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Data la forte presenza di truppe in Val Travenanzes, alcuni comandi austriaci iniziarono
a covare la speranza di conquistare anche la Tofana II e III (in mano agli
italiani) ma soprattutto la Tofana I (che era ancora "neutra"); anche in questo
caso le osservazioni del gen. Krafft e del magg. Willisen valsero ad arrestare
almeno temporaneamente la prevista azione.
Ma il progetto riprese corpo e così tra i corpi di truppa a disposizione si
scelsero i migliori alpinisti che vennero equipaggiati e raggruppati in reparti
di 80/100 uomini. Vennero indicati dai tedeschi come Alpine
Patrullenkommandos, mentre gli austriaci li chiamavano Alpine
Streifkommandos, poi Alpine Detachements ed infine Hochgebrigskompanien,
numerate progressivamente.
Il 19 luglio la 1° Jäger Brigade mette a disposizione del magg. Spiegel un comando di
pattuglie agli ordini del tenente di complemento Denzel (3° Jäger), formato da:
- 2 sergenti maggiori;
- 36 uomini del III sciatori;
- 39 uomini del I sciatori;
- 4 uomini del II jäger.
Il percorso della pattuglia Stark
(Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
Obiettivo era la conquista della Tofana I e l'attacco alla Tofana II, al fine di
disimpegnare il presidio di Forcella Fontana Negra. Infine si doveva tentare un
attacco ai posti di vedetta italiani sulla Tofana III e per ultimo tentare un colpo
di mano contro l'artiglieria italiana di q.2893.
Il 20 luglio il comando giunge in Val Travenanzes e nella notte successiva spedisce
delle pattuglie a scalare la Tofana I. Il serg. Bauer con 7 uomini parte alle
2 dal rifugio Wolf-Glanvell, sale la scala del Minighel e si dirige verso il
rifugio Tofana; viene però scorto dagli italiani e costretto a fermarsi. Un'altra
pattuglia (caporale Stark con 4 uomini) inizia alle 21 l'ascesa per la parte
nord-occidentale (già effettuata il 17 da una pattuglia di jäger al comando
di Oppel).
Il 22 luglio la prima pattuglia a giungere in cima è quella del Bauer (verso le 6),
seguita dalla pattuglia Stark alle 11. In un secondo tempo per l'occupazione venne
utilizzato un sentiero a gradini (serg. Neubert) che partiva da Fontana Negra e
passava davanti a Punta Marietta (quella che oggi è la cosiddetta "via normale"
di salita alla Tofana di Rozes).
Da allora in poi la Tofana fu presidiata da 3 posti avanzati. Dapprima ogni 48
ore, poi ogni 24, infine 2 volte al giorno, circa 10/12 uomini agli ordini di
un sottufficiale scendevano nella valle. Alle 24 avveniva il cambio; 3 uomini
rimanevano sulla cima, 3/4 sull'anticima (Höhlenposten) mentre i restanti con il
sottufficiale si portavano 150 metri sotto, nella Scharfschützenstand.
La Tofana di Rozes
(foto webmaster)
Nonostante le enormi difficoltà (tutte le posizioni erano prive di ripari sicuri
e stabili), il 25 luglio gli jäger respinsero una pattuglia italiana che aveva quasi
raggiunto la cima.
Il Patrullenkommando Denzel effetuò altre ricognizioni (in zona Kanzelgeschütz,
Tofana III) ma venne falcidiato da congeeffetlamenti e malattie, tanto che il 14 agosto
venne sostituito dallo Streifkommando 2 (ten. Bruckner) cui un mese dopo venne
assegnato il cap. Zeyer (3° Landesschützen).
Quasi contemporaneamente venne allestito anche lo Streifkommando 1 destinato a
tenere sgombre le pendici della Tofana III ed a conquistare la cresta montuosa
compresa tra questa e Forcella Fiorenza. Al comando fu posto il cap. Barborka
(3° Landesschützen) con alle dipendenze 3 ufficiali ed 80 uomini provenienti da
18 corpi diversi.
Un plotone (s.ten. Burtscher), partì il 28 luglio da La Villa portandosi dietro
viveri per 6 giorni e 160 cartucce a testa ed una volta giunto allo sbarramento
di Fanes riceve l'ordine di occupare Lorto (Grüne Kuppe, q.2190).
La notte successiva 12 volontari (cad. Koch) si offrono per l'esplorazione del
cocuzzolo e là sorprendono un ufficiale e 14 uomini del 23° Fanteria. Ma altri
italiani aprono il fuoco ed uccidono il cad. Koch ed il caporale Demenego;
l'altura viene poi occupata dagli alpini del cap. Baccon.
La colonna Barborka passò quindi a presidiare le pendici nord occidentali della
Tofana III con avamposti attorno a q.2394: il capitano venne ripetutamente
sollecitato dai comandi alla conquista della Tofana III ma non ritenne possibile
l'azione richiestagli.
Non mancanza di ardimento o di spirito d'iniziativa, ma motivi più che ragionevoli
e l'esatta cognizione dei rischi inerenti a una tale impresa lo indussero ad agire
così. Egli era bensì persuaso che sarebbe riuscito a sorprendere colà, prima o
poi, il nemico, quantunque anche questo fosse un punto discutibile; ma non
intravvedeva alcuna possibilità di effettuare,con quei sentieri da capre, il
rifornimento di uomini e mezzi sull'altura. Prevedeva inoltre che durante
l'inverno le difficoltà del presidio si sarebbero raddoppiate, a cause delle nevi
e delle valanghe. Per ultimo, non voleva puntare le artiglierie su Cortina, i cui
abitanti militavano in gran numero nel suo reparto.
G. Burtscher
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Successivamente le opinioni del Barborka vennero confermate dal cap. Paulke e dal
gen. Krafft stesso. Comunque riuscì a mantenere il controllo della zona per
tutta la durata della guerra.
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