I soldati Italiani
Augusto Carlo Baccon
(Archivio Franco Licini)

Augusto Carlo Baccon nasce a La Spezia il 20 febbraio 1884. Suo padre Roberto1, generale d'artiglieria, è originario della Valle di Susa; sua madre è la torinese Clotilde Gilli2. A fine carriera, il padre decide di lasciare la Liguria per tornare con la famiglia a Chiomonte, il suo paese d'origine. All'età di vent'anni Augusto risponde alla voce del sangue intraprendendo anch'egli la carriera militare. Oltre al padre, infatti, anche suo zio Carlo3 aveva raggiunto il grado di generale, e proprio nell'arma degli Alpini, quella a cui anche Augusto aspira di appartenere. Il 3 novembre del 1903 viene ammesso al 1° anno di corso alla scuola militare di Modena dove, per titolo di merito, è ospitato gratuitamente a mezza pensione; è stato registrato come soldato proveniente dal distretto di Pinerolo, volontario di 1ª categoria aggregato alla classe 1883. Regolare negli studi, il 7 settembre del 1909 gli viene conferito il grado di sottotenente con destinazione iniziale al 4° Reggimento Alpini per passare successivamente, come effettivo - e già col grado di capitano - al Battaglione "Saluzzo" del 2° Reggimento.

Alla metà di ottobre del 1911 Baccon parte per la Libia e il giorno 25 sbarca a Derna.
Sul giornale "La Stampa" dell'8 giugno del 1912 viene pubblicato un articolo di cronaca che aggiorna i lettori sugli ultimi avvenimenti in Cirenaica:

"Il giorno 31 spirò su Derna soffocante il ghibli. La temperatura salì improvvisamente a quarantadue gradi all'ombra. Al mattino la ventiduesima compagnia del battaglione alpini Saluzzo, comandata dal capitano Baccon, uscì dallo sbarramento di fondo della valle del Derna e risali l'uadi allo scopo di proteggere i lavori, che si dovevano compiere per migliorare un sentiero sulla parete rocciosa di uno dei versanti dell'Uadi Giarabba, al punto in cui questo sbocca nel Derna. La compagnia prese posizione indisturbata e sotto la sua protezione furono compiuti i lavori dal capitano del secondo reggimento alpini, Arbarello4. Furono fatte brillare più di venti mine, che scavarono convenientemente la roccia. I lavoratori e la compagnia di protezione si ritirarono poi senza che il nemico tentasse nessuna offesa".

Successivamente gli alpini del "Saluzzo", strappati alle loro montagne e gettati in un deserto sconosciuto d'oltremare, allo Uadi Derna infliggeranno una dura sconfitta alle truppe dell'emiro Enver Bey5.
Augusto Baccon torna in Patria nell'ottobre del 1913 a fine campagna; per i fatti d'armi di Uadi Dernino il suo reparto ha meritato un encomio solenne.

Assegnato successivamente al Battaglione "Fenestrelle" del 3° Alpini, nei giorni che precedono la dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria, il capitano Baccon raggiunge il Cadore. Gli viene affidato il comando dell'83ª compagnia che è dislocata ai piedi del Mondeval, sopra Selva di Cadore. Aggregato quindi alla 2ª Divisione, il 27 maggio il contingente si muove alla volta del passo Giau e attraversata la Val Costeana, il 6 giugno raggiunge Rumerlo, nei pressi del Col Drusciè, non lontano da Cortina d'Ampezzo.
Gli alpini del "Fenestrelle" nelle giornate del 7 e 8 giugno attaccano le posizioni austriache di Son Pauses penetrando in Val di Fanes. Schierandosi a difesa di Ponte Alto, Baccon fa tesoro dell'esperienza acquisita in Libia e dispone gli alpini in formazione circolare, ognuno rivolto verso un preciso settore. La compagnia bavarese, che il giorno 9 tenta un contrattacco, perde 3 ufficiali e 24 soldati. La tattica funziona molo bene ma quella posizione è ritenuta troppo avanzata e lo schieramento, dopo pochi giorni di combattimento, viene ritirato.
Il 30 giugno Baccon si spinge da Col Fiorenza sulle pendici della Tofana III per valutare la possibilità di scendere in Val Travenanzes. Sulle pendici Nord-Ovest, a quota 2.559, stabilisce un presidio permanente, mentre altri piccoli posti sono sistemati anche sulla vetta e sul versante Est della Tofana di Mezzo (Doss di Tofana e Dosso di Landro). Il Comandante Ragni si rallegra per le azioni svolte, ma esprime alcuni dubbi sull'opportunità di intraprendere la discesa verso la Val Travenanzes. Ciò nonostante, la mattina dell'8 luglio, l'83ª compagnia del "Fenestrelle", guidata dal capitano Baccon, scende dalle pendici della Tofana III e coglie di sorpresa il presidio austriaco di quota 1780. Avuto nei giorni successivi il cambio da parte della 30ª compagnia del capitano Varda, il 19 luglio gli alpini di Baccon ridiscendono a Cortina per un meritato turno di riposo. Dieci giorni più tardi, con il concorso di due plotoni della 30ª, la compagnia di Baccon è nuovamente in azione contrattaccando e riconquistando quota 2557, un avamposto appena perduto dalle truppe che lo presidiavano. Il giorno successivo prende quindi posizione nei pressi di Passo Posporcora alla testata della Val Fiorenza.

Durante l'autunno inizia ben presto a nevicare e gli uomini, da una parte e dall'altra del fronte dolomitico, si apprestano a trascorrere il rigido inverno aggrappati alle rocce.

A primavera, nel febbraio del 1916, Baccon viene trasferito al 7° reggimento dove assume il comando titolare della 78ª compagnia del battaglione "Belluno". Dagli alti comandi del settore dolomitico è ritenuto ufficiale capace e valoroso, ma non pochi tra i suoi nuovi subalterni lo considerano, piuttosto, di carattere tracotante e indisponente.

