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La nostra posizione sull'ala sinistra del Col dei Bòs (forcella) si estendeva
lungo una cresta, appoggiandosi a sinistra alle falde del Castelletto e sulla destra
a un gigantesco macigno scosceso denominato "Gespaltener Fels" (Sasso Misterioso).
Essa aveva come
rincalzo e punto d'appoggio una mitragliatrice appostata sullo zoccolo-basamento
del Castelletto. L'intrico di roccioni sparsi sul davanti della posizione facilitava
l'avvicinamento del nemico e serviva come protezione per defilare le posizioni
italiane, mentre la nostra occupazione proteggeva il sentiero che saliva la retrostante
gola del Castelletto. Questa posizione era presidiata da un plotone del
Jägerregiment Nr. 3. Da qui la linea formava un saliente a angolo retto per
circa trecento metri che terminava al cosiddetto "Dreieckiger Stein" (Sasso
Triangolare), dove aveva inizio la linea presidiata dalla 1ª cmp. del Bayer.
Jägerbataillon Nr. 1, alla quale si affiancavano sulla destra la 3ª e la
2ª compagnia della medesima unità.
Io mi trovavo col mio plotone nel tratto che si stendeva dal "Sasso Triangolare"
in direzione sud-ovest. Quel giorno, verso le ore 5.30 del mattino, avevo appena
controllato gli avamposti e mi disponevo a far ritorno nel mio ricovero, allorché
udii ai piedi del Castelletto delle detonazioni provocate dallo scoppio di bombe
a mano e delle grida di evviva. Con il cannocchiale vidi tre nostri soldati tornare
indietro di corsa e contemporaneamente, dal lato del nemico, una schiera indistinta
di uomini penetrare nella posizione: era evidente che gli Italiani erano riusciti
a soverchiare il presidio. Lanciai tre razzi rossi per provocare il fuoco d'artiglieria
e avvisai l'ufficiale che mi era più vicino dell'infiltrazione nemica. Afferrai
il fucile e la cartucciera e di corsa, insieme al mio attendente, mi recai il più
vicino possibile alla postazione occupata dagli Italiani. Il percorso, in quel dedalo
di massi, richiese un quarto d'ora di strada all'incirca. Cammin facendo, presi
con me altri due uomini del mio plotone (Apitz e Paulus) che conoscevo bene per
il loro sangue freddo e la mira infallibile.
Giunto alla mia ala sinistra, ossia al "Sasso Triangolare", vidi che il reparto
in difficoltà si era ritirato poco distante dal caratteristico macigno che costituiva
un evidente punto di riferimento. I soldati, al riparo di alcuni roccioni, sparavano
alla cieca sulla loro perduta posizione.
Con richiami e minacce, indussi quegli uomini a cessare il fuoco e mi sforzai di
trascinarli avanti. Alcuni mi seguirono e insieme, balzando da una rupe all'altra,
ci avvicinammo alla posizione occupata. Cominciava ad albeggiare e giunto a circa
duecento metri dal luogo potei rendermi conto di come stessero le cose.
Gli Italiani si erano insediati nel bel mezzo della posizione e cercavano di
raggiungere il Sasso Misterioso per meglio ripararsi e resistere agli eventuali
contrattacchi. Di lì fu fatto fuoco contro di noi, in modo non troppo preciso.
Rispondemmo al tiro a breve distanza e liquidammo diversi Italiani, mentre una
ventina d'altri si davano alla fuga. Probabilmente si erano diretti verso il Sasso
Misterioso, dietro al quale si muovevano delle figure che, nella penombra, non era
possibile distinguere se amiche o nemiche. Feci cessare il fuoco e gridai:
"Chi siete?". Ne ebbi in risposta urla e fucilate, segno che gli Italiani s'erano
impadroniti anche di quella posizione. Allora mandai l'appuntato Apitz verso la
roccia, proteggendo i suoi movimenti col fuoco da parte mia e dell'attendente Krueger.
Appena Apitz giunse a una ventina di metri dal nemico, sospesi il fuoco e gridai:
"Lasciate i fucili, siete prigionieri"! Questa intimazione fu rafforzata dall'intervento
di una mitragliatrice piazzata sulla cengia che costituiva lo zoccolo del Castelletto.
Allora, un fucile venne gettato al di sopra delle rocce, seguito da molti altri.
Gridai a Apitz: "Gli italiani si arrendono"! Questi strisciò dietro le rocce e ne
trasse fuori alcuni prigionieri; dopo di che mandai lassù anche Krueger, con l'ordine
di presidiare la postazione fino al cambio della guardia.
Il reparto che si era disperso a causa dell'inopinato assalto notturno e che aveva
subito la perdita di tre uomini e parecchi feriti, migliorata la situazione, ritornò
un po' alla volta al suo posto di combattimento. Si era ormai fatto giorno: dalle
loro linee, gli Italiani - conosciuto lo svolgimento dell'attacco - presero di
mira con due mitragliatrici la posizione da noi riconquistata. In quel mentre,
l'appuntato Krueger gridò dalla roccia sottostante che aveva ancora da fare con
un ufficiale e 6 soldati italiani, e che Apitz era stato gravemente ferito.
In tal modo il numero di prigionieri si accrebbe di un ufficiale e di 13 uomini,
tutti del 7° reggimento alpini. L'ufficiale era in servizio permanente effettivo
e si era già guadagnata una onorificenza nella guerra italo-turca. Questo
condottiero dell'impresa, il sottotenente Carrera, tentò, nel corso di quel
pomeriggio, di distruggere alcuni documenti, ma ne fu impedito dall'appuntato Kruger.
Quelle carte rivelavano come l'azione facesse parte di un piano in grande stile
per la conquista del Castelletto.
Allorché, il 28 settembre, gl'Italiani rinnovarono l'attacco, noi, in base
all'esperienza del giorno 24 e a quanto avevamo appreso dalle disposizioni
intercettate nonché dalle dichiarazioni dei prigionieri, eravamo già ricorsi alle
più ampie contromisure. Le truppe erano state notevolmente rinforzate e la posizione
più diligentemente fortificata.
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