Bruno Bonfioli nasce a Trento il 5 marzo del 1889 a palazzo Cazuffi, un massiccio
ma elegante edificio rinascimentale al numero 12 di via Oss Mazzurana. Qualche
giorno più tardi suo padre Alfredo e sua madre, Attilia Maturi, registrano la sua
nascita nel libro della parrocchia del Duomo imponendogli quattro nomi:
Bruno-Antonio-Emilio-Giuseppe.
Fin da giovane Bruno ha una grande passione per l’alpinismo e con altri compagni
di studio fonda la Sezione Universitaria della Società Alpina del Trentino. Nella
sede della Società Studenti, il 4 aprile del 1909, nasce così la “SUSAT” che il
3 luglio dell’anno successivo viene ufficialmente riconosciuta anche dal locale
Imperial Capitano Distrettuale. Subentrando al suo amico Ghezzer Mite, nel 1911
Bruno Bonfioli ricopre la carica di Presidente.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Bruno e i suoi quattro fratelli passano
il confine, fuggendo o disertando, e si mettono a disposizione di quella che hanno
deciso essere la loro Patria: l’Italia. Come irredenti preferiscono cambiare le
loro generalità e mutano il cognome in Boisio.
Bruno allora ha 26 anni ed è già laureato in ingegneria. Il suo foglio matricolare
dice che è alto un metro e 69 centimetri e mezzo, ha il torace di 87 centimetri,
capelli neri e lisci, il naso greco, occhi castani, colorito roseo, dentatura sana
e, ovviamente, che sa leggere e scrivere.
Suo fratello Ezio, sette anni più giovane di lui, è ancora studente e viene arruolato
nel 7° Alpini. Morirà il 25 agosto del 1917 nei pressi delle case di Mesnjak,
durante l’assalto alla Bainsizza, meritando la Medaglia d’oro al Valor Militare.
Un altro fratello, Remo, anch’egli Alpino, sarà ferito molto gravemente battendosi
al tempo di Caporetto. Fatto prigioniero, verrà rinchiuso nel campo di Mathausen
ma riuscirà a tornare in Italia sfuggendo alla forca.
Bruno Bonfioli, sotto le mentite spoglie di Bruno Boisio, il 2 luglio del 1915 è
arruolato come soldato volontario nel 3° Reggimento Genio telegrafisti della brigata Verona.
Dopo un breve periodo di addestramento diventa sottotenente ed è assegnato, per
il prescritto periodo di prima nomina, al 2° Reggimento Genio. In seguito passa
al 5° Reggimento Genio minatori e ai primi di gennaio del 1916 viene affiancato
a Gelasio Caetani e a Rodolfo Grimaldi nella realizzazione dei lavori di rafforzamento
delle posizioni e in seguito di minamento del Col di Lana.
Di lui scrive nel suo diario Gelasio Caetani:
“Costone di Agai, 30 gennaio 1916: ... Ai primi del mese è venuto anche un terzo
ufficiale, il sottotenente Bruno Boisio, un volontario trentino, ben determinato
a fare la guerra sul serio. Porta una piccola barbetta, è miope e si aggiusta sempre
il pince-nez sul naso e quando sorride ha l’aria di canzonarti. Dapprima mi fece
poca impressione, ma mi sono accorto adesso che è un ragazzo di valore ...”
I tre ufficiali, che agiscono alle dipendenze del Tenente Colonnello Peppino Garibaldi,
vengono ben presto soprannominati “I tre Moschettieri del Col di Lana”.
Il 7 aprile Bonfioli, assieme a quattro minatori, rimane rinterrato ma incolume
all’interno della galleria dov’è esplosa una contromina che però, sfogando principalmente
verso l’alto, ottiene solo l’effetto di mandare all’aria una decina di metri di
trincea austriaca. Malgrado quel fallito tentativo di intercettazione gli italiani
portano a termine lo scavo, ma anche gli austriaci non demordono e aprono altre
contromine. Finalmente, alle sei di sera del giorno 15, Grimaldi e Bonfioli, con
la cooperazione di 300 fanti del 59° Reggimento, danno inizio al caricamento delle
camere di scoppio trasportando 5 tonnellate di esplosivo. Caetani e il tenente
Giovanni Maggio caricano i fornelli al lume di candela mentre una trentina di uomini,
stesi a terra nell’ultimo tratto dello scavo, fanno il passamano respirando appena
per l’aria viziata e l’azione intossicante della gelatina. In nove ore di duro lavoro
le due camere di scoppio sono riempite. Il nemico con le sue opere di contromina
è ormai vicino: si possono addirittura sentire dei passi sopra la volta della
galleria. Bonfioli e Grimaldi completano il lavoro di intasamento e subito dopo
vengono stesi e allacciati i circuiti elettrici. Alle 23,30 il maggiore Mezzetti
fa arrivare l’ordine di agire. Bonfioli stesso descrive quel momento cruciale:
“Alle 23.35 Caetani diede il segnale stabilito e tutti gli esploditori contemporaneamente
scattarono sotto lo strappo simultaneo delle cordicelle. Ne seguì un attimo di silenzio
che ci sembrò un secolo, poi un colpo sordo, una detonazione profonda, cupa, come
un boato sotterraneo, una scossa di terremoto e una gran pioggia di sassi che non
finiva più e che ci ha ostruito metà dell'ingresso della nostra galleria mentre si
sentiva il rotolare dei massi giù per i valloni.
