Nato a Torino il 20 dicembre 1867 morto a Locvizza Kostanie il 4 novembre 1916.
Rimasto orfano in tenera età, appena quattordicenne, venne avviato alla carriera
militare, inizialmente presso il Collegio militare di Milano e poi, com'era
tradizione di famiglia, all'Accademia di Modena, dalla quale usć nel 1887 col
grado di sottotenente destinato al 50° reggimento fanteria della brigata Parma.
Non trascuṛ mai la sua passione per il disegno e la pittura alle quali, nel tempo
libero, si dedic̣ sempre con entusiasmo.
Nel 1889, a soli ventidue anni, venne nominato ufficiale di ordinanza del generale
Gandolfi, allora Governatore in Eritrea, incarico che Buffa di Perrero mantenne
per un biennio. Rientrato in Italia come tenente, chiese nel 1894 di essere trasferito
nel Corpo degli Alpini. Venne coś assegnato al 4° reggimento - battaglione Aosta -
dove rimase per nove anni svolgendo attività alpinistica istruendo plotoni scelti
di guide alpine. Tra le numerose imprese, nel 1899, in divisa da ufficiale, scaḷ
il versante italiano del Cervino.
Nel 1903, promosso capitano, pasṣ al 2° e poi al 3° reggimento alpini svolgendo,
per scopi militari, un approfondito studio dei massicci montuosi lungo il confine
italo-austriaco.
Nella primavera del 1914, nominato maggiore, part́ per la guerra di Libia col
battaglione "Fenestrelle" che comanḍ in diverse azioni nella zona della Cirenaica,
guadagnandosi un solenne encomio.
Rientrato in Italia verso la fine dello stesso anno, col suo battaglione venne
mandato a presidiare i confini orientali.
Allo scoppio della guerra assunse il comando del battaglione "Cadore" che guiḍ
alla conquista dell'Oberbacher Spitz (Crode Fisacline), del Pulpito (Kanzel),
dell'Einser (Cima Una).
Sul Monte Cristallo, nell'ottobre del 1915, leg̣ il suo nome a clamorose imprese.
Buffa di Perrero condusse personalmente all'assalto la 67ª e la 75ª compagnia
lungo una sottile cresta nevosa esposta al fuoco nemico. Colpito, si tampoṇ la
ferita alla meglio senza peṛ abbandonare il suo posto di comando. L'azione,
continuata cruentamente per due giorni, è ripresa nella motivazione della medaglia
d'argento al valor militare attribuitagli in quell'occasione.
Dopo un breve periodo di convalescenza, Buffa di Perrero rientṛ in servizio
assumendo l'incarico di capo di Stato Maggiore presso il comando della sua divisione.
Nel frattempo, promosso tenente colonnello, gli venne affidato il comando del
138° reggimento di fanteria - brigata Barletta - che si trovava schierato sul
Carso in attesa dell'imminente IX battaglia dell'Isonzo.
Il 31 ottobre del 1916 ebbe inizio la sua ultima azione di guerra. Dall'1 al 4
ottobre condusse vittoriosamente l'attacco scavalcando le trincee nemiche arrivando
fin quasi a Castagnevizza; ma durante la notte sul 5 novembre, mentre ispezionava
le linee avanzate per rincuorare i propri soldati, cadde colpito a morte da una
scheggia di granata.
Carlo Buffa di Perrero venne sepolto nel cimitero militare di Vizentini, nel vallone
di Doberḍ, da dove, il 22 febbraio del 1922, la salma fu traslata al cimitero
di Cavour, tra la sua gente.
|