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Alle 8.30 dell'1 novembre gli austriaci occupavano Tolmezzo ed Enemonzo e 4 battaglioni
del gruppo tattico Fasser si avviavano verso Cima Sappada. Il Comando della X
Armata Austriaca mirava a tagliare la ritirata attraverso il Passo Mauria alla
26ª divisione ed a chiudere in una morsa la IV Armata italiana. La X Armata austriaca,
agli ordini del gen. von Krobatin era così composta:
- 94ª Divisione di Fanteria (feldm. von Lawrowski)
- XXV Brigata da Montagna (col. Wasserthal)
- III/18° Infanterie
- VIII e XXX Jäger
- X Landstürm
- 2 compagnie d'alta montagna
- LVII Brigata da Montagna (col. Watterich)
- I e III/26° Landstürm
- V/7° Infanterie
- VI/2° Kaiserjäger
- 5 compagnie d'alta montagna
- XCIV Battaglione d'assalto
- 1 squadrone di Dragoni
- XCIV Brigata di Artiglieria di Riserva
- Gruppo Hordt (gen. Hordt)
- XXIX Brigata da Montagna (gen. Arciduca Ferdinando)
- LIX Brigata da Montagna (gen. von Dietrich)
per un totale di 29 battaglioni, 10 compagnie d'alta montagna, 3 compagnie tecniche,
1 reparto d'aviazione e 338 pezzi d'artiglieria (162 di piccolo calibro, 12 di
medio calibro, 44 di grosso calibro e 160 in postazione fissa) schierati dal Monte
Peralba al Monte Rombon.
Il 2 novembre gli austriaci attaccano il Monte Pura ma allo scoperto e sulla neve
alta vennero respinti dagli alpini del Tolmezzo; ma la ritirata della 26ª divisione
costrinse gli alpini a ritirarsi sulla Mauria, passando agli ordini della IV Armata.
Il 3 novembre il Comando della IV Armata emanava nuovi ordini (fonogramma 11558):
al I Corpo chiedeva di far affluire con la massima celerità alla stazione di
Calalzo 2 battaglioni destinati verso Pederobba per bloccare lo sbocco di
Valdobbiadene agli ordini del brig. Corelli. Il gen. Piacentini ordinava che la
marcia di ritirata avvenisse su 4 scaglioni, ma i reparti di Milizia Territoriale
della Piazza Cadore - Maè dovevano rimanere sul posto e la 1ª divisione doveva
lasciare a Peaio un battaglione per sbarrare la Val Boite, così come la Brigata
Como doveva lasciarne uno a Tre Ponti. Contestualmente ordinava l'accelerazione
dell'arretramento verso Tai che doveva essere tassativamente ultimato entro la
mattina del 6 novembre.
In quei giorni passavano per Lorenzago lunghe colonne di profughi della Carnia
dirette verso la stazione di Calalzo, ma la situazione si aggravò quando Sappada
e tutto il Comelico vennero sgombrati dalla popolazione civile. Alcuni sindaci
della zona si recarono al comando dell'Armata a Belluno per verificare se fosse
ancora possibile una resistenza italiana in Cadore, ma tornarono invece con la
notizia che la resistenza era destinata al Piave.
Nella notte tra il 4 ed il 5 novembre fu fatta saltare la galleria presso il Passo
della Morte; tutti i soldati validi si ritrassero sulla Mauria, abbandonando i
civili ai saccheggi delle truppe croate che avevano seguito quelle tedesche.
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