Chi ha visto lo scoppio da lontano ha detto che lo spettacolo era superbo. Sulla
vetta s'era alzata una nube grande, maestosa, immensa, e poi una colossale fontana
saliente di blocchi, di massi, chissà forse di uomini.”
A Bonfioli e a Grimaldi vengono assegnate medaglie d’argento al V.M. con la medesima
motivazione.
Nel mese di maggio i “tre Moschettieri del Col di Lana” si dedicano alla costruzione
di strade in Val Cordevole ma il 21 giugno Bruno Bonfioli lascia la compagnia e parte
per il fonte del Trentino dove lui stesso ha chiesto di essere trasferito. Vuol
dare il suo contributo per arginare l’avanzata degli austriaci che il 15 maggio
hanno dato inizio ad un massiccio attacco: la Strafexpedition.
Col grado di tenente Bonfioli è quindi all’8ª Compagnia del 1° Reggimento zappatori
e sul fronte trentino rimane per un intero anno. Nel marzo del 1917 è trasferito
sulla linea dell’Isonzo dove gli viene affidato il comando della 3ª Compagnia del
5° Reggimento minatori con l’incarico di costruire postazioni d’artiglieria in caverna.
Nei pressi di San Michele del Carso lavora a quota 242 e vicini al Castello di
Rubbia porta a termine una cannoniera sotterranea, con una superficie che supera
i 1000 metri quadrati, collegata a un ampio reticolo di trincee esterne. Opera
inoltre a Gradisca, Brestovich e Podgora. Nel frattempo ha nuovamente ritrovato
l’amico Gelasio Caetani, appena rientrato dal territorio della Macedonia, dal quale
apprende che il 21 febbraio Rodolfo Grimaldi, il terzo Moschettiere, è caduto nei
pressi di Biljanik colpito da due pallottole di fucile.
Nel corso del 1917 Bruno Bonfioli è tra i fondatori, a Firenze, della “Legione
trentina”, un sodalizio che si propone di riunire i fuoriusciti che si sono volontariamente
arruolati nell'esercito italiano. La Legione raccoglie notizie, offre appoggio
morale e materiale agli aderenti, onora i martiri e i caduti. I compiti dell'associazione
non si esauriranno col finire della guerra ma proseguiranno con attività rivolte
alla difesa dell'idea nazionale fino al 1988, anno del suo scioglimento. I documenti
e i cimeli raccolti dalla Legione, già dal 1919 arricchiscono il Museo del Risorgimento
creato al Castello del Buonconsiglio.
Dopo la ritirata di Caporetto Bruno Bonfioli, divenuto capitano, lavora alla costruzione
di strade e opere di presidio lungo la linea del Piave.
Nel corso del conflitto Bonfioli ha meritato due medaglie d’argento, una di bronzo
e la croce di guerra.
Alla fine delle ostilità si dedica finalmente alle sue mansioni di ingegnere e il
17 ottobre del 1922 sposa la bergamasca Giulia Vittorina Bellotti. Il 20 marzo del
1925 si trasferisce a Milano dove si occupa della progettazione di centrali idroelettriche.
Nel 1926 viene realizzato il suo progetto per l’impianto di Mollaro-Mezzocorona
che prevede lo scavo di una galleria di ben 9 chilometri e l’anno dopo si dedica
alla costruzione delle centrali di Cogolo e Peio. Oltre che come libero professionista,
opera per conto della Società idroelettrica Sacra Molveno (SISM) come responsabile
tecnico per la realizzazione degli impianti sul torrente Noce e nel 1931 presenta
un piano di lavoro per l’utilizzo delle acque del gruppo della Presanella. Suoi
sono ugualmente i progetti per le dighe di Pian Palù e Santa Giustina. Per le sue
competenze tecniche, dimostrando inoltre grandi capacità organizzative, l’Ingegner
Bruno Bonfioli diventa direttore della SGET, la Società generale elettrica trentina.
Nel 1937 è uno dei massimi dirigenti della generale Elettrica Cisalpina (GEC) di
Milano e negli anni ’40 passa ai vertici della Edison.
Bruno Bonfioli muore a Milano il 4 aprile del 1985 alla veneranda età di 96 anni.
Si ringraziano per le informazioni fornite:
il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto,
l’Archivio di Stato di Trento,
il Comune di Trento,
la Parrocchia del Duomo di Trento,
il Comune di Milano.
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