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Verso le 4 gli italiani tentarono di salire il canalone ma vennero respinti:
stessa sorte toccò a delle pattuglie che tentavano di raggiungere
il posto di vedetta di Schneeberger.
Nel frattempo sul Lagazuoi il fuoco dell'artiglieria italiana devastava le
posizioni fino alle 8.30, provocando altresì perdite non gravi (3 morti e 20
feriti). Tentativi italiani contro Col dei Bos, Sasso Spaccato a Cima Falzarego
vennero fermati dai presidii e dall'artiglieria austriaca.
Allo Scudo, oltre i restanti 17 uomini della squadra iniziale, arrivano anche altri alpini della
77ª che hanno cambiato percorso dopo aver visto le rocce sopra la Testata del Camino dei
Cappelli occupate dalla squadra austriaca. Iniziano a sparare (14 morti tra cui
il Guem e ferito il Tomsa) e lanciare bombe
verso il Castelletto, riuscendo a far sgombrare anche la III Guglia.
Il magg. Neri provvede all'invio di altri uomini allo Scudo, due mitragliatrici sul
Camino Vallepiana e la 77ª a ritentare la risalita del canalone centrale; chiede
inoltre all'artiglieria delle Cinque Torri di battere non più i rovesci del Castelletto ma le guglie.
Dallo Scudo entra anche in azione il lanciabombe.
In cima al Camino Vallepiana i Volontari Feltrini attendono per non rivelare
la loro presenza e far scattare la reazione dell'artiglieria austriaca; arriva anche
una mitragliatrice con 14 nastri ma è troppo tardi e l'azione
deve essere rimandata al giorno successivo.
Nella notte un plotone della 106ª (s.ten. Soave) arriva di rinforzo a Forcella Col dei
Bos mentre da parte austriaca i rinforzi sono costituiti da 2 mezzi plotoni di
Kaiserjäger ed un plotone di Landstürm. Nel resoconto del Burtscher si dice che
tra il 10 e l'11 luglio il cap. Raschin aveva inviato vari rinforzi: 16 uomini della
4ª/167° Landstürm (s.ten. Hryzik), alcuni kaiserjäger della
Streifkompanie 6 (alf. Richter) e uomini dell'Alpinen Detachement
del dott. Sild.
La notte tra l'11 e il 12 luglio trascorse tranquilla.
La mattina del 12, l'azione dalla testata del Camino Vallepiana viene condotta dai
s.ten. Polin e Piacentini (dello Scudo) che con le loro mitragliatrici bloccano
gli austriaci dentro le caverne del costone della Tofana e della III Guglia. Gli
italiani battono gli austriaci dall'alto, ma di contro gli austriaci riescono
a tenere sotto tiro alcune vie d'accesso fondamentali quali il percorso tra lo
Scudo e la Testata del Camino dei Cappelli e la forcella sopra il canalone centrale.
Invano Allais, Carugati, Vallepiana e Ceccato tentano di trovare accessi in parete
non battuti dagli austriaci.
Per tutto il 12 luglio gli italiani bersagliano gli austriaci che sono costretti ad
abbandonare anche la III Guglia ed a far tacere le mitragliatrici che battono il
costone della Tofana: si rifugiano in due caverne sul costone ma lasciano delle
sentinelle.
Nel pomeriggio artigliere e lanciabombe bersagliarono il
Castelletto mentre dalla Tofana i Volontari Feltrini sparavano. Vennero ridotti
al silenzio solo grazie all'intervento dell'artiglieria del Lagazuoi.
Alle 18 calò la nebbia e gli italiani si lanciarono per 3 volte contro il posto
Schneeberger che alla fine cadde. Lo stesso alfiere (sfinito) fu trasferito,
sostituito al comando dal s.ten. Von Call (Streifkompanie 6). Questi,
assieme al s.ten. Anschober (Alpinen Detachement 2) riuscì a liberare gli
uomini rifugiatisi nelle caverne ai piedi della Tofana.
Il Castelletto ed il Costone della Tofana di Rozes
(foto webmaster)
Ogni ritardo rischia però di essere fatale visto che sta per fare buio. Dal riposo
giunge anche Del Vesco dei Volontari Feltrini che si offre con 7/8 uomini
più alcuni elementi della 77ª e tenta di risalire il famigerato canalone centrale,
ma i massi che tuttora cadono glielo impediscono. Prova allora a risalire il
Camino dei Cappelli e dopo 5 ore giunge con 12 uomini alla testata. Si stabilisce
il contatto con lo Scudo e con il resto della 77ª: inizia allora la discesa con le
corde. La squadra occupa la selletta ed il cratere ed attacca una caverna. Ma da là
dentro apre il fuoco una mitragliatrice e dal fianco e dalle spalle si rivelano
anche dei tiratori austriaci annidati tra le rocce: gli italiani sono quindi
costretti a ritornare sui loro passi con 6 feriti, tra i quali lo stesso Del Vesco.
Nella notte l'artiglieria austriaca inizia a battere il cratere, il Camino dei
Cappelli ed il Costone della Tofana, ma con scarsi risultati data l'oscurità.
Il s.ten. Soave raccoglie i migliori del suo plotone e della 77ª e con 17 uomini
finalmente, verso le 24, occupa il cratere. Calano una corda ed issano per il
canalone due mitragliatrici (secondo il Burtscher solo una, piazzata allo sbocco
della galleria Tissi), poi arrivano i Volontari Feltrini ed altri
elementi della 77ª.
Ma sul versante nord, nel pietrame della III Guglia (300 metri sotto la sella)
il Von Call allestì una linea di 70 uomini ed il 14 luglio il Sild riceve l'ordine
di riconquistare le posizioni sul Castelletto. Ma tale attacco risultò troppo
pericoloso e venne abbandonata l'idea.
Nel pomeriggio del 13 il cap. Cajani riunisce la 77ª e dà il
cambio al s.ten. Soave, procedendo ad estendere e consolidare l'occupazione.
Due pezzi da campagna del cap. Freda vengono portati alla base del Castelletto
per battere il settore austriaco di Cima Falzarego.
Nelle prime ore del 13 luglio gli italiani, senza l'appoggio dell'artiglieria, mossero
contro il Sasso Spaccato ma ne furono ricacciati dal presidio e dalla mitragliatrice
della FW (Feldwache) 14. Anche un attacco contro Cima Falzarego si arrestò
pressochè spontaneamente di fronte alla compagnia del ten. Fischer.
Una volta libera la Strada delle Dolomiti, il Tarditi avrebbe potuto concentrarsi
sul Piccolo Lagazuoi, punto chiave di tutto lo sbarramento Alto Cordevole - Val Parola,
ma la sua intenzione era quella di occupare prima tutta la linea avanzata austriaca,
nelle cui mani rimanevano la base del Castelletto, il Masarè, il Sasso Misterioso,
e la parte ovest di Cima Falzarego: gli italiani potevano sperare di prendere anche
Forcella Grande e minacciare così da tergo tutta la linea austriaca. Da parte
austriaca si decise di tenere la linea avanzata solo come punto di osservazione con
pochi uomini, ma per ulteriore protezione venne costruita (di notte) una linea
intermedia che congiungeva il Grande Lagazuoi con la metà della base della Tofana I
passando per Val Travenanzes. L'Alpinen Detachement 3 (quello catturato a
Fontananegra) venne sostituito con un Distaccamento Alpino Bosniaco (Alpinen Detachement 10) e l'artiglieria
ricevette in rinforzo un mortaio da 305, uno da 240 ed un obice da 150.
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