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Preg.ma Signora,
Con la presente rispondo alla sua lettera del 21 ottobre u.s.
Il capitano Emanuel Barborka comandava nel 1916 il settore di combattimento Travenanzes
e aveva pure alle sue dipendenze il 2° e 3° Detachement del 3° Kaiserjäger-Regiment,
di cui il 2° era agli ordini del tenente dott. Sild ed il 3° del capitano Engelbert Lap.
Tali distaccamenti avevano occupato le posizioni della Forcella di Fontana Negra,
tra la Tofana Prima e la Tofana Seconda e, con una ventina di uomini, un'ulteriore
posizione da noi chiamata "Tre Dita", dagli Austriaci "Dickschädel".
Quanto a me, comandavo la posizione italiana fronteggiante i distaccamenti austriaci
2° e 3°.
Nella notte dal 9 al 10 luglio 1916, gli alpini della 96ª e 150ª compagnia
del 7° reggimento, al mio comando (allora ero io pure rivestito del grado di capitano),
eseguirono un attacco contro le posizioni austriache, preceduto da dieci minuti
di fuoco d'artiglieria e appoggiato dal tiro di mitragliatrici che erano state
trasportate sulle pendici della Tofana Seconda. Erano le ore 10 pomeridiane.
Le posizioni austriache furono difese strenuamente e ostinatamente durante le ore notturne,
ma successivamente dovettero essere abbandonate ad una ad una e in special modo
sui fianchi; per tale cedimento ci fu possibile accerchiare completamente i
distaccamenti 2° e 3° e catturarli. Il distaccamento del Dickschädel cadde
nella notte successiva.
Nessuno scampò, ad eccezione di un solo Kaiserjäger, che nelle prime luci
del giorno 10 fu visto correre in direzione della Val Travenanzes.
Alla testa dei prigionieri era il capitano Lap, che era ferito gravemente e s'intrattenne
per alcuni minuti con me. Appresi allora da lui come durante la notte fosse accorso
sul teatro del combattimento anche il comandante del settore, capitano Barborka;
ma all'alba del 10 nulla ancora si sapeva della sorte toccatagli.
Nel corso del medesimo giorno egli fu ricercato, approfittando della nebbia, in
mezzo ai feriti e verso sera fu effettivamente ritrovato già spoglia esanime, a
qualche distanza dal punto dove erano stati fatti prigionieri il capitano Lap e
i suoi valorosi Cacciatori imperiali.
Era stato colpito da cinque pallottole delle mitragliatrici che, come ho già detto,
erano state piazzate sulle pendici della Tofana Seconda, nonché da schegge e
palette di uno shrapnel. Non aveva con sé che degli scritti concernenti un attacco,
che era stato progettato contro la posizione tenuta dai miei alpini, alcune
fotografie delle posizioni ed un biglietto indicante il suo grado, il suo nome e
cognome ed il reggimento a cui apparteneva.
Mi erano ben noti il valore e la capacità del capitano Barborka, avendo noi più
volte intercettati gli ordini da lui impartiti per telefono; ma anche gli Austriaci
catturati il 10 luglio misero in piena luce, con ammirate espressioni, le gesta
eroiche compiute dai capitani Lap e Barborka, asserendo che essi avevano fatto il
possibile per accrescere il coraggio e la resistenza dei loro subordinati.
Il capitano Barborka era corso spontaneamente al posto di combattimento durante
la notte, non appena ne aveva avuto indizio.
Non ci consta che egli abbia rivolto una parola ai miei alpini o agli stessi Austriaci,
essendo sopravvenuta la morte istantanea a causa delle ferite prodottegli simultaneamente
dalle mitragliatrici e dall'artiglieria.
Alla salma del capitano vennero resi gli onori che egli aveva più che meritati
per il valore e l'entusiasmo con cui aveva infiammato l'ardore guerriero del 2° e
del 3° distaccamento dei Kaiserjäger.
La tomba del cap. Barborka
Le sue spoglie furono raccolte e trasportate nel cimitero di guerra della Forcella
di Fontana Negra - a quota 2500 circa -; dopo qualche tempo se ne fece la traslazione
nel cimitero di Pocol, indi in quello di Cortina d'Ampezzo (Cimitero militare
Generale Cantore), dove attualmente riposano. Le accludo alcune fotografie, dalle
quali potrà vedere che invece di Barborka è stato scritto "Karhorka" e "Appunt."
anziché "Capitano".
Ciò è da attribuire evidentemente ad un errore, probabilmente a un'alterazione
dell'epigrafe che i miei alpini avevano tracciata sulla croce di legno e che poi
fu malamente intesa e tradotta. Non v'ha dubbio però che si tratti di quello stesso
capitano Barborka che i miei uomini avevano raccolto morto nel tardo pomeriggio
del 10 luglio 1916. Non si è mancato di deporre dei fiori sulla tomba del valoroso,
di averne cura e di erigervi attorno un recinto, dapprima ad opera degli alpini,
poscia di tutti gl'Italiani. Io e i miei alpini superstiti, che avevamo imparato
ad apprezzare il prode ufficiale durante la lunga lotta svoltasi fra enormi difficoltà
dovute al terreno ed al clima, lo abbiamo poi ognora ricordato con riverente ammirazione.
I miei alpini non avrebbero potuto trovarsi di fronte a un comandante più eroico.
Credo di aver detto tutto ciò che Ella desiderava sapere. Nel caso Le abbisognassero
altri dati, io sono a sua disposizione.
Scriverò oggi stesso all'ufficio competente, affinchè vengano apportate le necessarie
correzioni al nome e al grado indicati sulla croce. Gradisca l'espressione
della mia massima stima.
Colonnello CARLO Rossi Comandante del IV reggimento alpini
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