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Dopo l'esplosione il cap. Raschin abbandonò gradatamente la linea avanzata sul
limite nord del Castelletto e attorno al Sasso Spaccato lasciando solo pochi
posti di vedetta per ingannare gli italiani. Vennero inoltre inviati consistenti
rinforzi (le forze in zona raggiunsero la consistenza di un reggimento)
tra i quali:
- la 20ª compagnia della Landes Infanterie Reserve 37
- mezza compagnia della Landes Infanterie Reserve 5
- 2 compagnie del 162° Landstürm (ten. Minkus e Sulzenbacher)
- l'Alpinen Detachement 14 bosniaco (ten. Zajicek)
- mitraglieri e zappatori
Posizioni in zona Castelletto
(Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
La notte sul 15 luglio il ten. Carugati, partendo dal Masarè, sale di nuovo a q.2905
per lasciarvi 10 alpini nel posto ex-austriaco occupato il giorno 9 da lui stesso.
Nel frattempo il gen. Tarditi richiama il ten. Carugati che è andato a parlare
con il cap. Slaviero (incaricato di sgomberare il Trincerone Verde del Masarè) per
concertare l'azione. Gli Alti Comandi temono che la Nemesis si possa trasformare
in un nuovo Castelletto; l'assisllo maggiore è la via utilizzata dagli austriaci
per salire sulla Nemesis, che nessuno riesce ad individuare. Carugati ipotizza un
accesso dal Masarè basso (Mangio un mulo vivo, ferrato e bardato se di lì non
si passa) anche se l'opinione comune è che non sia possibile.
Il 18 luglio la situazione dei presidi avanzati era di 14 uomini sulla III Guglia e
22 sul Sasso Spaccato tutti con l'ordine di ritirata di fronte ad un attacco
italiano. Nel frattempo il ten. Lochner (dei Pionieri) approntava nuove linee e
punti di appoggio sulle pendici del Grande Lagazuoi (Gasserdepot) e del
gruppo del Fanis. Vicino agli italiani fu invece allestita una linea mobile (che
passò alla storia come il "sacco di Val Travenanzes") alla quale si lavorava solo
di notte, disponendo, anzichè i tradizionali cavalli di Frisia, paletti d'inciampo
a tagliola.
A disposizione del V Gruppo Alpino vengono messi anche il battaglione
Pieve di Cadore e temporaneamente anche un battaglione dell'82° fanteria (Torino).
L'azione decisa dal comando del settore ha come obbiettivo lo sfondamento
della linea avanzata austriaca e l'occupazione di Forcella Grande. Il piano
è redatto dal magg. Grandolfi e dal cap. Baccon e prevede l'utilizzo di 4 colonne:
- Colonna Sirchia composta dal III/45° e dal Val Chisone
- Colonna Grandolfi col Monte Pelmo e Monte Albergian
- Colonna Celoria con il Belluno ed il Monte Antelao
- Colonna Pieve di Cadore
La fase iniziale deve consistere nell'occupazione dello sbarramento alla base del
canalone tra Tofana I e Castelletto ad opera della 96ª e 151ª del Monte Antelao
con 2 sezioni mitragliatrici; dopodichè tutte le colonne dovranno attaccare in massa
- da Cima Falzarego contro il trincerone antistante e forcella Travenanzes
allo scopo di richiamare ingenti forze austriache;
- da Cima Bos contro le trincee di Val Travenanzes e Forcella Grande;
- da Forcella Bos - Castelletto contro le stesse trincee della colonna 2 e
contro la linea Fanis - Cavallo con il Belluno a sinistra e la 96ª
a destra;
- contro il Masarè
Il Grandolfi (coadiuvato dal Neri) aveva il comando delle due colonne centrali
le quali, una volta padrone della linea di cresta, avrebbero dovuto piegare a sinistra
per avvolgere i due Lagazuoi; la colonna Sirchia a quel punto doveva puntare contro
Forcella Grande e lanciare pattuglie sul retro dello sbarramento di Val Parola.
Il 25 luglio a Vervei il col. Tarditi, riuniti tutti gli ufficiali del Gruppo, illustra
il piano e conclude dicendo:
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Il cap. Rossi partirà dallo sbocco della galleria del Castelletto alle ore 22; discenderà
in Val Travenanzes; rimuoverà gli ostacoli che troverà; invierà allora un reparto alle spalle
del Sasso Misterioso; toglierà di mezzo quest'ostacolo, e finalmente avvertirà le truppe di
Col dei Bos che potranno tranquillamente oltrepassare il Colle e discendere in Val Travenanzes
per risalire poi alla cresta Cavallo - Castello; il cap. Rossi, quando tutti i reparti gli
saranno passati davanti, lascerà le sue posizioni e si dirigerà verso Forcella Fanis. Il cap.
Rossi farà tutta l'azione preventiva; se non riuscirà la sua azione, nulla si farà; se la sua
azione riuscirà, egli farà da "portinaio": vi aprirà le porte e voi entrerete decisamente.
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La difesa austriaca (Sackstellung) si sviluppava a sua volta su tre linee:
- la linea avanzata del Sasso Misterioso
- di fronte a Cima Falzarego e Cima Bos 3 plotoni di Landstürm
- a Forcella Bos 3 posti (Sasso Triangolare, Sasso Misterioso, piedi del Castelletto) da 5 uomini
- nel canalone Tofana - Castelletto 6 uomini con 2 lanciabombe
- al Masarè 1 compagnia di Landstürm
- la linea Lagazuoi - Tofana (appena terminata)
- a ridosso della Tofana un plotone della Streifkompanie 6
- nella trincea a sbarramento della Valle lAlpinen Detachement 10 Bosniaco
con il ten. Zajicek e i s.ten. Grünwald, Loczka e Suchanek e dietro un
plotone della Streifkompanie 6 (s.ten. Ritter)
- sulle pendici del Grande Lagazuoi un plotone della Streifkompanie 6 ed
uno del 167° Landstürm (alf. Winkler) all'altezza del Sasso Triangolare ed altri
tre al Gasserdepot (ten. Obrist)
- la linea di Forcella Grande
- ai piedi della Torre Fanis una compagnia di Landstürm
- a Forcella Grande due compagnie del 162° Landstürm (ten. Von Minkus e
Sulzenbacher), due plotoni di zappatori
ed un plotone di Kaiserjäger
- sulle creste del Lagazuoi un plotone e due compagnie di Landstürm
A partire dal 19 luglio l'artiglieria italiana inizia dei concentramenti di fuoco
saltuari su diversi punti della difesa austriaca e di notte le pattuglie verificano
gli effetti del tiro.
Il 29 luglio dalle 7 il fuoco dell'artiglieria italiana divenne violento e si placò
solo alle 17.
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