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Il 5 settembre i Landesschutzen vengono sostituiti dal X/59° (t.col. Von Paumgarten) che si
dispose in zona nel modo seguente:
- 3ª dal Wildgrabenjoch al Gipsgraben
- 1ª e 2ª al centro
- 4ª dall'Innich Riedel al Altensteinspitzen
Lo spigolo della Grande di Lavaredo
(Fonte: Kubler, Reider, "Guerra fra le Tre Cime", Athesia)
Erano appoggiati da una batteria da campagna (9/41), 2 cannoni da montagna, 2 obici da
montagna (2/8) e 2 sezioni mitragliatrici.
La distanza tra le due linee era considerevole, per cui il disturbo poteva essere recato
solo con l'utilizzo dell'artiglieria. Solo in un punto gli italiani erano vicinissimi alle
trincee austriache: dal 9 settembre infatti i bersaglieri dell'8° erano di presidio sul Sasso
di Sesto e per gli austriaci non c'era verso di scacciarli da là sopra, nemmeno con il
martellamento continuo di artiglieria.
Il 3 ottobre il comando della zona viene assunto dal cap. Burger il quale elabora il seguente
piano di attacco contro il Sasso di Sesto:
- Ala destra: s.ten. Schuh con metà della 2ª;
- Centro: s.ten. Steiner con 1 plotone della 2ª;
- Ala sinistra: uff.sost. Wagner con 50 uomini
Posizioni italiane sulla cima del Sasso di Sesto
(Fonte: Kubler, Reider, "Guerra fra le Tre Cime", Athesia)
Il 30 ottobre verso le 1, la colonna di destra si scontra con gli italiani a sud del Sasso di Sesto,
attirando su di sè l'attenzione dei difensori. Il s.ten. Steiner risale di slancio
la china e dopo un breve ma feroce corpo a corpo costringe al ritiro il drappello
italiano. Sulla cima rimane il s.ten. Hirsch con 20 uomini, mentre gli altri fecero
ritorno alle loro posizioni verso le 4.
Gli italiani reagiscono subito con tiri ben piazzati di artiglieria che in breve causano
un morto e quattro feriti: il manipolo riceve dunque l'ordine di ripiegare. Il 31 ottobre i
bersaglieri si riprendono le trincee verso le 13.
L'1 novembre l'alf. Jurcic con un colpo di mano riesce a riprendere la vetta ed una
squadra di genieri piazza nelle caverne delle cariche di esplosivo, ma durante il
ripiegamento la squadra viene sopraffatta dagli italiani ed incappano nelle mine che
fecero sì che il contatto non avvenne e dunque le cariche non esplosero. Con questo
tentativo gli austriaci lasciarono sul campo 2 morti, 9 feriti e 13 prigionieri.
Questo fu l'ultimo tentativo per il 1915 da parte dei Rainer di riconquistare il Sasso di
Sesto in quanto a novembre per parecchi giorni infuria la tormenta:
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Chi soffriva maggiormente era la sentinella, che sul brullo pianoro restava
esposta alla bufera senza alcun riparo e doveva impiegare tutte le forze per resistere
alla violenza del vento [...] non si vedeva nulla a più di due o tre metri di distanza.
(Diario dello standschützen Mörl)
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