|
|
Reazione austriaca
|
|
Per tutta l'estate e l'autunno del 1915 gli italiani avevano tentato inutilmente
di prendere o accerchiare il Castelletto ma senza esito.
Posizioni sul Castelletto (Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
Il presidio austriaco nella primavera del 1916 era di 50 uomini con 2 mitragliatrici,
2 moschetti e 2 lanciamine; vi era anche un cannone che però non aveva mai sparato
un colpo a causa di un infelice piazzamento. La maggior parte del presidio era
composta da uomini della Streifkompanie 6.
ed allo stesso tempo ha già provveduto a far trasferire i ricoveri che sembrano maggiormente minacciati. L'8 maggio la certezza:
Cercò allora in tutti i modi di impedire lo scoppio, o per lo meno di ritardarlo e renderlo per quanto possibile innocuo; a più riprese fece effettuare lanci di mine, granate e barilotti di esplosivo. L'artiglieria austriaca, coadiuvata dai lanciabombe, iniziò a battere le posizioni italiane provocando un lento e costante stillicidio di perdite; lo scudo stesso venne distrutto e sostituito con sacchetti di sabbia. Da parte italiana vi era l'impossibilità di controbattere in modo adeguato, dato che i lanciabombe e le bombarde da 58A erano stati mandati in Trentino per arginare la Strafeexpedition. Solo alla fine di maggio arrivò il primo lanciabombe Thèvenot. Secondo le previsioni di Tissi e Malvezzi il 28 maggio è il punto di non ritorno, ovvero quello in cui si deve avere la certezza della disponibilità di tutto l'esplosivo, prima di iniziare l'ultima fase dei lavori di mina, che dovrà essere velocissima per anticipare i lavori austriaci di contromina. La richiesta dei due progettisti è di 35 tonnellate di gelatina (contro una produzione nazionale mensile di 80 tonnellate!). |