Augusto Barzi nasce a Santa Croce sull'Arno, in provincia di Firenze, il 19 marzo del 1895 da Ezio
e da Maria Frosali.
Compie i suoi studi a Firenze, prima nella scuola tecnica Leon Battista Alberti e successivamente
all'Istituto tecnico di ragioneria.
Nel gennaio del 1915 si aggrega, nella sua città, al plotone allievi ufficiali di complemento
del 70° fanteria della brigata "Ancona" dando seguito alla sua aspirazione di continuare la
tradizione militare di famiglia: suo padre era infatti membro dell'esercito e sua madre figlia
e sorella di ufficiali.
Raggiunto il grado di sergente viene trasferito, sempre a Firenze, all'84° reggimento della
brigata "Venezia".
Promosso sottotenente, nel gennaio del 1915 ritorna nei ranghi della brigata "Ancona" essendo
stato assegnato al 69° reggimento. Dopo un breve distacco a Figline Valdarno, il 29 marzo parte
con la sua compagnia per l'alto Cadore. Da Sottocastello raggiunge il Comelico superiore dove,
per quattro mesi, i fanti del 69° contribuiscono a mantenere le posizioni al Kreuz Berg, il Passo
di Monte Croce, sostenendo aspri combattimenti.
In agosto hanno inizio le operazioni italiane contro lo sbarramento di Sexten e dopo alcune settimane
di aspre battaglie, il 5 settembre viene predisposto un nuovo attacco al Seikofel, il Monte Covolo.
Gli artificieri, agendo contro i reticolati con tubi di gelatina e cesoie, aprono un varco di una
ventina di metri, ma la linea di filo spinato frena comunque l'avanzata dei fanti. In quell'intrico
di impedimenti Barzi avanza col suo plotone ma, avvicinandosi al nemico, viene colpito da un
proiettile all'altezza dell'addome. La ferita non sembra molto grave e, assistito dal suo attendente,
riesce a raggiungere il più vicino posto di medicazione. Intanto la battaglia continua e gli
austriaci respingono l'attacco facendo uso anche dell'artiglieria. Tre granate esplodono nei
pressi della tenda di soccorso nonostante il segno della croce rossa che la distingue. I colpi fanno
strage di medici e infermieri e Barzi, nuovamente ferito, questa volta in modo grave, non può
essere convenientemente assistito. Rimane in vita ancora per quindici lunghissime ore di agonia
e durante la notte del 6 settembre cessa di soffrire. In quei giorni i fanti hanno sacrificato
672 uomini, altri 598 sono stati feriti. I battaglioni ritornano stremati a valle e a Padola
i sopravvissuti, dopo aver accompagnato i compagni meno fortunati al camposanto, affollano il
paese per un breve, meritato riposo.
Al sottotenente Augusto Barzi sarà attribuita la medaglia di bronzo al Valor Militare
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