Due episodi sulle Tofane
di Ugo Ottolenghi di Vallepiana

I. Il nemico morente

Val Travenanzes, luglio '16.

Notte senza luna, scontro di pattuglie; cosa rara: noi sopra e loro più in basso; bombe a mano laceranti il silenzio.
Urto breve, rabbioso, a denti stretti, tacito per non rivelarsi a vicenda. Da parte loro qualche grido soffocato, poi il rotolìo di sassi ed il cozzar di ferraglie di gente in fuga.

E dall'oscurità venne un lamento lungo come il pianto d'un bambino che finiva in un rantolo ed ogni tanto una invocazione: "Mutter, Mutter" (Mamma, mamma), tenue come un soffio, ma che sembrava dovesse risonare nel mondo.
Poi tutto cessò e la notte parve non avere più alba.
Il volontario si ricordò che un poeta aveva dichiarato: — La guerra è bella!



II. Eroe senza saperlo

Tofana I, fine maggio '17.

Notte tempestosa, l'ufficiale solo con il fedelissimo fra i suoi soldati; di pattuglia per la parete N giù verso la Val Travenanzes. Il maltempo peggiora e fra il turbinare della grandine si ritirano in un piccolo posto abbandonato.
Un fulmine colpisce il tugurio, abbatte il soldato. Due ore di respirazione artificiale lo strappano alla morte; dalla bocca contratta usciva, sotto la pressione del movimento metodico, odor di bruciato come respiro di cadavere.
Due ore, di orrore, fra le più tragiche della vita dell'ufficiale.
Il soldato, un valdostano, comincia finalmente a riaversi e le sue prime parole: Oh, ma pauvre femme, mes pauvres enfants!
L'ufficiale gli dice che va a cercare soccorso per riportarlo nelle nostre linee e l'altro dimenticando sé stesso e la propria salvezza e chiamandolo per nome come un fratello:
— Oh, n'allez pas, il est trop dangereux, il y a trop de neige, attendez le jour.
Fu salvato e tre anni di cura gli hanno permesso di camminare, almeno col bastone; ha due medaglie d'argento al valore militare e non pensa che l'atto più luminoso della sua lunga carriera di guida e d'alpino, fatta d'altruismo e d'abnegazione, è racchiuso in quelle poche parole.