I Protagonisti
Ettore Martini
(Archivio Franco Licini)

Nasce a Macerata Feltria (PU) il 26 settembre 1869 e muore a Castellina in Chianti (SI) il 25 agosto del 1940.

Nel luglio del 1889, all'età di vent'anni, si arruola volontario e viene assegnato all'11° reggimento fanteria. Frequenta quindi la Scuola di Guerra a Verona. Tra il 1900 e il 1910 assume incarichi particolari e riservati in Trentino dove, per conto dell'Esercito italiano, raccoglie informazioni sulle attività degli Austriaci che stanno preparandosi alla guerra contro l'Italia. Nel frattempo, nel 1901 sposa Virginia Purghi con la quale ha due figli. Disgraziatamente Virginia muore a soli 31 anni nel 1907; la loro primogenita era già morta all'età di un anno e il secondo figlio, Luigi, verrà a mancare nel 1936 a soli 32 anni d'età.
Martini parte volontario per la guerra di Libia come capitano del 7° alpini al comando della 67ª compagnia del battaglione "Pieve di Cadore". Partecipa a molte operazioni agli ordini del generale Antonio Cantore che lo propone per una medaglia di bronzo e una d'argento per i combattimenti sostenuti rispettivamente a Sid Omar e El Karruba.
Al rientro in Patria assume il comando della 64ª compagnia del battaglione "Feltre" venendo promosso al grado di maggiore. Durante un'operazione sul Monte Pavione subisce l'amputazione di un dito del piede congelato.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale assume il comando del battaglione "Val Chisone" ma essendo in convalescenza prende servizio solo nell'agosto del 1915. Con il "Val Chisone" è artefice della conquista della cengia, sul piccolo Lagazuoi, che prenderà successivamente il suo nome. Quella postazione avanzata, sul fondo della Val Costeana, risulterà una vera spina sul fianco degli Austriaci che la batteranno di continuo dall'alto, dal basso, di fianco e addirittura dall'interno della montagna stessa con poderose mine che non varranno però alla sua conquista da parte degli attaccanti. Attorno alla "Cengia Martini" la lotta infurierà per tre anni e solo la ritirata italiana del novembre 1917 (dopo la "rotta di Caporetto") porrà termine alla contesa. Per le azioni sul Piccolo Lagazuoi Martini si merita una medaglia di bronzo, una d'argento, una croce al merito e la croce di cavaliere della Corona d'Italia.
Il 28 giugno Martini cede il comando del "Val Chisone" al maggiore Baratono col quale, nel mese di luglio del 1917, il battaglione si trasferisce sul fronte dell'Isonzo dove partecipa all'XI battaglia, quella della Bainsizza. Promosso al grado di tenente colonnello Martini assume invece la direzione di vari Comandi Tappa e mantiene tali incarichi fino alla fine del conflitto.

Il 31 luglio del 1919 si congeda andando ad abitare a Siena ove diventa presidente dell'Associazione Reduci d'Africa e più tardi è uno tra i fondatori del locale Fascio di Combattimento.
Nel 1932 viene promosso al grado di Generale di Brigata nella riserva. Nominato grand'ufficiale, con le sue memorie sulla Prima Guerra Mondiale, acquista fama anche come scrittore. Come storico produce inoltre alcuni testi sulla penetrazione romana in Alto Adige e sulle campagne di Annibale. Morto dopo una lunga malattia il 25 agosto del 1940, Ettore Martini riposa nel cimitero di Siena.