Nasce a Termoli (Campobasso) nel 1865 e muore il 27 maggio del 1918 a Montegaldella
(Vicenza).
Figlio di Luigi e Carlotta De Horatis, Nicola Maria Campolieti appartiene a una
tra le più note e facoltose casate termolesi.
Fin da giovane è ispirato da ideali di libertà e patriottismo, valori che gli derivano,
tra l'altro, dall'esempio di alcuni membri della sua famiglia che avevano offerto
il proprio contributo a sostegno del diritto all'autodeterminazione delle genti
italiane. Nel 1848 i fratelli Tommaso e Gennaro Campolieti erano infatti intervenuti
personalmente in difesa della Repubblica di Venezia quando questa stava per cadere
in mano austriaca.
Nicola è ben presto coinvolto nell'amministrazione del cospicui possedimenti
famigliari composti da numerose terre e fabbricati. Frequenta quindi l'Accademia
militare coltivando nel contempo la sua passione per la letteratura e la poesia.
Compone opere in versi come "Addio a Parma" e "A Giacomo Leopardi in
occasione del primo centenario" e nel 1905, per l'inaugurazione del traforo
del Sempione, l'allora capitano Campolieti si diletta nel creare "L'inno dei
Minatori" che viene poi musicato da sua moglie, Virginia Mariani, brillante
e versatile artista diplomata nel 1892 presso il Liceo Musicale di Pesaro. Nel
1905 nasce loro figlio Luigi che diventerà anch'egli, come la madre, musicista e
compositore, e dirigerà per un certo periodo l'orchestra dell'Operà di Parigi.
Nicola Maria Campolieti si dedica inoltre alla stesura di testi d'ispirazione
militare come, ad esempio: "Mente e anima di un eroe" del 1907,
"Il carattere militare nel giudizio di Napoleone" del 1910,
"La colonizzazione militare presso vari popoli moderni" del 1913 e
"La disciplina militare e la disciplina del lavoro" del 1914.
A Milano, ottenuto il grado di maggiore, presta servizio nell'8° reggimento di
fanteria (brigata Cuneo). Promosso tenente colonnello, allo scoppio della prima
Guerra Mondiale gli viene affidato il comando del II battaglione appartenente al
46° reggimento della brigata Reggio.
La brigata, composta per la maggior parte da fanti di origine sarda, lascia la
sede di Cagliari già alla fine di aprile e il 24 maggio si trova dislocata fra
Perarolo e Tai di Cadore. Raggiunto ai primi di giugno il fronte dolomitico in
Val Costeana, il battaglione comandato da Campolieti è subito impiegato nei primi
assalti verso le posizioni austriache di Valparola contro le quali, intonato il
Canto degli Italiani, i sardi avanzano sotto un fitto fuoco di fucileria e
mitragliatrici. Fermati dai reticolati che attraversano tutta la valle, si
apprestano a rafforzare le posizioni conquistate quando a Campolieti giunge l'ordine,
da parte del colonnello Arrighi - comandante della divisione - di proseguire
comunque. Favoriti dalla nebbia, i fanti riprendono quindi ad avanzare fino a
ridosso delle trincee nemiche ma la foschia si dirada e gli Standschützen aprono
il fuoco. Nonostante i ripetuti sforzi, gli Italiani devono alla fine desistere
lasciando sul terreno 5 ufficiali e un centinaio di morti e feriti tra i militari
di truppa.
Uno fra i tanti partecipanti a quelle azioni, anch'egli un fante di origine sarda,
in una lettera pubblicata dal giornale La Tribuna, esprime il proprio pensiero
sul suo Comandante:
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In un assalto fatto dal battaglione, il ten. col. Campolieti si distinse moltissimo.
