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Questa sezione era sistemata alla nostra sinistra a poche centinaia di metri dai
piccoli posti. Io comandavo il plotone di sinistra delle truppe di prima ondata
(228ª cmp. -106ª cmp. - 230ª cmp.) e come tale avevo proprio alle
spalle i piccoli pezzi di artiglieria.
All'imbrunire ebbe inizio il nostro tiro di distruzione ed erano a decine le
granate che passavano a pochi metri sopra le nostre teste, andandosi a schiantare
contro le difese austriache. Questa sezione era talmente attiva che la vampata del
colpo di partenza sembrava, nell'oscurità della notte, un apparato eliografico
in continua funzione; la celerità del tiro tanto rapida che il rombo assomigliava
a quello d'un tamburo: il colpo in partenza subito seguito dallo scoppio, tanta
era la vicinanza del pezzo agli obiettivi da battere.
Gli Austriaci, sorpresi dall'insolita preparazione d'artiglieria, si misero in
allarme e per conoscere la direzione dell'attacco incominciarono a lanciare razzi
illuminanti in tutte le direzioni; a questi si aggiunsero ben presto i fuochi delle
loro mitragliatrici e delle artiglierie collocate nelle fenditure del Grande
Lagazuoi (Forcella Grande) e sui crinali dei monti Fanis e Cavallo.
Cominciò a essere bersagliata la sezione di Cavalli che, oltre a essere la più
esposta era anche la più vicina e la più facile a essere colpita. Le granate di
piccolo e medio calibro che caddero attorno ai roventi pezzi da 65, lasciarono
prevedere che quello doveva essere il primo obiettivo della difesa austriaca.
Qualche colpo a shrapnels era riservato anche a noi. Malgrado la terribile tempesta
di ferro e fuoco che si stava rovesciando sugli indomiti artiglieri, questi non
diminuirono il loro ritmo, anzi, avendo avuto notizia che le nostre prime ondate
cominciavano ad attaccare le trincee nemiche, spostarono il fuoco sulle difese
più arretrate e sulle cannoniere che la gittata dei pezzi consentiva di battere.
Il frastuono del combattimento, le vampate dei colpi in arrivo e in partenza, le
granate che si schiantavano sulle rocce dolomitiche a noi vicine e su tutto il
campo di battaglia, non mi permisero di seguire sino alla fine lo svolgersi della
lotta intrapresa dai nostri prodi artiglieri contro i loro potenti avversari, ma
il rimbombo dei colpi in partenza, se col tempo rallentò d'intensità, non cessò
dal farsi udire fino al momento in cui il nostro attacco fu sospeso, non essendo
stato possibile raggiungere gli obiettivi fissati: era quasi l'alba!
In attesa di ordini mi ero collegato col plotone dì sinistra della 106ª cmp.
del "Belluno" e col suo comandante ci scambiammo le impressioni dell'attacco e
del terribile duello d'artiglierie a cui avevamo assistito. Dalla linea dei
piccoli posti potemmo constatare infatti gli effetti gravi del tiro avversario:
attorno agli appostamenti devastazione e distruzione!
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