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Il presidio italiano su q.2190 all'imboccatura settentrionale di Val Travenanzes
era una continua minaccia per lo sbarramento austriaco (da lì era sceso ad esempio
il cap. Baccon nel luglio del 1915).
Su un'ampia cengia che attraversava la parete da ovest ad est si fronteggiavano a
breve distanza un posto italiano ed uno austriaco.
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Queste due vedette di solito non si provocavano, anzi mantenevano rapporti di buon
vicinato. Accadde talvolta persino che abbattessero di comune accordo un albero e
se ne spartissero equamente il legno. Di quando in quando, gli ufficiali si
invitavano vicendevolmente a prendere un caffè. Ma un giorno un ufficiale austriaco,
che era ospite nella caverna italiana, vi fu trattenuto, per disposizione e
richiesta, a quanto sembra, di un alto comando italiano.
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Lorto
(Fonte: Burtscher, "Die kampfe in der felsen der Tofana", Teutsch)
Nell'estate del 1917 presso il comando di brigata a Pedraces (gen. Korzer) si
decise di attaccare l'altura; l'ambito dell'attacco fu in seguito ristretto allo
Stutzpunkt (Punto d'Appoggio) e l'ideazione fu assegnata al capitano dello
Stato Maggiore Jacobicz. Le truppe a disposizione erano:
- 2 obici da campo da 10 cm M14 (ten. Hackler, s.ten. Probst e Richter)
- 2 cannoni da montagna 3/8 da 7,5 cm M15 (ten. Seikmann, s.ten. Pürzl e Gamper)
- 2 cannoni da montagna 2/8 da 7,5 cm M15 (s.ten. Hucker e Silberstern, alf. Gurschner)
- 1 mortaio da 15 cm M80
- 1 cannone da montagna da 7 cm M99 (s.ten. Hrdliczka)
- 12 tra lanciamine e lanciabombe
- 2 lanciafiamme
- 14 mitragliatrici
- plotoni d'assalto dei s.ten. Passauer, Ries, Marka
- plotone d'assalto del 160° Landstürm
Durante l'azione vennero catturati un ufficiale e 26 soldati italiani, al prezzo
di 7 morti e 60 feriti, ma la cengia non venne conquistata dagli attaccanti.
Nell'autunno del 1917, grazie alla ormai perfezionata logistica, i presidi austriaci
di Val Travenanzes e Lagazuoi avevano preso tutte le disposizioni necessarie per
l'inverno venturo, ma la sera del 3 novembre (a seguito dello sfondamento sul
fronte isontino) quasi tutti i presidi della zona furono trasferiti altrove.
Le truppe che rimasero vennero inserite nel Gruppo Korzer al fine di incalzare
gli italiani in ritirata. Queste truppe rientrarono a Cortina d'Ampezzo la sera
del 5 novembre.
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