Teodosio De Martin Topranin nasce a Padola il 16 aprile del 1889 in un paesino ai confini
con l’Austria. A Padola non si parla tedesco, ma neppure l’italiano è molto usato.
La gente preferisce esprimersi in dialetto, o meglio, nella lingua ladina della
Val Comelico. Come molte altre famiglie del luogo, anche la sua porta il doppio
cognome per distinguersi dagli altri ceppi omonimi che abitano la valle. Il nome
invece, Teodosio, assomiglia a quello di suo padre Teodoro e in effetti ha lo stesso
significato: “Dono di Dio”. In paese però, a cominciare da sua madre, fin da bambino
tutti lo chiamano Parfètu, cioè “perfetto”. Per sua “mare”, Maria Regina
Ribul, quel figlio evidentemente non ha difetti! Strana e complessa la storia dei
suoi nomi, cognomi e soprannomi! Topranin sembra derivare dal nome germanico medievale
Ottoprando, e il cognome materno, Ribul, sembra risalire addirittura all’epoca romana.
Teodosio (Parfètu) non può che essere fiero delle proprie origini e altrettanto
orgoglioso delle tradizioni della sua terra. Frequenta con buon profitto le scuole
dell’obbligo, ma non tralascia per questo di dare una mano in famiglia, nel lavoro
dei campi e nel governo del bestiame. Ha appena compiuto vent’anni quando lo chiamano
a Belluno alla visita di leva da dove ritorna orgoglioso di essere stato assegnato al
Corpo degli Alpini; sarebbe stato disonorevole, per un cadorino come lui, dover fare
il soldato senza la penna sul cappello! Passano sette mesi e il 17 novembre del 1909
Parfètu è inquadrato nel battaglione Pieve di Cadore come alpino di prima categoria.
C’era da aspettarselo, visto che supera il metro e settanta, e di coscritti alti come
lui non ce ne sono in giro tanti altri! Durante la leva diventa caporale e dopo un
anno di ferma torna a casa con la dichiarazione di “aver tenuto buona condotta e
aver servito con fedeltà ed onore”.
Nel 1911 lo richiamano in servizio per un periodo di istruzione e al comando del
capitano Olivo Sala, parte per l’addestramento in roccia. Il Pelmo e il Civetta
diventano la palestra dove, assieme ad altri compagni come De Toni, Da Rin e il tenente
Galassi, Parfètu impara ad arrampicare. Il corso dura qualche mese e alla fine di
settembre Teodosio De Martin Topranin riceve l’attestato di Guida Alpina.
Nel maggio del 1915 Parfètu ritorna a indossare la divisa, ma le marce e l’addestramento
che si svolgono dalle parti di Santo Stefano, Candide, San Nicolò e Costalta, gli
danno l’impressione di fare il militare proprio sulla soglia di casa. Il battaglione
viene però, subito dopo, mandato a scavare trincee sul Monte Piana, giusto in faccia
agli austriaci, ed è lì che una domenica, il 23 maggio, alle prime ore del mattino,
giunge la notizia della mobilitazione generale: è la guerra!
Le quattro Compagnie del suo battaglione: la 67ª, la 68ª, la 75ª e la 96ª, sono subito
impegnate al fronte e Parfètu viene scelto per fare il portaordini per conto del
Comando. Il compito all’inizio gli sembra fin troppo facile, quasi avvilente per
un provetto alpinista come lui, ma ben presto si accorge a sue spese di quanto faticosa
e pericolosa sia quella mansione! Lui conosce il territorio a menadito, si sa orientare
benissimo su quelle montagne, ha imparato anche a leggere le carte e il fiato per
correre non gli manca, ma per schivare i colpi degli austriaci che fanno il tiro a
segno, non può far altro che affidarsi alla sua buona sorte! E così Parfètu corre:
da Misurina al Monte Piana, dal Tre Croci al Cristallo, da Val Rimbianco alla forcella
Passaporto, l’Oberbacher Pass, sotto la pioggia, in mezzo alla neve che diventa sempre
più alta, di giorno e di notte, immerso nella benedetta nebbia che lo nasconde alla
vista dei maledetti cecchini, salta da un sasso all’altro, si ripara per un momento
e poi via, ancora di corsa. Va da una Compagnia all’altra consegnando gli ordini di
battaglia e soffre quando incrocia i muli della Croce Rossa carichi di feriti, ma la
maggior pena la prova quando deve portare al Comando l’elenco dei compagni caduti.
Parfètu è stimato da tutti per la sua cordialità e bontà d’animo e quando gli capita
di scortare qualche prigioniero, anche allora si comporta in modo benevolo e cerca
perfino di consolarlo. Potrebbe capitare a lui stesso, un giorno o l’altro, di cadere
in mano agli austriaci e spera di essere ricambiato con altrettanta comprensione.
Passato in forza alla 96ª compagnia, il caporale De Martin partecipa ai combattimenti
sul Monte Piana per trasferirsi, nel maggio del 1916, in Val Costeana a presidiare
gli avamposti di forcella Fontana Negra e punta Marietta. La 96ª è stata aggregata
al battaglione Monte Antelao e con la 150ª, il 9 luglio parte all’assalto delle
postazioni austriache del Masarè dove gli Alpini catturano 190 prigionieri.
Nel luglio del 1917 tutto il battaglione viene inviato a Nimis, nei pressi di Udine,
e dopo un mese di addestramento raggiunge Doblar, sulle rive dell’Isonzo. Dal 18 al
26 agosto partecipa alla battaglia della Bainsizza e rientrato da quello scontro
cruento, dopo la rotta di Caporetto, raggiunge Pod Sabotino e quindi le trincee del
San Gabriele. Il Battaglione viene quindi inviato ad Ala di Verona da dove, il 3
ottobre, raggiunge Cima Salvata al Passo del Tonale per recarsi poi a Dosso Alto in
Val Lagarina. Nell’aprile del 1918 la 96ª Compagnia è al Monte Altissimo e ad ottobre
prende posizione sui Solaroli, alle pendici del Monte Grappa, dove partecipa alle
ultime, aspre battaglie che conducono alla vittoria finale.
Parfètu ritorna allora all’ombra del Popera e a Padola riprende la sua vita tra i
campi, i boschi e i pascoli, ricostruendo un po’ alla volta quello che la guerra ha
rovinato. Il 28 febbraio il Comandante della IV Armata gli concede la croce al
merito di guerra.
A cinquant’anni suonati non partecipa direttamente al secondo conflitto mondiale
ma contribuisce in più di un’occasione a difendere il suo paese dalle rappresaglie
dei tedeschi in ritirata, e continua a difenderlo anche in seguito da altre insidie
impegnandosi come volontario nel Corpo dei Vigili del Fuoco.
Circondato dall’affetto e dalla stima dei suoi compaesani, Teodosio De Martin Topranin
“Parfètu” si spegne serenamente il 5 febbraio del 1982, ormai vicino alla bella
età di 93 anni.
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