Figlio di Ricciotti Garibaldi (quarto e ultimo figlio di Giuseppe e Anita) e di
Constance Hopcraft, Giuseppe nasce nel quartiere South Yarra di Melbourne, in
Australia, il 29 luglio del 1879.
Peppino (così chiamato per distinguerlo dal suo famosissimo nonno) è il primo di
dieci fratelli.
Studia al collegio tecnico di Fermo ma a 18 anni lascia gli studi per mettersi a
fianco di suo padre nella lotta per la libertà dei popoli della Grecia che, assieme
a quelli della Bulgaria, della Serbia e del Montenegro, si sono ribellati all'Impero
Ottomano. Peppino ha già modo di distinguersi combattendo valorosamente a Domokos.
Nel 1898, dopo aver conseguito il diploma, parte per l'Argentina dove prende casa
a Buenos Aires.
Nel 1903 è in Sud Africa a combattere contro i Boeri a fianco dell'esercito britannico
(sua madre è una cittadina inglese!) e poi in Venezuela contro i sostenitori del
dittatore Cipriano Castro che, nonostante tutto, riuscirà nel suo intento di
insediarsi al potere.
Dopo alcune brevi esperienze lavorative in Romania e a Panama, Peppino Garibaldi
va in Messico per unirsi alla lotta contro il dittatore Porfirio Diaz.
Nel 1912 si affianca al padre e ad alcuni suoi fratelli tornando a combattere in Grecia.
Dal 1913 al 1914 risiede negli Stati Uniti.
Rientra quindi in Europa per partecipare alla Prima Guerra Mondiale.
Recatosi a Parigi, già nell'autunno del 1914 dà vita, assieme a cinque dei suoi
fratelli, alla Legione Garibaldina, un corpo di volontari italiani inquadrato
come "4° reggimento di marcia del 1° straniero". I cinquemila volontari
che lo compongono, dopo una sommaria istruzione militare, sono messi al comando
di Peppino Garibaldi al quale il governo francese ha nel frattempo attribuito il
grado di tenente colonnello. Tra i suoi fratelli: Ricciotti assume il grado di
capitano, Sante è tenente, Bruno ed Ezio sono inquadrati come sottotenenti e
Costante è "ajudant chef" (maresciallo).
A dicembre il contingente garibaldino viene inviato nelle Argonne dove si impegna
valorosamente in ripetuti attacchi, alcuni dei quali anche all'arma bianca, che
gli costano molte perdite. Il 26 dicembre, durante un assalto nei pressi di Bolante,
sotto il fuoco delle mitragliatrici, perde la vita Bruno, uno dei fratelli Garibaldi.
Nove giorni dopo, a Four de Paris, cade anche Costante, un altro fratello.
L'8 gennaio i garibaldini accorrono per riconquistare una posizione nei pressi
di "la Maison Forestrièr" appena persa dalle truppe francesi. Attaccando un
contingente dieci volte più numeroso, i volontari italiani riescono a riconquistare
le posizioni respingendo il nemico per più di un chilometro oltre le sue linee.
Per quell'impresa, a Peppino Garibaldi viene attribuita la Legion d'onore. Decimata
dai numerosi combattimenti (circa 300 morti, 400 feriti e molti altri colpiti da
malattia), il 6 marzo del 1915 la Legione Garibaldina viene sciolta.
All'entrata in guerra dell'Italia, Peppino Garibaldi si arruola nella brigata
"Alpi" (51° e 52° regg. fanteria), erede dei "Cacciatori delle Alpi" istituiti
dal suo celebre avo.
Il settimanale "L'Unione liberale" del 25 giugno 1915 riferisce che Peppino Garibaldi
incoraggiò gli abitanti di Perugia a prendere l'iniziativa di far avere ai soldati
della brigata Alpi "...un dono, un pensiero anche tenue, d'un solo sigaro, d'un
semplice fiore, non potendosi mai immaginare quanto gradito e commovente all'anima
del soldato combattente potesse giungere quel ricordo degli amici e dei parenti lontani."
Alla testa del III battaglione del 52° reggimento Peppino si mette da subito in
evidenza per il suo coraggio e le particolari capacità di comando.
Nel settore della IV armata, tra l'agosto e il novembre del 1915, partecipa agli
attacchi contro il Col di Lana e la copertina de "La Domenica del Corriere" del
21/11/1915 lo ritrae mentre pianta la bandiera italiana sulla vetta.
Nel luglio del 1916 Garibaldi è comandante del sottosettore della Valle di San
Pellegrino dove può disporre anche di due compagnie del 216° e quattro del 215°
reggimento di fanteria (brigata Tevere). Concorre, con le forze al suo comando,
ai combattimenti contro le posizioni di Cima Bocche e partecipa alle azioni di
sfondamento verso la Val di Fiemme che porteranno all'occupazione del Cauriòl e
del Colbricòn.
Con la brigata Alpi, agli inizi di ottobre, conduce le operazioni contro Col Ombert
(q. 2670) a sud ovest della Marmolada e a quelle sul Sasso di Mezzodì.
Nominato l'8 agosto del 1917 comandante della brigata Alpi, nel mese di settembre
concorre alla conquista di Dente del Sief e in ottobre, dopo la rotta di Caporetto,
è ingaggiato contro l'avanzata austriaca in Val Cordevole.
Giunta sul fronte del Piave la brigata viene impegnata al ponte di Vidòr e quindi
nei combattimenti sul monte Tomba.
Alla metà di aprile del 1918 i comandi supremi decidono di inviare sul fronte
francese il II Corpo d'Armata, composto dalla 3ª e dall'8ª divisione, al comando
del generale Alberico Albricci.
In considerazione delle sue precedenti esperienze su quel fronte, anche Peppino
Garibaldi, alla testa della brigata Alpi, che viene inquadrata nell'8ª divisione,
è aggregato al corpo di spedizione composto complessivamente da circa 40.000 uomini.
Al fianco della brigata "Brescia", la "Alpi" viene impiegata nel tratto compreso
tra il fiume e la montagna di Bligny, tra Soissons e Reims.
Finita la guerra Peppino Garibaldi è nominato generale ma, finite le ostilità,
preferisce tenersi in disparte dalle vicende politiche italiane vivendo soprattutto
all'estero. Intraprende quindi alcune attività commerciali tra Stati Uniti e Londra,
senza però riscuotere grandi successi. Entrato in politica nel 1922, schieratosi
contro il regime fascista, all'ascesa di Mussolini ritorna a New York dove si sposa
con l'americana Maddalyn Nichols conducendo poi una vita alquanto riservata.
Nel 1940 torna in Italia, giusto in tempo per rivedere l'anziana madre che morirà
l'anno successivo. Dopo l'8 settembre, Peppino Garibaldi viene arrestato dai tedeschi
e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Dopo la liberazione rimane a Roma in compagnia
di sua moglie trascorrendo con austerità l'età senile.
Muore il 19 maggio del 1950 all'età di 71 anni.
|