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Tutti i precedenti tentativi erano falliti perchè gli accessi al Sasso di Sesto erano
troppo esposti alla vista e di conseguenza al fuoco degli italiani. Altresì era già
stato provato che anche mantenere la cima era impossibile data la potenza di fuoco
di cui disponeva l'artiglieria italiana del settore. Il magg. An der Lan era quindi
contrario a qualsiasi azione ma alla fine prevalsero le argomentazioni a favore portate
dal cap. Demian.
Lo scavo della galleria sotto la neve cominciò ai primi di aprile partendo
dall'avamposto sud-ovest del Toblinger Knoten; nel frattempo i 60 landstürmer e
standschützen scelti per il tentativo venivano addestrati alle nuove tecniche di combattimento
ravvicinato.
Il Sasso di Sesto dominato dalla Torre di Toblin
(foto webmaster)
All'inizio il lavoro procedeva velocemente ma le condizioni andavano peggiorando; si
doveva spalare fuori la neve senza essere visti dagli italiani e soprattutto mantenere
la giusta direzione (si utilizzavano a tal fine dei fili di ferro che venivano spinti
fino alla superficie per essere visti dagli osservatori) e la giusta quota. Dopo varie
correzioni il tunnel giunse alla cresta tra Toblinger Knoten e Sextenstein e seguendo
questa fino ai cavalli di frisia italiani. Si scavò quindi una galleria trasversale di
8 metri con parecchi buchi d'attacco fino a 30 cm dalla superficie.
Poichè si diffuse la voce che un ruteno avesse disertato (in realtà era precipitato) il
cap. Demian ordinò l'attacco immediato: dopo l'assoluzione generale impartita dal
cappellano Hosp, alle 22.55 viene dato il segnale d'attacco. Molti italiani vengono
sorpresi nel sonno ed incolonnati lungo la galleria, ma nelle caverne inferiori
si svolsero mischie furibonde. Alle 24 il Sasso è in mano austriaca, fatta eccezione
per le gallerie più profonde. Gli austriaci catturano un sottotenente e 70 uomini e
si apprestano alla difesa (s.ten. Fuchs).
Ma già all'alba del giorno dopo gli italiani sparano con l'artiglieria di Forcella
Lavaredo troncando tutti i collegamenti austriaci. Il primo attacco italiano viene
facilmente respinto, ma dalle caverne inferiori sbucarono di nuovo gli italiani e quel
che resta del presidio austriaco è costretto ad asseragliarsi sulla cima. Il fuoco
dell'artiglieria italiana li costringe al ritiro lungo la galleria nella neve nella
quale trovano le munizioni necessarie alla difesa che però non servono in quanto
gli italiani non li inseguono.
Il Berti riporta come data dell'attacco il 21 aprile e lascia dell'episodio una definizione
esemplare: "la guerra dei trogloditi".
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