal Vallon Popera e,
nel fragore delle loro esplosioni, non si riesce a udire neppure la propria voce.
Ogni minuto uno scoppio: [...] piombano dall'alto quei cilindri scuri, che
esplodono a breve distanza dagli ingressi delle caverne, spalancano con l'onda
d'urto le porte di legno e fanno oscillare le lampade a petrolio sino a
spegnerne la fiamma. La Croda Rossa è tutta una gigantesca nuvola di fumo.
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Il fuoco prosegue per circa 3 ore e provoca danni enormi in quanto è perfettamente
aggiustato: in termini umani però vi furono solo 2 morti e 2 feriti. Per ovviare
ai continui bombardamenti venne inviato il s.ten. Schidlo (non molto apprezzato
per i suoi atteggiamenti dai commilitoni) con una perforatrice per scavare nuove
caverne.
V. Vinatzer al puntamento di una bombarda da 240
(Fonte: Ebner, "La guerra sulla Croda Rossa", Mursia)
Il 9 luglio C. Vinatzer tenta di allontanare alcuni italiani dal canalone sud con dei
barilotti di esplosivo, ma uno gli esplode tra le mani uccidendolo e ferendo altri
5 suoi commilitoni.
Nel frattempo nuove batterie avevano aggiustato il tiro sulla Croda Rossa ed un altro
pezzo era stato sistemato in caverna sopra il Passo Fiscalino. Il 21 luglio un
sottotenente italiano disertò assieme al suo intendente e indica come data di un
probabile attacco il 25, ma in quella giornata non accadde nulla.
L'1 settembre si registra la morte di V. Vinatzer, durante un "duello di bombarde".
Da parte loro, gli italiani erano molto nervosi (durante la notte gettavano
bombe a mano a casaccio) e si dedicavano principalmente a lavori di stampo
difensivo. I lavori erano stati condotti dal ten. Oglietti, che aveva poi
ceduto il compito al ten. Barbieri.
Gli italiani costruirono una teleferica (campata unica di 1500 m) tra il Vallon
Popera e la cima del Sasso Fuoco; al di sotto di questa venne scavata una
caverna a forma di "Z". Dalle Cavernette una seconda teleferica a motore
raggiungeva Forcella 15 (campata di 750 m); montacarichi a mano invece
garantivano i collegamenti tra le Forcelle A, B, C e D. Presso quasi tutte le forcelle
vennero costruite caverne per alloggiare i soldati; sulla selletta del Pianoro
(30 uomini), sul Pianoro del Dito (15), sui Torrioni (20), e poi ricoveri
protetti a Forcella D (25), e Forcelle A, B, C (15 uomini ciascuna). Particolare
cura venne dedicata ai Torrioni dove si trovavano un ricovero in muratura,
una bombarda, la stazione della teleferica, una mitragliatrice e gli
appostamenti per le vedette.
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