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La mattina del 29 luglio il tiro viene intensificato e prolungato per tutta la giornata,
producendo seri danni sulle posizioni e sui reticolati. Alla sinistra, dopo le 10,
la colonna Sirchia inizia l'azione e fa avanzare le prime pattuglie: avanzano 2
compagnie di fanteria ed una di alpini, passano il primo reticolato, ma la linea dei
cavalli di frisia risulta invalicabile. Le truppe rimangono là davanti per tutta
la notte ed all'alba si ritirano.
L'azione del 30 luglio negli schizzi del cap. Raschin
(Fonte: Viazzi, "Diavoli sulle Tofane", Agielle)
Tra le 1 e le 2 di notte (in netto ritardo rispetto al piano) inizia l'azione della
96ª lungo il canalone. Secondo il Berti l'azione inizia alle 22, e la 96ª è
rinforzata dalla 150ª (cap. Reverberi) e da due sezioni mitragliatrici (s.ten.
Pimpinato e Jahier). I 6 austriaci di guardia al presidio nord del Castelletto
(sottufficiale Bertagnoli) si calarono con le corde dopo aver dato l'allarme.
Il plotone di testa (il 4°, seguito dal 3° del s.ten. Fortini) viene arrestato (muore il s.ten.
Brandimarte) e l'artiglieria austriaca (cap. Gostner su richiesta diretta del
cap. Raschin che si mise in comunicazione con lui subito dopo l'allarme dato dai
sei uomini del posto di guardia) inizia a battere
Forcella Col dei Bos. Verso le 2 il posto austriaco è comunque preso e gli alpini
iniziano a sboccare in Val Travenanzes alle spalle del Sasso Misterioso.
Sempre il cap. Raschin diede ordine al ten. Zajicek di inviare una pattuglia alla
riconquista; ma gli italiani erano già scesi oltre la sella e la pattuglia (caporale
Raffeiner e 20 uomini) li dovette impegnare nel ghiaione ai piedi della salita.
Verso le 3 il fuoco cessa ma gli italiani si sono appostati tra i massi, ed alla
pattuglia Raffeiner viene ordinato di spostarsi presso la parete della Tofana
per cogliere di fianco gli italiani. Il cap. Raschin diede l'ordine all'artiglieria
ed alle mitragliatrici di battere il Castelletto ed i suoi pendii.
Ma la 151ª che dovrebbe attaccarlo frontalmente
non appare e l'azione della 96ª è più lenta del previsto; in realtà il
Monte Antelao procedette tutto lungo il canalone con la 96ª in testa e la 150ª
e 151ª dietro. Una volta forzato il posto austriaco, 2 plotoni della 96ª si
diressero verso il Sasso Misterioso (3° e 4° plotone)
ed altri due verso Val Travenanzes (1° e 2° plotone, s.ten. Pavoni e ten. Verzegnassi). La 150ª si
schiera ai bordi del canalone e la 151ª in riserva. I due plotoni del Sasso Misterioso
rimangono senza ufficiale ed avanzano lentamente, gli altri due vennero trattenuti
per circa un'ora da mezzo plotone della Streifkompanie 6 e dal presidio di due piccoli
posti (cengia Tofana I e Castelletto). Nel frattempo l'azione
dell'artiglieria austriaca contro Forcella Col dei Bos si fa sempre più violenta.
Alle 2.40 il magg. Grandolfi ordina al Baccon (del Belluno) di eseguire
con la sua compagnia di testa l'attacco frontale al Sasso Misterioso e procedere
poi con la 96ª a destra e col Monte Albergian a sinistra verso gli
obiettivi prefissati.
Verso le 3 (nella versione di Pieri, le 3.30 secondo Burtscher), Baccon ed il
s.ten. Bellati (alla testa del primo plotone della 79ª)
penetrano nelle trincee del Sasso Misterioso che vengono liberate in tutta fretta
dai 10 austriaci rimasti di presidio.
Ma pattuglie austriache si mantengono vicine e nascoste tra i massi e fanno segnalazioni
con i razzi, tanto che il tiro dell'artiglieria e delle mitragliatrici del Grande
Lagazuoi diventa sempre più intenso.
Il cap. Baccon, dopo aver occupato il Sasso Misterioso, procede per circa 200 metri,
poi manda avanti un sergente con 2 alpini per trovare il collegamento con la 96ª ma nel
buio le parole d'ordine non sono comprese e per colpa di questo maldestro equivoco
muoiono un ufficiale del Monte Antelao ed il sergente del Belluno. Lo
stesso Baccon è costretto ad accorrere sul posto per chiarire l'accaduto; trova così
i due plotoni della 96ª in un avvallamento verso le 3.15. Torna quindi al Sasso
Misterioso per constatare lo stato del Belluno che è fortemente battuto
dall'artiglieria austriaca. Poi, senza attendere di essersi collegato di persona con
il cap. Rossi, ordina di avanzare alla 77ª, 79ª e ad una sezione mitragliatrici.
Nell'attraversamento di un piccolo nevaio e del vicino ghiaieto, 85 alpini vengono messi
fuori combattimento dal fuoco delle posizioni del Grande Lagazuoi che avrebbero
dovuto essere state attaccate dal Monte Albergian.
