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Azioni italiane di settembre
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Fin dal mese di agosto, il s.ten. Wendland del XIV Reserve Jäger aveva portato una mitragliatrice sul Castelletto per battere le posizioni italiane e la strada delle Dolomiti. Feritoie e cannoniere sul Castelletto (foto webmaster)
D'altro canto i tentativi italiani di risalire il canalone tra il Castelletto e
la Tofana si erano dimostrati del tutto inutili. Si pensò dunque di appoggiare
una scala a pioli sulla Tofana I e con questa si potè giungere ad una cengia che
dominava il Castelletto. Gli austriaci chiamarono quella posizione Augustposten,
mentre per gli italiani divenne "lo scudo" (per via del fatto che vi fu
posizionato uno scudo da trincea a riparo degli uomini). Da qui gli italiani
potevano molestare con estrema precisione gli austriaci in quanto la posizione
era defilata alla vista ma distante solo un centinaio di metri.
Gli scalatori riescono
ad issare nella postazione prestabilita una sola arma con 12 nastri di munizioni e 2
bidoni d'acqua per il raffreddamento (operazione eseguita unicamente con l'ausilio di
filo telefonico) ma anzichè 6 ore come previsto, ne sono necessarie 18! Al s.ten. Carrera
non giunge l'ordine di sospensione o rinvio dell'attacco, così partito alle 2 del 24 settembre,
giunge al Sasso Misterioso; il suo plotone rimane isolato dietro le linee austriache e
viene praticamente distrutto dalle truppe del capo plotone Beringer (lo stesso
Carrera è ferito due volte e poi catturato: al
ritorno dalla prigionia verrà insignito della medaglia d'argento).
Il parziale successo del 24 stimolò gli italiani a ritentare l'attacco nel breve periodo; il 28 settembre alle 3.30 dopo preparazione di artiglieria, 2 compagnie del Val Chisone (229ª e 230ª) si lanciano all'attacco delle posizioni difese dal I Jäger, lasciando però sul campo 18 morti, 24 feriti ed 86 prigionieri (5 morti, 24 feriti e 99 dispersi secondo il Pieri). In questa azione si distinse in modo particolare il cap. Berrino che rimase ferito da una scheggia di granata che gli asportò tre denti e lasciò la bocca in cattivo stato. Fu ricoverato a Pocol ma ci andò solo dopo la fine dei combattimenti e dopo aver diretto personalmente le ricerche dei morti e dei feriti sul campo di battaglia. |