Nella notte del 29 luglio del 1916 ha inizio un'azione diretta ad assicurare il libero accesso alla Val Travenanzes, non dalla via già percorsa da Baccon lungo le pendici della Tofana III, bensì da forcella Col dei Bos. Quindici giorni prima, facendo esplodere sotto le postazioni nemiche una mina di 35 tonnellate di gelatina, era stato rimosso l'impedimento rappresentato dalla roccaforte austriaca sul Castelletto della Tofana; ora si trattava di mettere a buon frutto gli sforzi profusi dagli alpini nei mesi precedenti.
Per l'occasione, a Baccon viene affidato il comando interinale dell'intero battaglione "Belluno" e, superate le posizioni del Sasso Misterioso, gli alpini si affacciano alla Val Travenanzes. Non sanno che i Kaiserjäger, ritirandosi, hanno formato un nuovo sbarramento tra la parete occidentale della Tofana e Cima Falzarego, tendendo un'insidiosa trappola dove aspettano che, ignara, cada la preda.
Baccon aspetta fino all'alba di quel giorno: è la domenica del 30 luglio del 1916. Pur non avendone certezza, pensa che le altre compagnie coinvolte nell'assalto, quelle dei battaglioni "Albergian" e "Antelao", abbiano ormai raggiunto le loro posizioni e siano in grado di coprire l'avanzata del "Belluno". Così purtroppo non è! Baccon dà tuttavia l'ordine d'attacco e con la 79ª compagnia e parte della 77ª, davanti a tutti, scende di corsa incurante del fuoco incrociato che lo accoglie. Ben presto però l'avanzata del "Belluno" si trasforma in tragedia: le mitragliatrici fanno strage, i reparti si frazionano, ma ciò nonostante i superstiti continuano la discesa. Baccon è ferito a una gamba ma con altri riesce comunque a penetrare in una trincea nemica. Da ogni parte si sentono urlare minacce in tedesco e in italiano e alla fine, resosi conto del fallimento, anch'egli come molti altri è costretto ad arrendersi. Quel giorno i danni subiti dal "Belluno" sono davvero rilevanti: 138 prigionieri, quasi tutti della 79ª compagnia che conta alla fine una novantina di perdite tra morti e feriti; la 77ª ha avuto miglior sorte, ma anch'essa ha lasciato in mano austriaca una ventina di alpini.
Sono le quattro e mezza di mattina e il capitano Augusto Baccon è avviato con altri ufficiali verso il campo di prigionia di Mauthausen.

Rientra in Italia alla fine della guerra e nel luglio del 1918 si sposa con la sua Lina, Angela Azimonti, che da lì a qualche anno metterà al mondo le sue tre figliole: Rosita, Armanda e Mariagrazia.
Indossando la sua divisa da alpino, il 28 marzo del 1919 Baccon presenzia alla costituzione del Fascio di Combattimento di Torino. Nel frattempo, per i suoi ultimi fatti d'arme, gli è stata attribuita la Medaglia d'Argento al Valor Militare in quanto:

"Comandante tattico di un battaglione alpino, con alto sentimento del dovere, con valore personale e con grande slancio, portava la propria truppa successivamente su due degli obiettivi prefissatigli. Rimasto ferito gravemente a una gamba, dopo viva lotta a corpo a corpo nella trincea conquistata, non desisteva dall'esplicare la propria azione direttiva e dall'incuorare i soldati, finché sopraffatto dalla preponderanza nemica e svenuto, veniva fatto prigioniero. Val Travenanzes, 29-30 luglio 1916".

Negli anni successivi Baccon scriverà le proprie memorie di guerra in un testo inedito intitolato "Come guerreggiai sulle Tofane dal maggio 1915 al luglio 1916". Atri suoi scritti andranno a comporre, assieme al critico contributo di Celso Trevisan, il libro "Cosa accadde in Val Travenanzes la notte del 30 luglio 1916?".

Da poco promosso tenente colonnello, il Cavalier Carlo Augusto Baccon muore all'ospedale Mauriziano di Torino il 15 febbraio del 1961 e due giorni più tardi viene sepolto nella tomba di famiglia a Chiomonte, in Val di Susa. Al suo nome sarà intitolato un bivacco in Val di Fanes, sulle Dolomiti Ampezzane.

Note

1 nato nel 1845, morto nel 1912
2 nata nel 1849, morta nel 1921
3 nato nel 1850, morto nel 1916
4 Vincenzo Arbarello (Torino, 22 febbraio 1874) passerà alla storia come "il conquistatore del Monte Nero". Morirà sepolto da una valanga abbattutasi sulla baracca comando a Casera Turrie (Alpi Carniche) il 2 aprile 1917.
5 A ricordo dell'impresa gli alpini del Saluzzo compongono un canto che entrerà a far parte del repertorio classico dei cori alpini: "E la nave s'accosta pian piano, salutando Italia sei bella, al vederti mi sembri una stella, o morosa ti debbo lasciar. Allora il capitano mi allungò la mano sopra il bastimento, mi vuol salutare, e poi mi disse: i turchi son là. E difatti si videro spuntare, le nostre trombe si misero a suonare le nostre penne al vento volavano tra la bufera e il rombo del cannon. E a colpi disperati mezzi massacrati, dalle baionette, i turchi fuggivano, gridando: alpini abbiate pietà. Sulle dune coperte di sabbia i tuoi alpini, o Italia, morivano ma nelle veglie ancor ti sognavano, con la morosa e la mamma nel cuor. E col fucile in spalla caricato a palla sono ben armato, paura non ho; quando avrò vinto ritornerò!"