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Azioni di ottobre
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Dopo la partenza delle truppe del DAK, il loro posto venne preso dalle truppe
dei reggimenti di kaiserjäger che per circa 4 mesi difesero i punti più
importanti del settore delle Dolomiti.
Le linee sul Castelletto (Fonte: Schneeberger, "La montagna che esplode", Gaspari)
Il primo attacco che i Kaiserjäger respinsero fu all'ala sinistra di Forcella
Col dei Bos (1ª/3°); da parte italiana in quei giorni era giunto nel settore
il nuovo comandante, col. Tarditi che riprese in considerazione il vecchio piano
di conquista del Castelletto. Il piano era lo stesso delle azioni del 24 e 28 settembre e
con reparti di alpini del Belluno e Val Chisone che investivano Forcella
Col dei Bos ed il Sasso Spaccato, mentre un gruppo tentava di risalire il canalone.
A disposizione vennero messi tutti i medi calibri del IX Corpo d'Armata che il giorno 16
ottobre concentrano il fuoco sulle posizioni austriache.
Nella notte per ben 3 ore l'artiglieria italiana batte la zona del Castelletto e del Sasso
Misterioso con pezzi anche da 210: le mitragliatrici sul Castelletto sono bene nascoste
nelle gallerie e continuano imperterrite a sparare, mentre il Sasso Misterioso ed il vicino
macereto tacciono. La 79ª a sinistra avanza con grande fatica fino ai reticolati ma i medi
calibri italiani hanno terminato le munizioni e la reazione austriaca è pronta e rabbiosa.
A destra, la 230ª trova un nuovo reticolato e non riesce nella posa dei tubi di gelatina:
lo stesso accade alla 78ª che tenta di inserirsi tra la 79ª e la 230ª. L'attacco al canalone
centrale non ha miglior esito.
Il Pulpito (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
Le cause principali del fallimento dell'attacco italiano si possono individuare
nella neve (alta quasi un metro e mezzo), nel tiro di sbarramento austriaco e nei reticolati intatti,
oltre al valore di 2 sottufficiali (secondo il Burtscher), Krikawa e Wittman
che respinsero gli italiani sull'ala sinistra.
Il 17 ottobre parecchi ricoveri della riserva situati presso il Rifugio Wolf Glanvell furono distrutti dal'artiglieria italiana e si registrarono 1 morto e 13 feriti. Il 25 ottobre il cannone del pulpito distrusse la sede del comando di battaglione che era sulle pendici del Grande Lagazuoi che venne quindi trasferito sulla Sella di Fanis e quindi in quella del Lagazuoi. |