E' veramente un ufficiale straordinario, un uomo di sangue freddo e di un coraggio
eccezionale. Durante l'assalto alla baionetta delle trincee austriache, fu il primo
coi ciclisti; in mezzo a un fuoco rabbioso; dava ordini appoggiato al suo bastone,
e con la rivoltella in pugno avanzava, gridando ai soldati: "Avanti, battaglione
d'agricoltori, salterò per aria io per primo ...", ed espugnava le trincee tra
lo scoppiare delle mine. Quanto prima lo promuoveranno per merito di guerra e gli
daranno anche la medaglia al valore. E' un uomo ammirevole: non è solo un poeta,
un letterato, è un soldato di prim'ordine, che ha negli occhi lampi napoleonici,
nel gesto lo slancio di Garibaldi.
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E infatti, per quelle azioni alle pendici del Lagazuoi, Campolieti ottiene la sua
prima Medaglia d'argento al Valor Militare.
Il 18 luglio Campolieti è al comando dell'intero 46° reggimento e l'1 agosto
partecipa ad altri assalti contro le trincee di Valparola.
Dopo tali avvenimenti, il 7 agosto lascia il comando del 46° fanteria al colonnello
Giulio Corradi. Campolieti è chiamato sul fronte carsico dove il 16 agosto viene
messo alla testa del 39° fanteria (brigata Bologna). Il reggimento è in linea tra
Sagrado e Doberdò, a sud di Gorizia, e per tutto il mese di settembre si alterna
alla brigata Siena con incursioni dimostrative verso le posizioni nemiche.
Promosso al grado di colonnello, a metà ottobre Campolieti partecipa alla terza
battaglia dell'Isonzo, la campagna autunnale che ha lo scopo di completare la
conquista del campo trincerato di Gorizia prima che i rigori invernali impediscano
le operazioni. Alle prime ore del 21 ottobre, muovendo dalle posizioni di Castelnuovo,
il 39° fanteria si lancia all'attacco della trincea delle "Celle" e la occupa
catturando circa 500 prigionieri. In quell'azione il reggimento è collegato a
sinistra con la brigata Siena e a destra col 63° fanteria (brigata Cagliari) che
però si devono arrestare per l'impenetrabilità dei reticolati nemici. Sebbene
isolati e colpiti di fianco e di rovescio dal fuoco nemico, i fanti del 39° resistono
per circa tre giorni ai violenti contrattacchi cedendo solo nella notte del 23.
Nello svolgimento di queste azioni, il colonnello Campolieti viene gravemente ferito
e merita la sua seconda medaglia d'argento:
"Occupata col proprio reggimento, dopo accanita lotta, una trincea avversaria,
avendo appreso che la situazione della truppa di 1^ linea era pericolante per l'intenso
fuoco di fucileria e di mitragliatrici e per la mancanza di appoggi laterali,
intervenne personalmente e con il suo ascendente rinfrancò l'animo dei combattenti.
Ferito da pallottola di shrapnell, rimase per due ore al suo posto, e non lo abbandonò
che in seguito alle insistenze dei medici e degli altri ufficiali del reggimento,
e dopo aver dato informazioni e consegne a chi doveva succedergli nel comando.
(Castelnuovo, 21 - 22 ottobre 1915)"
In conseguenza delle gravi ferite riportate in battaglia, il colonnello Campolieti,
è sollevato dal comando delle truppe in linea e assegnato all'organizzazione di
Comandi Tappa.
Nel settembre del 1917 passa al Quartier Generale del XVIII Corpo d'Armata (IV Armata)
e vi presta servizio fino a quando, nei primi mesi del 1918, viene ricoverato
all'ospedale di guerra n. 72 a Montegaldella, in provincia di Vicenza, dove il 27
maggio si spegne all'età di 53 anni.
Il suo atto di morte riferisce che "... manca ai vivi alle ore sei antimeridiane
in seguito ad arteriosclerosi diffusa, insufficienza e stenosi aortica, emiplegia
destra da emorragia cerebrale ...".
A Termoli, la sua città natale, gli sono state dedicate una scuola e il nome di
una via nei pressi del Duomo.
Si ringraziano per la gentile collaborazione e le informazioni fornite:
Giovanni De Fanis - giornalista e cultore di storia termolese
e Massimo Servillo della testata www.primonumero.it
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