Figlio di Giobatta e Maria Tomè, entrambi agordini, Mario Enrico Cadorin nasce il
2 aprile del 1886 a Quero dove suo padre è temporaneamente impiegato nella direzione
dei lavori della ferrovia Montebelluna - Feltre.
Dopo aver frequentato il decimo corso della Scuola Montanistica di Agordo (oggi
Istituto tecnico industriale minerario), Mario si diploma il 6 agosto 1907. Inizia
la sua carriera lavorativa come caposervizio delle miniere di fosfati di Kaalat
Djerda, situata nei pressi di Gafsa nel cuore della Tunisia.
Nel 1909 rientra in Italia per prestare il servizio militare di leva. Viene
congedato il 14 novembre dell'anno successivo col grado di Caporalmaggiore.
Tre mesi dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale viene richiamato alle armi,
ma trovandosi in quel momento nella Provincia argentina del Tucuman, occupato
nella costruzione di opere civili, non può rispondere prontamente alla chiamata.
Decide comunque, poco dopo, di lasciare il lavoro e tornare in Italia per mettersi
a disposizione della Patria.
Il 13 ottobre del 1915 è al 7° Alpini di Belluno da dove riparte due giorni dopo
per frequentare il corso Allievi ufficiali alla scuola militare di Modena.
Fresco di nomina ad Aspirante ufficiale, il 18 marzo del 1916 raggiunge il battaglione
Belluno sul fronte dolomitico dove assume il comando di un plotone della 106ª compagnia.
Nel giugno dello stesso anno, affiancandosi a Malvezzi, sostituisce Tissi nella
direzione dei lavori di minamento del Castelletto della Tofana dove sono impiegati
120 Alpini minatori che, alla fine dei lavori, avranno scavato 2200 metri cubi
di roccia. La mina di 35 tonnellate di gelatina esplode alle 3.40 dell'11 luglio.
La motivazione della medaglia d'argento attribuita a Cadorin descrive gli avvenimenti.
Il 15 luglio, con Decreto del Comando Supremo, Mario Cadorin viene promosso sul
campo "Sottotenente di complemento". Dopo aver provveduto al rafforzamento delle
posizioni conquistate sul Castelletto, nel mese di ottobre gli Alpini minatori,
guidati da Cadorin e Malvezzi, si trasferiscono alla "Cengia Martini" sul piccolo
Lagazuoi dove, dal mese di dicembre, danno inizio allo scavo di tre gallerie a
rafforzamento delle linee difensive della cengia e di una mina da far esplodere
sotto la quota 2668. Il risultato finale dei lavori è un aggrovigliato sistema di
trafori lungo circa 1110 metri che, oltre alle camere da mina, ospita alloggiamenti,
depositi per materiali e piazzole per mitragliatrici e cannoni. Alle ore 21.50 del
20 giugno 1917 la mina, caricata con 33 tonnellate di esplosivo, squarcia le rocce
di quota 2668. Per l'opera compiuta Mario Cadorin venne promosso Tenente e merita
una medaglia di bronzo.
Quella mina è l'ultimo atto del battaglione Belluno in Val Costeana. Il 3 luglio
i suoi reparti lasciano le Dolomiti, cedendo il posto al XII Gruppo Alpini, e si
dirigono al fronte dell'Isonzo.
Il 20 luglio del 1917, inquadrato nel V Raggruppamento Alpino, il Belluno, al comando
del capitano Luigi Masini, raggiunge le terre Friulane.
Gli Alpini minatori, guidati da Mario Cadorin e Luigi Malvezzi, formano un gruppo
speciale denominato "Compagnia Lavoratori" che viene messo alle dirette dipendenze
del Generale Giuseppe Tarditi, comandante del V Raggruppamento.
Si sta preparando l'assalto alla Bainsizza, l'undicesima battaglia sul fronte isontino.
In particolare, Cadorin e Malvezzi sono incaricati dell'allestimento di un ponte
nei pressi della confluenza tra il Torrente Vogercek e l'Isonzo. Attraversato il
fiume, anche la "Compagnia Lavoratori" prende parte ai combattimenti per la conquista
del vallone di Široka Njiva, della quota 550 e dell'abitato di Mesnjak.
Il 3 settembre, nei pressi di Peternel, alla presenza dei Comandanti della II Armata
e del XXVIII Corpo d'Armata, viene letta la motivazione con la quale sono attribuite
a Mario Cadorin due medaglie d'argento al valor militare:
A pochi metri dal nemico dava esempio di belle virtù militari e di elevato
sentimento del dovere nel portare in poche notti di lavoro i materiali da ponte
necessari per il passaggio dell'Isonzo, superando gravi difficoltà di terreno.
Riuscito il passaggio del fiume, per nove giornate di combattimenti si comportava
sempre valorosamente. Efficace cooperatore dell'azione del comando, con instancabile
tenacia e con mirabile ardimento accompagnava le colonne d'attacco, partecipando
a tutti gli scontri anche più sanguinosi. (Altipiano di Mesniak, 19-27 agosto 1917)
Disciolta la "Compagnia Lavoratori" Cadorin rientra come effettivo nei ranghi del
Belluno e affianca, in veste di aiutante maggiore, il comandante di battaglione,
il capitano Luigi Masini.
