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Il 6 novembre il cad. Neuwinger della 6ª/1° Kaiserjäger con un plotone occupa Forcella
Fontananegra che era stata liberata dagli italiani ma al mattino successivo viene
attaccato e gli viene ordinato di ritrarsi.
Forcella Col dei Bos e l'Alta Val Travenanzes nell'inverno 1916
(Fonte: Trenker, "Berge in flammen")
Il 23 novembre un proiettile sparato dal Pulpito colpisce un ricovero della
7ª/1° Kaiserjäger e provoca 6 morti e parecchi feriti.
Nella parte superiore della valle, il 9 novembre il serg. Degenhardt del 3° Kaiserjäger
(con due uomini) eseguì una puntata contro una mitragliatrice a forcella Col dei
Bos. Partito nottetempo dal Sasso Spaccato, passò l'avamposto italiano e giunse
alla linea principale italiana. Il ritorno fu più problematico, in quanto gli
italiani colpirono a morte lo jäger Zandl che però riuscì a trascinarsi fino alle
sue linee per morire colà.
Da novembre in poi gli attacchi italiani vennero sospesi a causa della neve.
Nel settore Travenanzes alla fine di novembre si trovavano i 2 streifkommando
e 1 compagnia del 1° Kaiserjäger; in novembre la 5ª (ten. Kühne) ed in dicembre
la 7ª (cap. conte Des Fours).
Reparti della compagnia e dello streifkommando Zeyer tenevano Fontananegra,
mentre il resto era di riserva presso il comando di settore; questo era tenuto
dal cap. Barborka, che aveva ceduto lo streifkommando 1 al ten. Fleck (del
1° Kaiserjäger).
A fine gennaio, in entrambi i settori giunsero per un breve periodo alcuni
reparti del II/3° Kaiserjäger.
Il pericolo maggiore era tuttavia portato dalla morte bianca:
Quando aveva nevicato per un tratto, sopraggiungeva improvvisamente il momento in
cui, lungo quasi tutta la Val Travenanzes, precipitavano dalle rupi di entrambi
i fianchi della vallata grandi e piccole valanghe; ed allora si udiva per ore e
ore una sequela pressochè ininterrotta di rombi, di boati e di scricchiolii.
Un imponente spettacolo si offriva a chi fosse in grado di seguire con l'occhio,
standosene al sicuro, l'imperversare delle forze della natura. Ma, per converso,
quali ore tremende doveva attraversare chiunque fosse ridotto ad aspettarsi,
da un istante all'altro, di venir sepolto dalla neve o trascinato nelle voragini.
G. Burtscher
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Il numero di vittime fu tuttavia limitato dalle misure messe in alto da
esperti comandanti quali Barborka. Tra Le misure principali vi era quella di
annettere a ciascun posto di vedetta un piccolo deposito viveri di modo che gli
uomini potessero sopravvivere per lunghi periodi senza rifornimenti. Quando a
causa delle valanghe ogni movimento veniva interrotto, lo streifkommando
dava il segnale esponendo una specifica bandierina.
Il freddo non raggiunse un'intensità elevata. I più provati erano i posti di
vedetta ma i soldati erano ben equipaggiati e in casi eccezionali, il cambio
avveniva ogni 30 minuti (o perfino 15). Gli attacchi avevano lo scopo di tenere
"vive" le truppe o di molestare gli italiani e rendere loro la vita difficile.
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