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Tofana I, fine maggio '17.
Notte tempestosa, l'ufficiale solo con il fedelissimo fra i suoi soldati;
di pattuglia per la parete N giù verso la Val Travenanzes.
Il maltempo peggiora e fra il turbinare della grandine si ritirano in un piccolo
posto abbandonato.
Un fulmine colpisce il tugurio, abbatte il soldato. Due ore di respirazione
artificiale lo strappano alla morte; dalla bocca contratta usciva, sotto la
pressione del movimento metodico, odor di bruciato come respiro di cadavere.
Due ore, di orrore, fra le più tragiche della vita dell'ufficiale.
Il soldato, un valdostano, comincia finalmente a riaversi e le sue prime parole:
Oh, ma pauvre femme, mes pauvres enfants!
L'ufficiale gli dice che va a cercare soccorso per riportarlo nelle nostre linee
e l'altro dimenticando sé stesso e la propria salvezza e chiamandolo per nome
come un fratello:
— Oh, n'allez pas, il est trop dangereux, il y a trop de neige, attendez le jour.
Fu salvato e tre anni di cura gli hanno permesso di camminare, almeno col bastone;
ha due medaglie d'argento al valore militare e non pensa che l'atto più luminoso
della sua lunga carriera di guida e d'alpino, fatta d'altruismo e d'abnegazione,
è racchiuso in quelle poche parole.
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