Partecipa quindi alle azioni sul Monte Rosso (24 ottobre 1917) dove la Brigata
"Etna" è stata annientata dall'esplosione di una mina austriaca, e dopo la rotta
di Caporetto, alla resistenza sul Monte Stol (25 ottobre 1917).
Ripiegato a Belluno, il 7 novembre il battaglione è sul Cansiglio per tentare di
arginare l'avanzata tedesca. Il giorno 10, trovandosi completamente circondati,
gli Alpini del Belluno si dividono in gruppi nel tentativo di sfuggire all'accerchiamento
e raggiungere la linea del Piave.
Un manipolo di uomini, guidato dal capitano Masini e da Mario Cadorin, attraversa
il lago di Santa Croce su barche condotte da ragazze del luogo. Lungo la dorsale
del Visentin i fuggiaschi raggiungono Stabie dove vengono per la maggior parte
catturati dai tedeschi. Riescono rocambolescamente a salvarsi solo Masini e
Cadorin che il 17 novembre raggiungono le proprie linee dalle parti di Quero
(paese natale di Mario Cadorin).
La motivazione con la quale Mario sarà successivamente decorato con la Croce di
guerra al Valor Militare rende l'idea dell'accaduto: (Bollettino Ufficiale 1926 Pag. 381)
Mario Cadorin - Tenente 7° Regg. Alpini - Battaglione Pelmo.
Due volte preso e due volte riuscito a fuggire al nemico invadente, raggiunse,
attraverso pericoli e disagi le nostre trincee portando utilissime informazioni
che valsero a reprimere un contrattacco avversario. - Medio Piave - 10-17
Novembre 1917.
Nell'impossibilità di ricostruirlo, il 9 dicembre 1917 il battaglione Belluno viene
sciolto. Masini quale comandante e Cadorin come suo aiutante maggiore, passano al
battaglione Val Cismon che viene impiegato sul massiccio del Grappa negli aspri
combattimenti dal Monte Tomatico ai Solaroli e sul Valderoa (1-18 dicembre 1917).
Il 4 marzo del 1918 il Val Cismon venne aggregato al XIII Gruppo Alpini e assieme
ai battaglioni Antelao e Cadore è inviato sulla linea arretrata del fronte sul
Monte Altissimo, fra Tione e Riva del Garda, a costruire e ripristinare trincee,
camminamenti, mulattiere e baracche. Sullo stesso fronte, dall'11 luglio al 16
agosto, l'intero Gruppo venne impiegato in prima linea (Doss Casina - Doss Remit).
Mario Cadorin viene nominato Cavaliere dal Re d'Italia Vittorio Emanuele III:
Di Nostro moto proprio e in considerazione di particolari benemerenze acquisite
durante la guerra 1915-16-17-18 abbiamo nominato e nominiamo il tenente Cadorin Mario,
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia con facoltà di fregiarsi delle insegne
per tale Equestre grado stabilite. Il Cancelliere dell'Ordine è incaricato
dell'esecuzione del presente Decreto per tale Equestre grado stabilite.
(Dato a zona di guerra li 13 settembre 1918)
Il 19 settembre del 1918 Masini e Cadorin passano al battaglione Monte Pelmo.
Il giorno successivo viene costituita l'80ª Divisione e il Pelmo, assieme al Suello,
all'Exilles e al 15° Gruppo artiglieria da montagna, forma il XVII Gruppo Alpino.
Il 23 ottobre il battaglione è schierato sulle falde del Monte Casonet. All'alba
del giorno seguente entra in azione in Val delle Mure e passa all'attacco di malga
Solarolo. Il 28 ottobre, assieme al Cividale e al Cervino, è in linea a Col del Cuc.
Nella giornata del 31 i tedeschi si ritirano e il Pelmo, assieme all'Exilles e al
battaglione Cadore, scende a Seren del Grappa e verso le sei di sera entra a Feltre.
Dopo la vittoria, con parte del suo battaglione, Mario Cadorin viene impiegato
nella ricostruzione degli argini del Piave.
All'inizio del 1919 è quindi inviato a Tripoli come ufficiale degli Alpini addetto
al generale dell'Ufficio Politico, ma i nuovi indirizzi del governo italiano sulla
questione coloniale, che per la Tripolitania si concretizzarono, a giugno dello
stesso anno, con la promulgazione degli Statuti (la cosiddetta Legge fondamentale
"al-qanûn al-asâsî") gli permettono, pochi mesi più tardi, di rientrare in patria
e, finalmente, di congedarsi.
Poco tempo dopo viene assunto dalla Società Terni che lo incarica dello studio di
nuovi impianti in Tunisia, Turchia, Asia Minore, Ungheria.
In Liguria, il 15 novembre del 1920, sposa Giuseppina Angiolina Garibaldi e un
anno dopo nasce il primo figlio Fausto, seguito, nel 1926, dal secondogenito Sergio.
Dal 1921 al 1925 Cadorin si dedica alla costruzione di teleferiche e all'esercizio
di cave per il cemento. Nell'agosto del 1925 è direttore di montaggi della Società
Ceretti & Tanfani di Milano per la quale lavora alla Funivia del Gran Sasso e del
Vomero a Napoli. La sua frenetica attività prosegue quindi con altri lavori per
il montaggio di teleferiche in Francia e in Spagna dove, tra il 1926 e il 1927,
lavora tra Durcal, Lanjaron e Motril sulla Sierra Nevada, poi va in Egitto e in
Grecia.
Muore a Lavagna il 6 gennaio 1945.
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