I soldati Italiani
Joseph Gaspard
(Archivio Franco Licini)

Nasce a Valtournanche il 12 febbraio 1881 dove muore il 4 aprile 1974 alla bella età di 93 anni.

Nel 1906 era già iscritto al Consorzio Guide delle Alpi Occidentali. Nel 1908 compì la prima ascensione della Grivola e due anni dopo partecipò alla spedizione di Mario Piacenza al Caucaso. A 34 anni Gaspard aveva già all'attivo una nuova via al caucasico Dych-Tau, il Kasbek, la prima cresta di Furggen al Cervino, il Bianco invernale, la prima assoluta dell'himalayano Kun, a 7095 metri d'altezza, e l'esplorazione del massiccio del Kanchenjunga.
Nel 1916, con cinque figli a carico, Gaspard si trovava, arruolato come territoriale, al deposito del 4° reggimento alpini. Venne chiamato dal sottotenente Ugo di Vallepiana, giovane alpinista accademico che ben lo conosceva, per affiancarlo in un'impresa che gli era stata affidata dal comandante, colonnello Tarditi, sulla Tofana di Rozes. Dovevano aprire una via lungo il vertiginoso canalone che sovrastava il cosiddetto "Posto di Corrispondenza".
Accettata l'impresa, in cinque giorni i due alpini rocciatori arrivarono quasi al termine del lungo canalone, piantando chiodi e fissando corde man mano che avanzavano. Dopo aver fissato un grosso chiodo e fissata la corda, tentando un passaggio spericolato, a Gaspard scivolò il piede. Si aggrappò alla coda doppia ma disgraziatamente riuscì ad afferrare solo uno dei due capi e così scivolò in baso andando fortunatamente a cadere - dopo venti metri - su di un blocco di neve che lo fermò senza troppi danni. Il giorno dopo una scheggia di granata lo ferì alla mano e più tardi venne colpito alla testa da una pietra, ma Gaspard non pensò neppure per un momento di abbandonare la partita. Quel camino sulla Tofana - denominato in seguito Camino Vallepiana - venne così aperto fino a quota 2900 - Quota Gaspard - e attrezzato con 300 metri di scalette e altrettanti di corde fisse. Alla sua sommità venne organizzato, con una mitragliatrice e un lanciabombe, un centro di fuoco che dominava, a circa 600 metri in linea d'aria, le posizioni del Castelletto e di Val Travenanzes.

Per quell'impresa a Gaspard e a Vallepiana venne concessa la medaglia d'argento al valor militare.
I due alpini rocciatori vennero poi impiegati, sempre assieme, in varie ricognizioni e combattimenti. Durante una di queste azioni si scontrarono con una pattuglia austriaca e Gaspard rimase ferito da una pallottola di striscio al braccio destro. La ferita non sanguinò molto e lui se ne stette zitto e continuò la ricognizione. Durante una notte di bufera, i due compagni erano di pattuglia sulla parete nord della Tofana. Il maltempo e il turbinare della grandine li costrinsero a rifugiarsi in un piccolo ricovero abbandonato. Un fulmine si abbatté sul loro riparo andando a colpire in pieno Gaspard. Vallepiana lo soccorse praticandogli per due ore la respirazione artificiale riuscendo infine a farlo rinvenire. Le prime parole di Gaspard furono:"Oh, ma pauvre femme … mes pauvres enfants!". Chiamati da Vallepiana salirono alcuni volontari che misero Gaspard in un sacco a pelo e lo calarono giù di peso: poteva muovere solo il braccio sinistro e le sue carni puzzavano di zolfo. Per sei mesi Gaspard non riuscì a muoversi, ma le cure praticate prima all'ospedale di Belluno e poi in quello di Ivrea e di Torino, in 17 mesi riuscirono a rimetterlo in piedi. Zoppicante e semi paralizzato Gaspard tornò finalmente a casa. Così malridotto, purtroppo non poté più continuare la sua luminosa carriera di guida alpina. Dovette adattarsi ad altri lavori più umili, prima alla Soie di Chatillon e poi alla Centrale di Maen in Valtournanche, senza mai ostentare le sue gloriose imprese, senza mai chiedere nulla a nessuno, senza lasciarsi abbattere: da autentico patriarca della montagna.