|
Dopo il fallimento della grande offensiva di luglio, gli italiani mutarono tattica,
passando ad attacchi e sorprese locali, cercando soprattutto di logorare il
fronte austriaco. Gli attacchi vennero sferrati in vari punti (dal Col di Lana a
Monte Piana a Landro) ma senza una meta ambiziosa; un altro attacco fu sferrato
nella parte superiore della Val Travenanzes.
A partire dal 18 agosto l'artiglieria italiana inizia a colpire le posizioni austriache
nella parte meridionale della valle.
La mattina del 21 agosto, 2 battaglioni del 45° e 2 compagnie del Val Chisone si
lanciano all'attacco di Forcella Travenanzes e di cima Falzarego. A breve distanza
4 colonne puntano su q.2547 ma vengono respinte. Subito dopo altri 4 plotoni
attaccano presso Forcella Travenanzes ma sono investiti sul fianco dal tiro di
mitragliatrici e si devono ritirare.
Un secondo tentativo con forze raddoppiate venne ancora respinto e secondo il
Burtscher costò agli italiani più di 300 morti (cifra che il Pieri non condivide).
L'artiglieria italiana di settore (costituita da 4 pezzi da campagna, 4 pezzi da montagna
e da 2 pezzi da 149) non supportò adeguatamente l'azione che si infranse contro la
4ª compagnia del XIV Reserve Jäger, una compagnia del II/3° Jäger ed
una compagnia di Landstürm.
Lagazuoi e F. Travenanzes
(foto webmaster)
Su questo episodio, si riporta l'opinione del ten. gen. Pichler:
Solamente una supina ignoranza della condotta bellica in una simile contrada,
una sconsiderata sottovalutazione delle difficoltà da superare, nonchè la
trascuranza delle precauzioni più elementari, possono spiegare una tale
catastrofe. L'alta efficienza di bene appostate mitragliatrici e lanciamine
ha pienamente giustificato questo combattimento; ma si è avuto ancora una volta
la prova, d'altra parte, che una preparazione d'artiglieria, per quanto intensa,
non può sopperire a tutto.
|
|