La colonna si lancia così decimata dal posto della Felsenwache
e dal Sasso Misterioso
contro la trincea austriaca (sotto la guida del cap. Baccon, e dei s.ten. Bellati e
Bossiner) ma incappa nella posizione a sacco tenuta dai Bosniaci
dell'Alpinen Detachement 10 con mezzo plotone Raffeiner, dal plotone Ritter
e la compagnia Obrist. Viene aggirata, nonostante il sacrificio del ten. Ventani della sezione
mitragliatrici, dai kaiserjäger e dalla Streifkompanie 6 che si era ritirata
indisturbata alle 3 (3.30) dal Sasso Misterioso. Così tra le 5 e le 6 gli alpini sono
costretti a cedere, lasciando nelle mani austriache 138 prigionieri (2 della 96ª,
20 della 77ª ed il restante della 79ª, più il comandante del battaglione, 5 ufficiali
della 79ª e 2 della 77ª). Dapprima due ufficiali e 30 alpini furono costretti alla
resa; gli
altri tentarono di tornare indietro ma vennero intrappolati e catturati altri 6
ufficiali (tra cui i cap. Brida e Baccon) e 100 soldati.
In pratica tutta la 79ª e la 6ª sezione mitragliatrici furono sacrificate,
mentre parte della 77ª riuscì a salvarsi.
Da Cima Col dei Bos ci si è intanto resi conto della sorte del Belluno e si
discute se tentare di avanzare in soccorso del battaglione in difficoltà, ma ormai
si sta facendo giorno e l'artiglieria austriaca batte con violenza tutta la zona,
per cui l'ipotesi del magg. Neri viene scartata. Si tenta anche mediante l'eliografo
di comunicare la sospensione dell'azione al cap. Rossi, ma ormai è tardi.
La sacca di Val Travenanzes
(Fonte: Viazzi, "Diavoli sulle Tofane", Agielle)
In base agli ordini avrebbero dovuto marciare a destra (in collegamento con la 96ª) la
79ª, al centro la 77ª ed a sinistra la 78ª (collegata col Monte Albergian).
In realtà mosse all'assalto la 79ª con la 6ª sezione mitragliatrici, le tennero
dietro 3 plotoni della 77ª mentre l'ultimo con il Comando di Compagnia e la 2ª
sezione mitragliatrici rimanevano attardati. Detti tre plotoni seguirono la 79ª,
piegando a sinistra, ma perso il collegamento i 3 ufficiali sostarono: il
ten. Trevisan e l'asp. Grassi si dirigono verso destra per ricongiungersi con
la 79ª, il s.ten. Polin mantiene la direzione ed incontra una trincea austriaca
alle pendici del Grande Lagazuoi; ha solo 15 uomini, per cui a sua volta opta per
la destra, sperando di trovare gli altri plotoni della 77ª e la 79ª, ma li trova
morti disseminati sui ghiaioni a nord della Tofana I. Ormai albeggia e si trova
a soli 50 metri dagli austriaci, senza che si intravedano rinforzi italiani.
Arretra di 100 metri, fino al Sasso Piramidale; durante il tragitto, in 2 muoiono
ed in 6 restano feriti e muore pure il portaordini inviato al Sasso Misterioso.
Una sessantina di austriaci tentano di circondare la posizione: la Streifkompanie 6
col Alpinen Detachement 10 (4 morti e 12 feriti) ed un plotone di Landstürm (4 morti
e 14 feriti) non riescono nell'intento per tutto il giorno. A sera Polin torna al
Sasso Misterioso dove trova il Belluno, il Monte Pelmo e la 96ª, ma
l'artiglieria austriaca si mantiene tambureggiante. Nei bombardamenti viene
ferito il cap. Ferrari ed ucciso il s.ten. Ghirardelli della 146ª del Monte Pelmo.
I Sassi austriaci e la trincea
(foto webmaster)
Dall'altro lato, il cap. Rossi dirige sotto il fuoco la sistemazione ed il consolidamento
delle posizioni alla base del canalone tra il Castelletto e la Tofana I e solo a sera,
ferito, risale il canalone (guadagnando per questa azione l'Ordine Militare di Savoia.
Si ricordi che tra i collaboratori del Rossi vi era anche un tal Cap. Reverberi, che
assurse alla gloria delle truppe alpine nel 1943 a Nikolajewka!).
A cima Falzarego una granata da 105 colpisce una baracca della fanteria, causando
4 morti e 14 feriti ed a Cima Bos un colpo da 305 fa franare un tratto di trincea
con 15 alpini del Monte Albergian.
Alle 22, un contrattacco austriaco viene respinto dal Belluno e dal Monte Pelmo.
La mattina del 30 luglio si combatteva ancora su Forcella Bos; l'alf. Winkler con 15
volontari tenta di dirigersi verso il Sasso Spaccato ma viene fermato e ferito.
La notte successiva ci riprova il s.ten. Ritter con un plotone della
Streifkompanie 6, ma si scontra con reparti italiani che si stavano a
loro volta preparando per un attacco.
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